LE SIGARAIE

Le pioniere del lavoro femminile - Intorno alla figura delle sigaraie si affastellano una serie di leggende, ricordi, racconti, tutti incentrati sul fascino di questo mestiere, il solo a cui dobbiamo il nostro sigaro TOSCANO®. Le sigaraie furono tra le prime donne ad entrare a pieno titolo, ovvero con gli stessi diritti (pur con qualche eccezione) degli uomini, nel mondo del lavoro. Proprio nelle Manifatture Tabacchi, infatti, si registrò l'incremento più alto della manodopera femminile, a cui furono demandate tutte le fasi di lavorazione dei sigari. A metà dell'800 le donne erano appena una ventina. Dopo l'Unità d'Italia, il numero crebbe in modo esponenziale. All'inizio del secolo scorso, le impiegate nelle Manifatture di Tabacchi in tutta Italia costituivano la presenza femminile più rilevante nel mondo delle fabbriche, con circa 12.000 unità, che alla vigila della prima guerra mondiale passarono a 16.000.

Scattata nel 1955, questa foto testimonia il lavoro delle sigaraie nella Manifattura.
Queste lavoratrici erano un esempio di emancipazione e di indipendenza.

Le prime importanti conquiste - Dai documenti dell'epoca si evince che l'età per l'inserimento in fabbrica era compresa tra i 14 e i 20 anni. Il clima turbolento, con i continui soprusi da parte dei colleghi maschi, i severi controlli in entrata e in uscita (dove veniva controllato scrupolosamente che nulla fosse portato via), per non dire dei continui monitoraggi sul loro operato, portarono le sigaraie a ribellarsi più volte, chiedendo e conquistando sempre maggiori diritti. Storica fu la ribellione del 1912/13, a Lucca, quando le cottimanti denunciarono la bassa qualità dei materiali a isposizione, che rendevano più inefficace il loro lavoro, non permettendo loro di arrivare alla quota giornaliera di sigari. Questa combattività disegnò nella memoria una figura di sigaraia coraggiosa e ribelle, ben lontana dall'immagine di donna remissiva. E in questo c'era e c'è il suo fascino. Le donne impiegate nelle Manifatture, seppur dopo aspre lotte sindacali, ebbero per prime gli asili nido nei luoghi di lavoro, una conquista che le distinse dalle altre lavoratrici. Nel 1908 si contavano già tre asili (Roma, Torino, Chiaravalle), a cui si aggiunse presto quello di Cava dei Tirreni.

Il duro lavoro - La vita dell’epoca imponeva molti sacrifici: gli orari di lavoro variavano dalle 7 alle 14 ore effettive, a seconda della stagione e quindi della durata delle giornate. Inoltre era diffuso il lavoro minorile, come attestano dei documenti che riportano l'assunzione di bambine di 9 e 10 anni. Tutte le sigaraie avevano in consegna quantitativi di tabacco limitato al numero di sigari che avevano l'obbligo di confezionare giornalmente. In totale, venivano preparati da ciascuna lavoratrice circa 1200 sigari al giorno; 3 sigari al minuto! Chi non reggeva questo ritmo, veniva licenziata. Per questo, le sigaraie svilupparono una sorta di accordo di mutualità che copriva, in caso di inadempienza, le compagne: accantonare piccoli quantitativi di tabacco oppure nascondere sigari già pronti erano i due sistemi più diffusi che permettevano di coprire il livello minimo di produzione giornaliere. E visto che le sigaraie erano pagate a cottimo, era vitale che questo accadesse. Alla fine di una faticosa giornata di lavoro, le impiegate delle Manifatture venivano perquisite, in file ordinate, al fine di impedire il furto di tabacco, da rivendere al mercato nero, o di altro materiale. Insomma, la vita non era delle più facili. Ma nonostante questo il mestiere delle sigaraie era visto con invidia ed era ambito perché dava un reddito sicuro e una certa indipendenza economica.

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