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    <title>Fincato Blog</title>
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      <title>MELVILLE, LA PIPA, MOBY DICK, PAVESE</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/moby dick e la pipa</link>
      <description>MOBY DICK E LA PIPA</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
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  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/Herman_Melville_1.jpg"/&gt;&#xD;
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  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In quel sublime mare magnum che è Moby Dick trova posto anche la pipa. La cosa in sé e per sé non sorprende molto. I personaggi di Moby Dick, si sa, sono marinai, gente abituata ad essere amica della pipa.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ciò che colpisce, invece, è la maniera del tutto originale in cui Melville tratta l’oggetto in questione. Della pipa si sono occupati, e bene, poeti come Baudelaire, Corbière, Mallarmé. Melville ha fatto di meglio. Egli non parla della pipa ma, soffermandosi su alcuni personaggi che la fumano ne fa una vera e propria protagonista.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In ordine di apparizione, il primo fumatore di pipa che si incontra in Moby Dick è Quiqueg, gigantesco ramponiere oceanico, cacciatore e venditore di teste, super tatuato, precedenti cannibaleschi, compagno di stanza nonché di letto di Ismaele. Entrambi si trovano a New Bedford per ottenere l’ingaggio su qualche baleniera. L’incontro tra i due, destinati comunque a diventare amici per la pelle, non è dei più entusiasmanti. Ismaele è spaventato dal compagno di stanza non solo per il suo aspetto fisico, quanto per una serie di funzioni che Quiqueg compie prima di coricarsi.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ed ecco comparire la pipa. E che pipa. Il selvaggio ad un certo punto solleva un’accetta da tavolo, ne esamina la testa “e poi, accostandola alla fiamma, con la bocca sul manico”, comincia a tirarne “grandi nuvole di tabacco”. Armato – è proprio il caso di dire – della pipa, Quiqueg salta nel letto e Ismaele, terrorizzato, strilla.. Accorre allora il bonario proprietario della locanda e il giovane: - “ Padrone, ditegli di lasciar stare quella sua accetta o pipa, o comunque la chiami; ditegli insomma di smettere di fumare. Non mi piace avere nel letto uno che fuma. E’ pericoloso. E poi non sono assicurato… “-. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ben presto però la terribile pipa-accetta si trasforma in una sorta di calumet della pace. “Presto proposi una fumata in società ed egli, estraendo la borsa e l’accetta, mi offrì pacatamente una boccata. E allora sedemmo scambiando boccate di quella sua fierissima pipa e continuando regolarmente a passarcela… Se anche era rimasto nel petto del pagano qualche ghiaccio d’indifferenza al mio riguardo, questa fumata piacevole e congeniale lo disciolse senz’altro e ci lasciò amiconi”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Stubb, secondo ufficiale del Pequod, la baleniera comandata da Achab, è un altro amico della pipa. “La cosa che forse tra l’altro faceva di Stubb un uomo così facile e senza paure, che così allegramente se ne faticava sotto il peso dell’esistenza in un mondo pieno di merciaiuoli cupi, tutti curvati a terra dai fardelli, la cosa che lo aiutava a portare in giro quel suo buon umore quasi empio, doveva essere la sua pipa. Poiché, come il naso, la sua corta pipetta nera era una delle fattezze abituali del suo volto. Vi sareste quasi aspettato che lui scendesse dalla cuccetta senza naso piuttosto che senza pipa. Teneva là un’intera fila di pipe cariche, infilate in una rastrelliera, a stretta portata di mano, e ogni volta che andava a letto le fumava tutte successivamente, accendendole l’una dall’altra fino alla fine, e poi ricaricandole perché fossero di nuovo pronte. Poiché Stubb, quando si vestiva, invece di cacciare prima di tutto le gambe nei calzoni, si cacciava in bocca la pipa”. “… E come al tempo del colera certuni vanno in giro con un fazzoletto canforato sulla bocca, così, allo stesso modo, contro tutte le tribolazioni mortali, il fumo di tabacco di Stubb poteva aver operato come una sorta di disinfettante”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E Stubb non rinuncia alla pipa neppure quando, in equilibrio precario sulla lancia, è impegnato nella caccia alla balena. C’è un capitolo di Moby Dick, il sessantunesimo, in cui Melville, con una tecnica narrativa che sembra anticipare momenti di grande cinema, opera una specie di montaggio parallelo tra le nervose boccate di fumo della pipa di Stubb e gli sbuffi, sempre più affannosi, che fuoriescono dallo sfiatatoio di una balena braccata.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ed ecco il ‘LA’: “Ma così pigramente fluttuando nel trogolo del mare e ogni tanto sfiatando tranquilla il suo spruzzo di vapori, la balena somigliava a un solenne borghese che si fumi la pipa in un pomeriggio caldo”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E subito dopo: “Laggiù coda! – fu il grido – e subito Stubb tirò fuori un fiammifero e accese la pipa, poiché s’apriva un momento di tregua”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ma la tregua dura poco. Ha inizio la caccia… “Abbandonammo le pagaie e mettemmo rumorosamente in azione i remi. E sempre tirando alla pipa, Stubb incuorava con grida l’equipaggio all’assalto”. Intanto, l’imbarcazione s’avvicina rapidamente al gigante del mare… “… Stubb, conservando il suo posto di testa, incoraggiava sempre i suoi all’assalto, soffiando boccate di fumo”. Il rampone vola, la balena è colpita. Ora la caccia entra nel suo momento più drammatico… “ Il fiotto rosso grondava ora dai fianchi della balena, come ruscelli giù da un colle”…”E per tutto il tempo, gettito su gettito di fumo bianco veniva cacciato agonizzante dallo sfiatatoio, e sbuffo su sbuffo furiosamente dalla bocca dell’uomo di testa”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Affiancata dall’imbarcazione, la balena viene raggiunta dalla lancia aguzza manovrata con mano esperta da Stubb. Davvero ora la caccia è finita… “E’ morta , signor Stubb” - disse Deggu - . “ Sì, tutte e due le pipe sono spente! E traendo la sua di bocca, Stubb sparse le ceneri morte sul mare…”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La pipa la fuma anche Achab, il capitano del Pequod, l’uomo dalla gamba d’avorio, “alto che sembra un airone”, il demoniaco, la personificazione della “pazzia impazzita”, il monomaniaco, il nemico giurato della Balena Bianca, colui che è “solo tra i milioni che popolano la terra”, colui “che non ha per vicini né gli dei né gli uomini”, il “luogotenente dei Fati”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            Difficili i rapporti di Achab col mondo che lo circonda, compresa la modesta pipa. “Achab… come da un pezzo era solito, chiamato un marinaio della guardia lo mandò sotto coperta a prendergli lo sgabello d’avorio e insieme la pipa. Accendendo la pipa alla lampada della chiesuola e disponendo lo sgabello a sopravvento sul ponte, si sedette a fumare… Alcuni istanti passarono, nei quali il denso vapore gli uscì di bocca in soffi rapidi e continui, che gli ritornavano col vento sulla faccia. - Ebbene – disse tra sé alla fine, ritirando la cannuccia – questo fumare non mi calma più. Pipa mia, devo stare ben male, se il tuo incanto è scomparso! Sono stato qui faticando inconsciamente, non divertendomi: sì, e fumando tutto il tempo contro vento, da ignorante, contro vento e con sbuffi tanto nervosi, come se, al modo della balena morente, le mie ultime sfiatate fossero le più forti e le più dolorose. Che cosa ho di comune con questa pipa? Questa che è fatta per la serenità, per mandare in alto dolci vapori bianchi tra dolci capelli bianchi, non tra laceri ciuffi grigio ferro come i miei? Non fumerò più… - E gettò dentro il mare la pipa ancora accesa. La brace sibilò tra le onde, e nell’attimo stesso la nave scivolò via dalla bolla che la pipa fece affondando.”
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L’ultima volta che si accenna alla pipa in Moby Dick è nel capitolo novantanovesimo. Flask, terzo ufficiale del Pequod, un sempliciotto per il quale una balena è una specie di topo d’acqua ingigantito, facendo un po’ di calcoli sul valore del doblone d’oro fatto inchiodare da Achab sull’albero di maestra e destinato a chi scorgerà per primo la Balena Bianca, arriva alla conclusione che il doblone “vale sedici dollari, è vero, e a due cent il sigaro, sono novecento e sessanta sigari. Non mi piace fumare pipe sporche, come fa Stubb, ma sigari sì…”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nei restanti trentasei capitoli (epilogo compreso) la pipa in Moby Dick sparisce. La ragione è abbastanza semplice: la pipa difficilmente armonizza con il dramma.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           P.S. Di Moby Dick esistono ormai in Italia parecchie belle traduzioni. Ancora una volta però s’è fatto ricorso a quella “classica” di Cesare Pavese. Per due ordini di motivi. Innanzitutto per un senso di gratitudine verso uno scrittore che, a suo tempo, ci ha permesso di scoprire un così grande libro. E poi per una sorta di coerenza: Pavese, al pari di Achab, Stubb, Quiqueg e quasi sicuramente dello stesso Melville, fumava la pipa!
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Smoking numero 4 anno diciannovesimo, 1993. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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    </item>
    <item>
      <title>LATAKIA</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/latakia</link>
      <description>SUL TABACCO</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
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    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/tabacco-latakia.jpg"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
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  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           LATAKIA
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Lo si trova scritto anche Lattakia, Lataguie, Ladhikivé. E’ un tabacco orientale a piccole foglie, originariamente prodotto in Siria, ma ora, in misura quasi esclusiva, a Cipro. Il nome deriva dalla zona d’origine. La pianta a maturazione è raccolta a fusto intero ed essiccata al sole, quindi affumicata sopra fuochi di legno verde. Il fumo abbondante dà al tabacco uno specifico aroma speziato senza sottoporlo a una vera fermentazione. Gusto e aroma dipendono dal tipo di legno usato. Una volta, in Siria, l’operazione era fatta all’aperto, con molta lentezza, impiegando alberi tagliati, arbusti, mirto, erbe aromatiche. Questo disboscamento preoccupava il governo siriano che nel 1960 proibì la produzione del Latakia, successivamente ripresa con varie restrizioni e nuovi sistemi di affumicamento in capannoni.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Sulla nascita del Latakia c’è una leggenda. Si racconta che verso il 1860 dei mercanti che viaggiavano in Siria ebbero occasione di assaggiare un tabacco dal gusto tutto particolare. I contadini interpellati spiegarono che si trattava semplicemente di foglie invendute. Le riportavano a casa dal mercato e, per evitare che si sciupassero, appendevano i fusti al soffitto della capanna in cui vivevano e cucinavano: un focolare al centro del quale bruciavano sterpi e anche sterco di cammello seccato (pare che sia un ottimo combustibile). Il tabacco appeso si impregnava così di fumo e di odori, diventava nero e unto. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Oggi il Latakia è sempre nero, ma assai meno”grasso”. Quello di Cipro poi è botanicamente diverso e curato con altri sistemi: gli si attribuisce minore “pregnanza”. Tipico tabacco-condimento, i sacri testi dei maestri miscelatori inglesi stabilivano che la giusta percentuale di Latakia in una mixture classica fosse di un 5% e comunque non dovesse mai superare il 15. Oggi queste percentuali sono spesso e notevolmente superate. Resta valido, comunque, il fatto che il Latakia non si può fumare da solo, anche se c’è chi lo fa affrontando l’inevitabile stordimento che provoca. E’ il caso di chiarire che, siccome è nero, passa per forte ma non lo è. E’ un aromatico naturale di intenso flavour , come dicono gli inglesi. In giusta proporzione lega molto bene con i Virginia e gli Orientali (che del resto sono, appunto con il condimento del Latakia, i componenti delle mixtures) di cui esalta l’aroma conferendo alla miscela il tipico sentore speziato e incensato. E’ un tabacco relativamente costoso che offre a vista, olfatto e gusto un che di pieno e ricco. Una volta usato anche per alcune sigarette, oggi lo si impiega soltanto nelle miscele per pipa.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Smoking numero 2 anno diciassettesimo, 1991.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Fri, 29 Sep 2023 09:48:03 GMT</pubDate>
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    </item>
    <item>
      <title>Pseudostoria della pipa</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/pseudostoria-della-pipa</link>
      <description>Sulla pipa</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/20210410_105306.jpg" alt="Una pipa marrone con tappo bianco e bocchino nero"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           PSEUDOSTORIA DELLA PIPA
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La nascita della pipa si perde nella notte dei tempi. Non se ne conosce la data esatta, ma antichissimi reperti archeologici confermano una lunghissima tradizione per questo arnese da fumo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Si narra che il primo fumatore di pipa fu Caino che, contrariamente a quanto si crede, uccise il fratello Abele perché incallito fumatore di sigarette.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Tra gli adepti della pipa c’è da annoverare anche Nerone che, sbadatamente però, al posto del tabacco diede fuoco a Roma.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Anche il famoso navigatore Cristoforo Colombo ebbe un ruolo importante nella diffusione della pipa: infatti nel 1492 si recò nelle Americhe non per scoprirle, ma per importare le famose pipe di schiuma.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Le pipe vengono create di materiali sempre più evoluti: si passa così dalla terracotta alla porcellana, dal bronzo al rame, fino ad arrivare all’attuale radica.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La leggenda vuole che a scoprire l’erica arborea furono dei “Tombaroli” di Tuscania, antico feudo etrusco, che durante i loro furtivi scavi notturni portarono alla luce dei ciocchi di radica. E da Tombaroli si trasformarono in “Cioccaioli”, sempre con scarsi risultati economici. E’ da qui che nacque il detto “il nostro lavoro è andato in fumo”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Sorsero così le prime aziende italiane del settore; ne citiamo alcune. La ditta Rossi, che venne perseguitata dai gerarchi dell’epoca perché pretendevano tramutarle il nome in Neri.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Altro pioniere fu Savinelli che, da voci di corridoio, inizialmente reclamizzò il suo prodotto con lo slogan “Le pipe Savinelli allontanano gli spinelli”. Aveva previsto la realtà di oggi.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Poi, come dimenticare Carlo Scotti che coniò il nome delle sue pipe da una famosa filastrocca per bambini: “Oh che bella Castello marcondirondirondello…”!
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Siamo giunti agli anni duemila! Come sarà la pipa del futuro? Se, come sembra, non ci sarà più quasi nessuno disposto ad estrarre i ciocchi di radica, non ci rimarrà che sperare nella genetica: creare le pipe in provetta!
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Smoking numero 3 anno quindicesimo, 1989.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Wed, 30 Aug 2023 10:20:49 GMT</pubDate>
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      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Dunhill</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/my-posta34ec3f5</link>
      <description>Sulla pipa</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/image_50383105-2388dbaa.JPG" alt="Un tubo di rame che riporta la scritta &amp;quot;White Spot Dunhill's Drx&amp;quot;"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ALFRED DUNHILL LTD: LA LEGGENDA DEL SANTO FUMATORE
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ﻿
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La storia dell’importazione della Dunhill in Italia ha origine appena dopo il 1920, quando il grande Alfred Dunhill decise di farsi le pipe in proprio. Per dieci anni le aveva comprate in Francia ma, visti i successi, grazie alla sua eccezionale intuizione, e per arrivare a finire un prodotto che sempre più incontrava il gusto del cittadino inglese, decise di mettere il laboratorio proprio a Londra, al 135-143 di Hight Street. I francesi gli avevano ormai insegnato tutto. Ora era lui che avrebbe continuato in quella che diventerà la migliore tradizione piparia del mondo industrializzato. Il primo documento che conferma l’importazione della pipa nel nostro Paese risale al 1928: si tratta di un prezioso catalogo dal titolo Le fin fumeur – traitant de l’Art et du Plaisir de Fumer l’Herbe Divine de Nicot – Paris 1928. E’ lo stesso Alfred Dunhill che lo firma, con tanto di frontespizio, dove appare ancora l’antico araldo con le tre piume, e la dicitura “Fornisseur de Son Altesse Royale Le Prince de Galles qui me fait l’honneur de ne se servir que de mes Pipes”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Si tratta di un catalogo di 128 pagine finemente illustrato e che contiene tutti i nomi degli importatori Dunhill nel mondo. I prezzi dell’oggettistica pipe comprese, il sistema di pagamento e le tasse per l’esportazione. A prima vista, si ha subito l’idea della potenza commerciale che la Dunhill ha già raggiunto. Infatti, oltre alle sedi storiche di Duke Street di Londra e quella di Parigi in Reu de la Paix, sono elencati i Colonial &amp;amp; Foreign Agents, che in ordine alfabetico spaziano da Aden al Venezuela passando per la terza e importantissima filiale di New York al 512 della Fifth Avenue.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Di rilievo per noi è che Alfred indichi con bella evidenza, proprio nel frontespizio, il suo rappresentante in Italia; è chiaro che a lui fosse dedicata l’edizione, oppure che volesse mettere in evidenza il signor L. Magnani di Via S. Vitale 4, a Parma. Questo Magnani, forse Luigi, lo abbiamo individuato come membro di una nota famiglia emiliana dell’alta borghesia, che diede i natali a noti professionisti, in particolare medici e farmacisti. Ignoriamo solo l’origine di questa amicizia, che sicuramente andava oltre il rapporto di lavoro. Infatti non è certo la Parma degli anni Venti a poter interessare un mercato di tale livello. In seguito, tra i foreign agents leggiamo che per l’Italia sono rappresentate ben tre città: Roma (Raffaele Lucente), Firenze (G. Comparini) e Genova (M. Vaccari). Dunque ben tre importatori, mentre gli altri stati europei ne hanno uno solo e non sono rappresentati.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il secondo documento prebellico è del 1° Settembre 1936: si tratta dell’”Export Catalogue and Price List” che appare nell’elegante e consueta edizione. Questa volta, a fianco del marchio Alfred Dunhill, si inserisce Toronto con New York e Paris. Cambia anche la sede dell’Ufficio Esportazione di Londra che nel 1928 era al 27 di Throgmorton St., mentre ora è al 141 di Notting Hill Gate. A quell’epoca Alfred non era più alla guida della società, diretta dal fratello; aveva lasciato tutto per andare a vivere con Vera, la sua seconda moglie, dalla quale ebbe due figli e per trent’anni non volle più interessarsi di affari di pipe.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Per quanto riguarda i fatti italiani, un giovane studente di liceo ricorda di aver visto le prime Dunhill da un certo Petterling a Santa Margherita Ligure alla fine degli anni Venti: questi era un venditore di oggetti di rara fattura, importazioni dall’Estremo Oriente, roba fine che all’epoca, come del resto anche oggi, andava molto di moda. Sempre sul filo dei ricordi, ci è giunta notizia che a Trieste, sede di un altro porto commerciale, un certo Zandegiacomo importasse pipe Dunhill. A Roma era invece un certo Serra, venditore di arredamenti di gran lusso, che negli anni Venti e Trenta teneva le pipe di Alfred. Una testimonianza diretta è quella di Aldo Carmignani che ricorda l’incontro con Dunhill in persona nel 1929, forse il 1930. Del cordiale e lungo colloquio nel bel negozio, unico allora, di fronte a palazzo Chigi, Carmignani ricorda solo che non se ne fece nulla, perché ritenne quelle pipe troppo care per il nostro mercato. Carmignani fu però il primo, subito nel 1953, a richiedere le Dunhill da Londra: era finita un’epoca e se ne stava per aprire un’altra: Questa volta era l’industria della pace a dare il vero e aspettato benessere.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Le vicissitudini del dopoguerra sono più univoche. Infatti, superati i vari embarghi imposti dalle truppe di occupazione, la Dunhill si riaffacciò sul mercato italiano intorno al 1955. In quegli anni era un certo “ comandante Tavanti” che se ne occupava per conto della Sirpea. A lui successe Belletti di S. Giuliano Milanese che ebbe l’esclusiva Dunhill per la Sirpea fino al 1973 circa, quando subentrò la Tobaco (acronimo di Tomasini, Barontini, Cologni) poi diventata LMC (Les Must de Cartier).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Smoking numero 3 anno sedicesimo, 1990.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Fri, 11 Aug 2023 08:54:57 GMT</pubDate>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Dicerie</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/dicerie</link>
      <description>Sulla pipa..</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
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          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/20230408_181120.jpg" alt="Una pipa marrone con un bocchino nero su uno sfondo bianco"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           … E SE TI DICESSI CHE NON E’ VERO?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il mondo della pipa ruota intorno a mille aneddoti, curiosità, dicerie ed altro. Partendo da questo presupposto, sfatiamo alcuni luoghi comuni che sembrano ormai radicati in noi fumatori. Si parte!
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Non è assolutamente vero che la pipa non va sbattuta per svuotarla dei residui di tabacco rimasti nel fornello a fine fumata, anzi più viene a contatto con corpi duri e più verificheremo la compattezza della radica. Quindi invito tutti i veri fumatori a colpire con energia e senza timore, la propria pipa contro marmo, ferro, acciaio e tutto ciò che c’è di più contundente intorno a voi.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Passiamo al secondo tabù da sfatare! Non è assolutamente vero che la pipa va fumata lentamente e a piccole boccate. Infatti, più energiche e ravvicinate saranno le “aspirazioni” e più la radica sprigionerà bontà e sapore, per quell’effetto serra che tanto va di moda oggigiorno. In pratica, raggiungendo temperature elevatissime, il fornello diventerà quasi incandescente, provocando nella radica più tenera dei buchi (i famosi buchi nell’ozono), da dove poi uscirà l’eccesso di calore, dando modo al fornello di ritornare a temperatura costante.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Proseguiamo! Non è assolutamente vero che quando la pipa è calda non è consigliabile togliere il bocchino dal cannello, poiché effettuando questa operazione più volte durante la fumata, si dà modo al tabacco di ricevere aria da due parti: dalla testa e dal cannello, favorendo così una buona combustione.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Andiamo avanti! Non è assolutamente vero che la famosa crosta di carbone che si forma sulle pareti del fornello va rimossa quando supera il fatidico millimetro-millimetro e mezzo. E’ solamente una strategia dei produttori di tabacco, poiché, rimpiccolendosi il diametro del fornello, vi entrerà meno tabacco con conseguente minor consumo del medesimo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Siamo arrivati all’ultimo luogo comune da sfatare, il più importante! Non è assolutamente vero che il fumatore di pipa è un tipo calmo, saggio e pieno di autocontrollo. Il pipatore è un nevrotico tendente al maniacale, con i suoi pigini di radica, avorio, osso e metallo; con i suoi scovolini morbidi, duri e a coda di topo; con le sue alchimie; con i suoi sapori-non sapori delle varie miscele; con le sue fiamme ed i suoi occhi di pernice; con il suo metacrilato e la sua ebanite; con le sue sabbiate, le sue rusticate e le sue lisce; con le sue stuccature e i suoi punti neri; con la sua radica, la sua schiuma, la sua argilla, la sua terracotta e il suo gesso; con i suoi umidificatori; Con le sue rastrelliere, i suoi portapipe e i suoi posapipe; con la sua radica dolce e la sua radica amara; con i suoi tabacchi aromatici, poco aromatici e neutri; con la sua pipa lunga, corta, diritta, curva, semicurva e… per oggi basta e avanza.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Smoking numero 3 anno sedicesimo, 1990.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/IMG_3805.JPG" length="42390" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Sat, 05 Aug 2023 09:38:34 GMT</pubDate>
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      </media:content>
      <media:content medium="image" url="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/IMG_3805.JPG">
        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Savinelli insegna</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/savinelli-insegna</link>
      <description>Sulla pipa</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/IMG_20200203_164124.jpg" alt="Primo piano di un tubo di legno su una superficie bianca."/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ACHILLE SAVINELLI INSEGNA
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In una vecchia pubblicazione curata dalla ditta Savinelli abbiamo trovato riportata una lettera che lo stesso Achille Savinelli aveva inviato alla redazione della rivista “Il Club della Pipa” nel 1967. La riproduciamo perché ci sembra che l’argomento sia sempre di attualità.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Cari amici, ho notato che parecchi pipatori si rivolgono a voi per sapere come devono fare per evitare di bruciare le pipe. Il consiglio che voi date, cioè di tirare boccate lente e di rallentare qualora la pipa si scaldi eccessivamente, è l’unica soluzione del problema. Ma come fa un pipatore, magari inesperto, a sapere quando la pipa è troppo calda? Il fornello di una pipa in attività è sempre caldo: e stabilire a quale grado di temperatura si può arrivare è cosa ardua se non si dispone di appositi strumenti. Io ho risolto il problema nel modo che ora vi spiegherò…
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Me lo ha suggerito involontariamente un meccanico al quale avevo portato una macchina facendogli notare che la scatola di trasmissione aveva la tendenza a scaldarsi troppo. “Guardi, mi disse il meccanico, basta appoggiarvi la mano sopra e contare lentamente fino a sei:  se ci riesce vuol dire che non è troppo caldo, ma se deve tirare via la mano prima significa che qualcosa non va e quindi spenga subito il motore”. Il suggerimento si rivelò prezioso e pensai di applicarlo alle pipe. Lo consigliai ad un amico che aveva bruciato qualche pipa con boccate troppo intense; apparteneva insomma a quella categoria di pipatori che Montefameglio (il direttore della rivista - ndr -) definisce “fumatori con la lingua corazzata” perché, secondo lui, che non ha mai bruciato una pipa in vita sua, prima della radica brucia la lingua.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ecco dunque il sistema del meccanico applicato alla pipa: quando una pipa è in rodaggio stringetela ogni tanto con una certa forza nella mano e contate lentamente fino a sei . Se ci riuscite continuate pure a pipare tranquilli; in caso contrario smettete finché la pipa non si sarà raffreddata in modo da consentirvi di portare a termine il conteggio. Non sono necessarie lunghe attese: bastano in genere da cinque a dieci secondi di interruzione e il più delle volte non è neanche necessario riaccendere la pipa. Se comunque la pipa si dovesse spegnere, poco male: la si riaccende. Io ritengo, infatti, che molte bruciature di pipe siano provocate da fumatori che temono che la pipa si spenga e allora aspirano con troppa frequenza e troppa forza. E’ meglio consumare qualche fiammifero e un po’ di gas in più, che bruciare una pipa.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Non avete notato che i vecchi fumatori sono proprio quelli che lasciano spegnere la pipa con maggior frequenza? Più si fuma adagio e più si fuma fresco: e la soddisfazione è maggiore.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Se adotterete il “sistema del meccanico” vi assicuro che non brucerete più nemmeno una pipa.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           -         Achille Savinelli    -
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Smoking  numero 4  anno quattordicesimo, 1988.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Tue, 27 Jun 2023 09:53:54 GMT</pubDate>
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      </media:content>
      <media:content medium="image" url="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/20210702_160836.jpg">
        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Scotti-Savinelli</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/scotti-savinelli</link>
      <description>Sulla pipa</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/P426LBX-6-207_7.jpg" alt="Una pipa marrone con un gambo bianco su uno sfondo bianco"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           IL CLASSICO: SCOTTI – SAVINELLI
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In un’intervista che Carlo Scotti ha rilasciato al Messaggero nel 1987, lo stesso Scotti dice che Savinelli ha copiato molto da lui. E aggiunge che sono tutti (i fabbricanti) dei “copiatori”. Il giornalista gli chiede poi se lui non ha mai copiato e il creatore della Castello ammette che anche lui, all’inizio, si è rifatto a Dunhill, di cui ammirava soprattutto la linea delle piccole. Più volte Achille Savinelli ha dichiarato che, non appena lui usciva con una pipa nuova, subito “gli altri” si affrettavano a imitarla.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Per l’uno e per l’altro era un po’ un vezzo, una civetteria, questo brontolare; era lo sfogo inevitabile di due che si sentivano, ed erano, degli iniziatori, dei creatori. Ed era d’altra parte logico, altrettanto inevitabile, che altri si mettessero sulla strada indicata dai due.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Forse bisogna intendersi su quel termine copiare, che sembra un po’ brutale. Scotti e Savinelli hanno cominciato entrambi avendo come modello Dunhill. Nel libro “Le più belle pipe italiane”, di Giuseppe Bozzini e Fausto Fincato, a proposito di quei lontani inizi, è scritto: “comune l’intento, fra Savinelli e Scotti, e affine anche la scelta della linea tecnico-estetica. I Danesi, con le loro forme libere e spesso stravaganti, sono ancora da venire. Francia e Inghilterra dominano. I due guardano più agli Inglesi che ai Francesi, si orientano sul classico, un classico rivisitato, in una chiave più personale Scotti, con l’occhio ai grandi mercati Savinelli. Comunque il modello, anche se non dichiarato, è Dunhill”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nel libro è scritto anche che fra i due non è mai mancata stima e amichevole considerazione. Quindi è strana quella frase attribuita a Scotti, in riferimento a Savinelli. A proposito di questi rapporti, una curiosità.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La Punto Oro, come si sa, è uno dei grandi successi Savinelli, una delle pipe a maggiore diffusione mondiale; ebbene, nel 1942, in piena guerra, Carlo Scotti (che ancora non faceva pipe, ma ci pensava) aveva depositato alcuni marchi di fabbrica, tra cui un “Punto d’oro”. Era poi intervenuto un amichevole accordo per l’uso del marchio, forse facilitato anche dalla piccola differenza di quella d’ con l’apostrofo. La cosa non deve stupire. Il punto, di vario colore e di varia grandezza (fino al bollo-sole della Mastro de Paja), è un segno al quale si pensa d’istinto, quindi le sovrapposizioni sono facili. Persino il celeberrimo “punto bianco” della Dunhill non è unico, la tedesca Vauen ha il diritto di usarlo, però soltanto sul mercato nazionale: accordo raggiunto dopo anni di controversie.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nei modelli classici le differenze sono fatte da sfumature, non nel senso che siano inessenziali, ma nel senso che entrano in gioco fattori quasi imponderabili di gusto e di sensibilità difficili da considerare. Aveva ragione Achille Savinelli nel sostenere che “tirar fuori come dal cilindro di un prestigiatore pipe di forme bislacche, per il solo gusto di far colpo, di sbalordire, è relativamente facile; molto più difficile fare del nuovo restando nel classico, intendendo per classico il giusto, armonico equilibrio tra forma e funzione.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Smoking numero 2 anno quattordicesimo, 1988.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Wed, 14 Jun 2023 08:54:08 GMT</pubDate>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Donne e tabacco</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/donne-e-tabacco</link>
      <description>Sul tabacco</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
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  &lt;/h3&gt;&#xD;
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&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/lemper_01.jpg"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           TABACCO – NOME MASCHILE, USO FEMMINILE
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ﻿
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Le donne fumano più degli uomini e, a dispetto dei divieti, sono state loro a favorirne il successo. Hanno cominciato più tardi, ma pare proprio che oggi le donne, in fatto di fumo, superino gli uomini, soprattutto come accanimento (o fedeltà).
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ma è proprio vero che hanno cominciato tardi? A quel che sappiamo, nell’America pre-colombiana, patria del tabacco, le donne godevano degli stessi diritti dell’uomo al cospetto della magica erba, e soltanto molto tempo dopo il fumo sembrò diventare privilegio maschile. La diffusione del tabacco in Europa è legata ad un nome di donna. E’ accertato che nel 1560 l’ambasciatore francese in Portogallo, Jean Nicot de Villemain, inviò alla sua sovrana, Caterina de’ Medici, foglie essiccate di tabacco (o addirittura polvere, non si sa bene) proponendole come rimedio contro le emicranie di cui la regina ed il figlio soffrivano. Consiglio accettato, risultati soddisfacenti e quindi immediata imitazione da parte di tutta la corte: il tabacco entra trionfalmente nella storia europea e i nomi che gli vennero dati – erba regina, caterinaria, medicea – esaltano la donna che ne ha consacrato l’uso. Un uso curativo, per il momento. Ma , se si deve dar retta alle cronache pettegole, anche qualcosa di più. Si dice infatti che la fiorentina che siede sul trono di Francia abbia concepito per il tabacco una specie di superstiziosa venerazione; che non si limiti a fiutarne la polvere per combattere l’emicrania, ma si dedichi spesso a bruciarne le foglie aspirandone avidamente i sapori. Sapendo che Caterina ha un debole per le arti magiche, è facile per le malelingue attribuire un senso di rituale segreto a questa abitudine di aspirare fumo di tabacco. Non solo, ma qualcuno arriva ad accreditare l’ipotesi che la sovrana venga a poco a poco intossicata dalla nicotina (che ancora non si sa cos’è) e che l’alcaloide sia appunto responsabile di certi gesti insani e crudeli di Caterina
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Alla corte di Francia l’uso del tabacco in varie forme, da Caterina in poi, resta sempre in auge. Molto più tardi, è noto l’amore per il tabacco dell’imperatrice Eugenia, conterranea di Carmen la sigaraia e moglie di Napoleone III che è rimasto fumatore per tutta la vita.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Principesse fumatrici non mancarono alla corte degli zar e neppure a Buckingham Palace: si sa che la regina Elisabetta e sua sorella, la principessa Margaret, si permisero ogni tanto qualche sigaretta, e la seconda anche qualche sigaro, emula in questo della figlia della regina Vittoria, Luisa, che amava il fumo robusto.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Donne e sigaro è del resto un capitolo ricco di nomi illustri. Si può cominciare da Amandine Lucile Aurore Dudevant nata Dupin, più nota come George Sand, che si mostrava in pubblico anche con la pipa. Un’altra letterata del suo tempo, Delphine de Girardin, ha lasciato scritto: “Se Prometeo avesse rubato il fuoco dal cielo per accendersi un sigaro, gli Dei lo avrebbero lasciato fare”. E così fino a Grace di Monaco, Greta Garbo, Marlene Dietrich, Elizabeth Taylor e tante altre.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La parità dei sessi di fronte al tabacco, che abbiamo ricordato nell’epoca pre-colombiana e che oggi è assolutamente naturale, è stata più volte nel tempo messa in discussione. Si arrivò agli anatemi e all’irrisione, si fece appello all’estetica e alla salute, si giunse persino a sostenere che il fumo poteva far crescere i baffi!
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            La pipa ebbe un suo grande momento, fra le donne americane, durante l’ultima guerra, nell’inverno del 1944/45, quando la produzione di sigarette non fu sufficiente a coprire le richieste della popolazione e delle forze armate. Le fumatrici rappresentavano allora un terzo della popolazione femminile adulta: nell’ultimo trimestre del 1944, è stato calcolato che le fumatrici americane acquistarono circa 200mila pipe!
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Un giornale americano dell’800 riportava il desiderio espresso da una bella ragazza: quando muoio voglio che si coltivi tabacco sulla mia tomba, in modo che le foglie nutrite dalla mia polvere possano essere masticate dai miei innamorati in lutto. Piuttosto macabra la fanciulla!
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Smoking numero 2 anno quattordicesimo, Giugno 1988.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Wed, 07 Jun 2023 09:59:02 GMT</pubDate>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>La calma dorata</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/la-calma-dorata</link>
      <description>Sul fumo</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
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    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
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&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           LA CALMA DORATA. Filosofia e stili di vita dal modo di fumare di un’epoca e di alcuni uomini
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il fumo, è stato detto, estrae la saggezza dalla bocca dei filosofi. Nato certamente in un’epoca nella quale il tempo aveva un valore diverso dal nostro, scandito ormai da un metronomo il cui ritmo sembra impazzito, questo proverbio fu coniato da un accanito fumatore. Probabilmente un personaggio dai capelli argentati e le rughe fitte sul volto, carico di anni e di saggezza.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           A ripassare l’iconografia degli uomini di cultura vissuti dopo la fine dell’’800, non è difficile scorgerne alcuni ritratti mentre stringono tra i denti il cannello di una pipa o mordono un sigaro con determinazione. Il loro modo di fumare poteva essere diverso, anche se uguale era certamente la serenità olimpica che accompagnava quella loro abitudine, diventata il simbolo della loro stessa vita. Basta sceglierne uno a caso. Bertrand Russell, ad esempio, lo scrittore di “Storia della Filosofia Occidentale”, era noto tra i suoi intimi per la calma che mostrava nei momenti dedicati al fumo dell’inseparabile pipa. Racconta William Crawshay, un suo biografo, che il giorno in cui durante un furioso temporale un fulmine colpì la sua casa, mancando per un soffio la moglie Elizabeth, alle rimostranza della donna che si lamentava dell’indifferenza di “Bertie” all’accaduto, lui si tolse la pipa di bocca e osservandola al di sopra degli occhiali si limitò a dire, ma soltanto per farle piacere, “Dio mio come sei stata coraggiosa! (…) Russell non era cinico. Oltre che un filosofo era un fumatore di pipa, un piccolo oggetto di radica che contribuì notevolmente alla creazione del suo lavoro monumentale.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Così come in qualche modo i sigari ebbero un peso fondamentale nelle ricerche di Paul Ehrlich (1854-1915) il microbiologo ed immunologo tedesco fondatore della chemioterapia, che scoprì la medicina per combattere la sifilide. Ne fumava in continuazione al punto di destinare un suo inserviente al compito di rifornirgliene non appena gli urlava attraverso i corridoi: “… Khadereith… sigari!!!”
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il fumo aiutava a pensare. Non era solo un vizio. Almeno così possiamo dire se consideriamo che tra una pipata ed un’altra furono compiute molte altre opere d’ingegno umano come quella “Psicologia del Transfert” dello psicologo svizzero Carl Gustav Jung, o come la teoria sulla “Genesi della Cognizione” di Piaget (… la conoscenza è un processo evolutivo che matura nell’uomo in tutto l’arco della sua vita) altro grande della psicologia moderna la cui immagine si associa spesso ad una pipa dal cannello in osso, perennemente accesa tra i denti.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il trait d’union che unisce questi uomini è dunque il loro modo di fumare che fu di un’epoca nella quale la vita scorreva ad un ritmo tollerabile sia per gli uomini di cultura che per quelli della strada. Non c’era fretta, per questo pipa e sigaro la facevano da padroni in un mondo silenzioso, dove anche la città più chiassosa era tale soltanto per il rumore dei tram sferraglianti ed il rotolare delle carrozze. Sono le cifre a parlarci di questa “calma dorata”. A quell’epoca il consumatore poteva scegliere tra 19 varietà di sigari, alcuni dei quali avevano marchi considerati prestigiosi anche all’estero, quali i Regalia Londres, i Trabucos, i Medianitos. Oggi non ne sopravvive più nessuno, come non sopravvive più nessuna delle svariate qualità di trinciati da pipa messi in commercio. Nel 1905 in Italia si vendevano inoltre 35 varietà di tabacco da fiuto dai curiosi marchi di fabbrica: il Nostrale, Pizzichino, Erbasanta e l’Uso Ancona.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Filosofi, scienziati e militari, fino alla metà del ‘900, lasciarono di loro l’immagine indissolubile di “gran vecchi” fumatori incalliti di sigari e pipa.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           J.B. Priestley, romanziere e commediografo, naturalmente gran fumatore di pipa, in un libro diventato famoso nel quale parlava dell’uomo e della sua storia in relazione allo scorrere del tempo, raccolse una curiosa iconografia nella quale “Cronos”, il Tempo, è spesso raffigurato come un vecchio dalla barba bianca che tiene in mano una falce ed in bocca una pipa. Il significato è evidente: il Tempo non ha fretta. E’ come un fumatore di pipa che si gusta fino in fondo la carica del suo fornello prima di muovere un passo verso ogni nuovo cambiamento.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Smoking numero 3 anno tredicesimo, 1987.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Wed, 31 May 2023 09:46:11 GMT</pubDate>
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    </item>
    <item>
      <title>IL FASCINO DISCRETO DELL’ARMY MOUNTED</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/il-fascino-discreto-dellarmy-mounted</link>
      <description>Sulla pipa</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
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    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/3103296145.jpg" alt="Un tubo nero è appoggiato su una superficie bianca."/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           IL FASCINO DISCRETO DELL’ARMY MOUNTED
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Army mounted , letteralmente attacco militare, è un sistema di sicurezza che evita al bocchino la possibilità di rompersi perché inserito ad incastro in una vera di metallo (generalmente in argento) unita alla canna.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           I militari inglesi sparsi nelle colonie dell’impero, grandi fumatori di pipa, avrebbero avuto dei seri problemi (come ne hanno i fumatori moderni, specie con i bocchini metacrilati) se le loro pipe non avessero avuto questo sistema speciale che li salvaguardava dal non perdere la loro preziosa compagna. C’era un’altra ragione non meno importante: la possibilità, a pipa accesa, di disinserire il bocchino per scaricare l’umidità provocata dai tabacchi allora in uso.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ma se lo scopo precipuo per cui è stato ideato riguarda la funzionalità, in tempi di pace e di democrazia… continua ad affascinare i fumatori più sensibili all’estetica e la passione per questo modello, generalmente piccolo e proporzionato, si riscontra su pipatori con un elevato senso del buon gusto.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Oggi, a differenza di qualche decennio fa, le Army si vedono un po’ meno nelle vetrine dei negozi. Si pensi che negli anni ’30 del novecento il catalogo Dunhill ne riportava ben 40 modelli. Se si pensa all’antiquariato delle pipe, questi esemplari possono competere con le prestigiose pipe di schiuma dell’ottocento. Ma Dunhill non è stato l’unico marchio! Comoy’s, Parker, Barling, Loewe, GBD ne hanno prodotte. Curioso: Charatan non ne ha mai fatte o, perlomeno, non si sono mai viste.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E gli italiani? Solo Savinelli, con la sua lunga tradizione, ha creato negli anni ’60 una serie di Army di ottima fattura. Faremmo torto a Brebbia nel non menzionarlo come costruttore di tali esemplari, ma la modellistica inglese..! Terminiamo con gli artigiani. Castello ne fa di molto belle, fortunato chi ne possiede perché sono molto rare.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quella imboccata da qualche artigiano italiano (citiamone uno per tutti, anche se non è più qui con noi, Giancarlo Guidi) è la strada giusta. E certamente, utilizzando anche la radica di primissima qualità che essi usano, possono raggiungere quella linea e quelle proporzioni che sono da sempre appannaggio inglese.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Smoking numero 2 anno tredicesimo, 1987.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Fri, 19 May 2023 09:22:59 GMT</pubDate>
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      </media:content>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>La piccola lezione</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/la-piccola-lezione</link>
      <description>Sulla pipa</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/image_50377729-2e5fbbe2.JPG"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           CONSIGLI E RIPASSO
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ﻿
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ai nuovi pipatori è dedicata questa manciata di suggerimenti che infondo rispecchiano le richieste più frequenti, i piccoli problemi di ogni fumatore di pipa. Per i pipatori scafati sono cose risapute: le prendano come una specie di ripasso, mai inutile. Naturalmente rimandiamo ai libri chi volesse approfondire.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Momento dell’acquisto di una pipa. E’ stato più volte detto, e giustamente, che la prima e più importante scelta da fare è quella del venditore: rivolgersi a chi ha un buon assortimento e soprattutto ha la competenza, la pazienza e l’esperienza di consigliarci per il meglio. Fumare la pipa è anche stabilire questo rapporto di fiducia, spesso di amicizia, con chi ce la fornisce.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Criteri cui attenersi per la scelta. Gli aspetti estetici sono di valutazione del tutto personale; e altrettanto si dovrebbe dire di quelli economici se non ritenessimo doveroso ammonire i giovani a non spendere un patrimonio. A prezzi contenuti si possono avere onestissime pipe per ottime fumate. Si badi al peso, al bilanciamento, alla corretta imboccatura, alla pervietà dei fori. Non date troppo peso alle stuccature minime (ovviamente non passanti), a patto che siano dichiarate e… defalcate dal prezzo. Non trascurate le sabbiate, meno delicate, più leggere e più economiche. Dritte all’inizio, le curve è meglio che siano un passo successivo, come le grosse. Sempre all’inizio, modelli classici, più facili da fumare, meno impegnativi da mostrare in giro; disinvolture e capricci (leciti, lecitissimi, ci mancherebbe altro) verranno dopo. Per bocchino, ebanite o metacrilato è questione di gusti (e di denti); altrettanto si dica per il suo colore, anche se classicamente non è ammesso che il nero.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Accessori? Indispensabili scovolini e pigino (più o meno dotato e articolato), gli altri sono optionals che man mano sarà piacevole procurarsi.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Non date retta ai “terroristi del rodaggio”. Qualche iniziale riguardo, qualche fumata più cauta e poi tutto filerà liscio. Prima, nessuna “preparazione”: la pipa moderna di radica non ne ha assolutamente bisogno. La pipa nuova esige riposi più lunghi: Tabacco speciale per il rodaggio? Non è indispensabile, se proprio si vuole è preferibile un taglio più grosso che fine, medio di corpo e di aroma. Del resto questa scelta è valida a lungo per il fumatore non esperto, che soltanto in un secondo tempo passerà a sperimentare miscele. Formata la “camicia” di carbone all’interno del fornello, la pipa dà il meglio di sé, perché è l’incrostazione che serve a conservare la pipa e a proteggerla dalle bruciature, ad assorbire l’umidità, ad arrotondare la fumata. Conservare, di questo carbone, lo spessore di un millimetro o poco più; rimuovere l’eccesso con aggeggi appropriati lasciando una superficie il più possibile uniforme.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La pipa si conserva buona a lungo se la si fuma correttamente e la si tiene asciutta e pulita. Ecco, in sintesi, le modalità indispensabili per le varie operazioni. Caricare: trinciato ben sciolto e al giusto grado di umidità, pizzichi piccoli via via più premuti, superficie pareggiata. Accendere: in modo uniforme su tutta la superficie, aspirando con frequenza ma dolcemente; evitare i cerini. Riaccendere: quasi sempre necessario dopo aver premuto il tabacco che si è sollevato al primo contatto con la fiamma. Fumare: boccate lente, tranquille, ritmate a giusta distanza (il contrario provoca calore eccessivo, acquerugiola, lingua irritata). Un buon tiraggio è assicurato se si accompagna la combustione con un frequente intervento di pigino, se la si segue con un minimo di attenzione accelerando o rallentando secondo opportunità il ritmo delle boccate. Se la pipa si spegne, niente di tragico, si riaccende.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Cerchiamo di bruciare tutto il tabacco nel fornello per formare un’incrostazione uniforme, ma non intestardiamoci a riaccendere se il fondiglio è troppo umido: in questo caso svuotiamo e asciughiamo bene il camino con un fazzolettino di carta.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Per la pulizia, usiamo bene almeno uno scovolino per ogni fumata. In questa fase (o in altre) non staccate il bocchino dal cannello a pipa ancora calda.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In fine, non riporre le pipe in scatole o cassetti, per asciugare (e poi non puzzare) vogliono aria.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Smoking numero 1 anno tredicesimo, 1987.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Sat, 13 May 2023 08:31:18 GMT</pubDate>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>La preziosa</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/la-preziosa</link>
      <description>Sulla pipa</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/IMG_3812.JPG" alt="Un tubo di legno è appoggiato su una superficie bianca"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           LA PREZIOSA
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E’ d’improvviso giorno. Abituata all’oscurità di un cassetto “particolare” (ha una piccola chiave d’ottone, ornata di una nappina color cardinale), torno a vivere tra gli uomini, come periodicamente mi capita. Intorno a me le voci sono basse. C’è quasi un sussurrio tra il mio padrone e quello che vorrebbe diventarlo. Se vivo in quel cassetto “particolare” è perché – non è sicumera la mia – sono veramente bella.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Le fiammature abbracciano come serici capelli tutto il mio corpo. Bella, dicevo, e buona! Aggiungo. Ho un nome importante. Di quelli che rendono famosa una famiglia in tutto il mondo. Come mi chiamo? Non posso dirlo per ragioni di riservatezza e perché non mi piace – o, forse, non posso – farmi pubblicità. Sono comunque nata nel triangolo d’oro: quello che unisce al magico filo della tradizione le terre di Albione, di Amleto e di Michelangelo. Avrei potuto dire Dante, ma sento un amore struggente, quasi un’affinità elettiva per il Buonarroti. Nei lunghi giorni di quiete e di sonno nel mio cassetto “particolare”, ho spesso fantasticato sulle forme che avrebbe saputo darmi, rendendomi  immortale. Già, i sogni.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           A proposito, davanti a me, quel signore ne sta facendo uno ad occhi aperti. Sento, e so, che ho fatto colpo. Lui già mi pensa nelle sue mani e fra i suoi denti. Lo sguardo è inequivocabile. Non ha, però, ancora il coraggio di prendermi. E’ in corso una piccola, ma gioiosa, guerra psicologica fra lui e il mio padrone. E’ chiaro che vuol conoscere prima il prezzo. E sì, perché nelle mie storie “d’amore” c’è, purtroppo, un prezzo di mezzo. Ne soffro, ma mi consolo pensando che qualche volta capita anche fra gli uomini. Ecco! Ora glielo ha detto. Lui, per un momento, non reagisce. Sta cercando qualche battuta che giustifichi a se stesso una decisione che non sa prendere. Poi, non molto convinto, dice: “certo è un bel pezzo (sentitelo, mi chiama pezzo!), però mi sembra una follia spendere una cifra così per… E poi, in fondo, qui ce ne sono altre altrettanto buone e che costano la metà e anche meno”. Il mio padrone non batte ciglio. Non risponde. Si limita a guardarlo con l’espressione del torero che sa di poter affondare quando vuole la sua spada fra le spalle del miura. Intanto, lui, finalmente, mi ha preso. Mi guarda, anzi mi scruta, mi carezza, mi stringe, mi palpeggia. Pochi attimi e mi ha già conquistata. Ha le mani esperte – dolci e insieme forti – di chi sa trattare. Niente a che vedere con quel  lui, di alcuni giorni fa. Avevo subito capito che mi avrebbe voluta solo per esibizionismo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Poi, inattesa, la doccia fredda. “Ma in fondo è un pezzo di radica come tanti altri”, dice improvvisamente. E no! Caro il signor Lui… Questo non avresti mai dovuto dirlo. Se io appartengo al genere delle radiche (o meglio delle eriche), tu appartieni a quello degli uomini, ma non ti sognare nemmeno – vorrei potergli urlare – di essere bello come Gregory Peck. Ma ci pensate che figura farei tra le sue labbra. Sembrerei ancora più affascinante di quanto non sia. L’ira, però, evapora velocemente sotto il calore delle sue mani sul mio corpo. Finalmente interviene il mio padrone: “Sarebbe veramente sciocco farsi sfuggire un pezzo così (e già, anche lui mi chiama pezzo). E poi il prezzo non è mai un problema…”. Sento che lui sta per cedere. Bisbiglia qualcosa, poi sorride, e mi stringe più forte. Ora so che sarò sua.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Smoking numero 1 anno undicesimo, 1985
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Fri, 05 May 2023 11:16:34 GMT</pubDate>
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      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>La coloritura</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/la-coloritura</link>
      <description>Sulla pipa</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/IMG-2997.jpg"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           LA COLORITURA
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E’ giunto ora il momento di illustrare l’ultima operazione da compiere su una pipa per poterla presentare nella sua veste migliore, qualunque sia la finitura. Intendiamo quindi parlare della coloritura dal pezzo finito ed in particolare dell’applicazione del mordente alla pipa liscia.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Bisogna anzitutto sapere che il colore naturale della radica di erica ben bollita e stagionata, dal giallino pallido attraverso tutte le sfumature della crosta del pane può, in certi abbozzi, tendere ad una colorazione leggermente rossiccia. Tutte le pipe che vediamo in mostra con colorazione diversa da questa hanno perciò subito un processo di coloritura. I colori più frequentemente usati sono l’ocra, il noce e il bordeaux in tutte le loro sfumature. Per realizzare le quali si sconfina quasi nell’alchimia.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Anche per quest’ultima fase, l’artigiano cerca di scegliere il colore da dare ad una pipa in funzione non solo della venatura, ma anche di piccoli difetti superficiali quali, ad esempio, puntini neri oppure un colore non omogeneo della radica. E’ da sottolineare che la coloritura, se effettuata con coloranti vegetali ed esclusivamente all’esterno (come tutti i fabbricanti seri fanno) non modifica minimamente il gusto della pipa.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L’operazione di coloritura viene effettuata a pennello, utilizzando coloranti vegetali in soluzione acquosa o in alcool etilico, questi ultimi a più alta persistenza. Inoltre, se si vuole che il colore non penetri molto in profondità nel legno, basta scaldare un poco la pipa, cosicché il solvente del colore, evaporando più velocemente, avrà meno tempo per essere assorbito e darà quindi una tinteggiatura meno marcata.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Oltre alla variabilità di sfumature ottenibile con questo sistema, bisogna sempre tenere presente la possibilità di mescolare o sovrapporre più coloranti ed è anche da considerare che ogni tipo di radica ha una diversa risposta al colore. La radica rossiccia, ad esempio, ha una notevole difficoltà ad essere tinta in quanto, essendo durissima, non assorbe il mordente che rimane perciò in superficie finendo, durante la lucidatura, per essere asportato quasi totalmente dai dischi di feltro rotanti.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Un altro procedimento particolare di coloritura è la tinteggiatura a contrasto che serve ad evidenziare la trama del legno. In breve, si tinteggia la pipa di nero facendolo penetrare in profondità. Quindi, una volta asciugatosi il colore, si ripassa tutta la superficie con una carta smeriglio finissima. Il colore nero rimarrà soltanto sulle parti della radica che maggiormente lo avevano assorbito. Ora non resta che tingere di nuovo, generalmente in rosso cupo, tutta la pipa che, dopo la lucidatura, si presenterà con tonalità bordeaux e le venature esaltate dal nero.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Questa della coloritura, insieme con la lucidatura effettuate mediante dischi di feltro rotanti e cera carnauba, è senz’altro la fase di maggior soddisfazione, che finalmente può vedere il risultato finale del proprio lavoro.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Rimangono da effettuare marcatura e classificazione, dopo di che la pipa sarà pronta per andare a conquistare chi saprà apprezzare il gusto e la tecnica che l’artigiano ha impiegato per realizzarla.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Smoking numero 2 anno undicesimo, 1985.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Sat, 22 Apr 2023 08:48:17 GMT</pubDate>
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        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Quella radica...</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/quella-radica</link>
      <description>Sulla pipa</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/PLACCA+DI+RADICA+FIAMMATA-61253b90.jpg" alt="Un pezzo di legno che sembra un pezzo di formaggio"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           QUELLA RADICA E’ UNO SPLENDORE, ANZI HA UN DIFETTO
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ottenere una bella pipa non è solo bravura ma anche fortuna, e tanta!
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Nelle discussioni di salotto e nelle analisi fatte dalla stampa specializzata, il costo della mano d’opera e del materiale usato per creare un oggetto così perfetto come la pipa artigianale è spesso al centro di acceso dibattito. Fermo restando l’alto costo di un lavoro artigianale di alta specializzazione, comune a tutti i settori, la discussione si anima quando l’argomento è quel nobile e misterioso materiale chiamato erica arborea, ed il suo prezzo. Perché costa così tanto? Perché una differenza così grande fra le pipe industriali e quelle artigianali?
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Perché tutti i laboratori e botteghe artigianali che non hanno produzioni di massa ma d’élite acquistano dalle segherie placche di radica di scelta extra-extra ad un prezzo notevole. Ne consegue che una partita di 2/3.000 placche richiede un notevolissimo impiego di capitale. Si consideri poi che tale capitale è fermo per diversi anni, quanto occorre cioè perché la radica sia perfettamente stagionata. Ma non sono solo questi i motivi che fanno crescere il prezzo di un ciocco da pipa fiammata. Durante la stagionatura si ha una perdita fino al 20% delle placche a causa delle inevitabili fenditure esterne che le rendono inutilizzabili.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quando le placche sopravvissute sono pronte per essere lavorate, diciamo che ad un esame esterno si presentano senza difetti: la radica è compatta, promette pipe perfette e di grande bellezza nella venatura. Mai fidarsi di quell’aspetto, i veri guai cominciano proprio da quel momento. Nessuno è mai riuscito a guardare un ciocco all’interno e nessuno può quindi prevedere cosa riserva.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Per esempio, abbiamo sezionato una placca extra-extra senza difetti esterni, sulla quale abbiamo tracciato la sagoma di una pipa (una apple semicurva). Poi l’abbiamo segata orizzontalmente in 11 sezioni. La prima non presenta difetti ma non fa parte della costruenda pipa; le sezioni 2 e 3 presentano sei “carboncini” che potrebbero pregiudicare la riuscita della futura pipa; la sezione 4 è priva di difetti e lo è anche il lato superiore della 5. Ma il lato inferiore di quest’ultima sezione rivela gravissimi difetti, nella forma di piccoli spacchi che continuano nella sezione 6, la quale è letteralmente coperta di una miriade di piccoli spacchi. Il guaio continua nelle sezioni 7 e 8, mentre nelle sezioni 9, 10 e 11 gli spacchi sono “passanti”. La bella placca è praticamente e irrimediabilmente perduta e la pipa non verrà mai realizzata. E quante altre saranno scartate perché all’interno hanno tare più o meno grandi, dovute ad incorporatura di granelli di sabbia durante la crescita del ciocco, all’azione di insetti, oppure a profonde fenditure invisibili dall’esterno e dovute a troppo violento essiccamento!
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Una parte di queste placche “sfortunate” può fortunatamente essere salvata mediante sabbiatura della pipa ricavata. Ed è fortunato il fumatore che acquista pipe artigianali sabbiate. Oltre al loro prezzo inferiore, sono leggerissime, danno un fumo più fresco grazie alla loro maggiore superficie raffreddante e mostrano in rilievo le meravigliose venature dell’erica arborea extra-extra dalla quale sono nate.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In poche parole abbiamo cercato di spiegare il grande lavoro di cernita, di stagionatura, la fortuna che ci vuole per ottenere una bella fiammata. Abbiamo cercato così di spiegare il perché del loro prezzo alto. Ma attenzione, alto non significa stratosferico. E su questo non ci saranno impieghi di capitale, falle interne, lavorazioni ecc, che ce lo potranno mai giustificare.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Smoking numero 4 anno nono, 1983.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Thu, 13 Apr 2023 08:49:43 GMT</pubDate>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Fiammifero e accendino</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/fiammifero-e-accendino</link>
      <description>Sulla fiamma</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/pexels-photo-750225.jpeg"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E’ NATO PRIMA IL FIAMMIFERO O L’ACCENDINO?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ﻿
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La risposta di slancio a questa domanda è “il fiammifero”. Sbagliato! E’ l’accendino. Questo infatti ha circa cinquemila anni di storia in più del fiammifero. Nella sua concezione più elementare (pietra focaia – acciarino – esca) l’accendino ha, anno più anno meno, seimila anni. Il fiammifero invece nasce alla fine del V secolo, di riflesso alle scoperte, sulla chimica, del fosforo. Probabilmente il primo fiammifero lo ha acceso l’aiutante del chimico Robert Boyle, tal Haukwitz che, sfregando scagliette di fosforo, incendiava degli stecchini impregnati di zolfo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il primo catalogo fu scritto da Stefano Bisconcini per le Edizioni San Gottardo, dall’eloquente titolo “Accendini”. La loro storia ha radici che affondano nella preistoria dell’uomo. Il fuoco, uno dei quattro elementi primordiali all’origine della vita, ha una parte fondamentale nell’evoluzione dell’essere umano, quando si consideri che i primi acciarini risalgono all’età del ferro che vide l’uomo alle prese con due pietre e un mucchietto di erba secca da incendiare.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nell’opera citata ce n’è davvero per tutti i gusti: accendini a stoppino a gas, da trincea, con tematiche pubblicitarie, con fregi di alto valore artistico. Alcuni esemplari sono relativi ad esperienze di laboratorio, vale a dire che non sono mai stati commercializzati e sono serviti per esperimenti o dimostrazioni a livello accademico: come un prototipo che risale al secondo impero napoleonico e che si basa sull’azione chimica di una pila al bicromato, la cui reazione dava energia ad un filo di platino  che incendiava lo stoppino, alimentato dalla benzina contenuta in un flaconcino. Questo modello, prodotto in un centinaio di esemplari, è considerato il capostipite degli accendini da tavolo a pila.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il Bisconcini cataloga 846 modelli di accendini, raggruppati per nazione di provenienza. In 339 pagine sono rappresentate 13 nazioni, una cinquantina di case produttrici, dalle artigianali alle industriali, 786 modelli illustrati in 265 tavole a colori e 585 in bianco e nero.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il dottor Carl Auer von Welsbach, che diede un grosso impulso allo sviluppo tecnologico degli accensori, inventò l’accendino a pietrina ottenuta attraverso una lega di metalli terrosi con l’ulteriore aggiunta di altri metalli come il ferro (il nome del nuovo materiale era “ferrocerio”). Il nuovo accendino funzionava dando fuoco ad uno stoppino contenuto in una bacchetta d’acciaio a contatto con il serbatoio riempito di cotone imbevuto di benzina. Sfregando la pietrina sulla bacchetta si generavano le scintille che davano fuoco allo stoppino.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            In breve, le fasi d’accensione passarono da manuali, a semiautomatiche, ad automatiche. Ossia il numero delle operazioni per ottenere la fiamma diventava sempre minore, fino al modello Ronson degli anni ’50 dove la pressione del dito provoca l’apertura-accensione-spegnimento.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Lo sviluppo dell’elettronica ha determinato la scoperta di nuovi sistemi di accensione e di combustione: il gas sostituisce la benzina; i piezoelettrici, gli elettromagnetici, gli elettronici diventano l’alternativa alla pietrina che comunque, grazie alla sua affidabilità, rimane ancora oggi uno dei sistemi più usati.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           I criteri di stima di ogni pezzo sono molti: funzionalità, stato di conservazione, meccanica, estetica, anno e numero di fabbricazione, oltre naturalmente al valore affettivo che ogni collezionista pone su ogni pezzo e che esula da ogni logica di valutazione.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nella storia dell’accendino made in Italy vanno ricordati gli accendini da trincea, ricavati dai nostri soldati dai bossoli dei proiettili. Ai nostri artigiani viene riconosciuto il merito di aver rivestito le meccaniche più sofisticate del mondo con casse intarsiate o pitturate a mano di raro valore artistico.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Smoking numero 4 anno decimo 1984.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/IMG_20191017_154152.jpg" length="119579" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Sat, 01 Apr 2023 09:17:07 GMT</pubDate>
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      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Schiuma</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/schiuma</link>
      <description>Sulla pipa</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/20201231_120325.jpg" alt="Una pipa bianca con un cannello nero su uno sfondo bianco."/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           I PREGI DELLA SCHIUMA – IL CULOTTAGE
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Strutturalmente la principale differenza fra radica e schiuma è data dalla composizione inorganica della seconda che è formata da un silicato di magnesio, quindi non brucia. O quantomeno la sua temperatura di fusione è tale da non essere messa in pericolo dalla combustione del tabacco.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Un’altra importante caratteristica riguarda il gusto del tabacco. La radica contiene varie sostanze che col calore della combustione si sciolgono e “aromatizzano” il tabacco (è il principale motivo per cui provenienza e stagionatura possono influenzare la bontà o meno della pipa) mentre la schiuma, non partecipando alla combustione, non partecipa nemmeno alla formazione del gusto. Naturalmente la radica viene a sua volta aromatizzata, si impregna del gusto del tabacco, laddove il fumo prodotto dalla schiuma è “puro”. Ne consegue che è qui più possibile variare i tabacchi all’interno di una stessa pipa, che può dunque essere usata per testare diverse miscele.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ma l’aspetto estetico è la carta vincente della schiuma. Una tale pipa non ha venature e somiglia tremendamente ad ogni altra. Non sarà più così quando si sarà scurita e sarà diversa, a seconda della cura e dell’abilità del fumatore. Tale fenomeno è causato non dal calore ma dagli idrocarburi prodotti dalla combustione (il catrame) che penetrano nel materiale poroso nelle zone di condensa, per definizione più fredde: il cannello ed il fondo del fornello. Vi è poi l’annerimento sul bordo del fornello, causato dal fuoco diretto e dai depositi delle combustione (la crosta).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Va da sé che l’imbrunimento o culottage è grandemente influenzato dalla tecnica del fumatore, non è un caso che nell’800 esistevano i culottiers a pagamento. Una pipa di schiuma fumata normalmente dopo un po’ avrà un brusco passaggio dal bianco al marrone all’altezza del fondo del fornello e, in alcuni esemplari scolpiti raffiguranti uomini con cappello, questo è l’effetto da ricercare. Nelle pipe lisce in genere si cerca il chiaroscuro, più possibile omogeneo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ci sono due possibilità: partire dal basso, cioè cannello ocra (il più simile possibile al colore del bocchino) passando varie sfumature di giallo sul fornello e collegandosi col bordo (rosato) del fornello brunito. Secondo e più difficile: partire dall’alto, si deve cioè interporre una piccola zona di marrone fra il nero e il giallo. La soluzione migliore è sopraelevare il fuoco, in modo da far raffreddare il fumo già nel fornello, tramite gli utilissimi gessetti da porre sul fondo del camino. Si riempiano tre quarti della carica di gesso, quindi, dopo molte fumate, ridurre progressivamente la quantità di gesso. La tecnica dei culotteurs professionisti era quella di dare boccate corte e ravvicinate: da un punto di vista scientifico, si tratta di creare condensa dove in teoria non dovrebbe esserci, cioè nel fornello. I risultai migliori si ottengono con tabacchi orientali (tipo Macedonia) che sono più ricchi di essenze, e di taglio fine per aumentare la condensa.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La manutenzione. Una parola sola: cautela. Non toccare il fornello caldo quando la pipa è nuova, per non lasciare aloni opachi; attenzione a non stritolare fra i denti il bocchino d’ambra, quando c’è; non svitare il bocchino a pipa calda, si rischia di estrarre il perno filettato; non usare solventi, che sarebbero avidamente assorbiti dal cannello; evitare gli scovolini ruvidi, il materiale è friabile; etc.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Insomma, se avremo la pazienza di dedicare tante cure alla nostra pipa di schiuma, verremo premiati dal possesso di un pezzo unico, diverso e irripetibile – come una super fiammata – ma, e qui sta il bello, l’avremo ottenuto col nostro sudore della fronte e non con una semplice ricerca nelle bacheche del venditore.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Smoking, numero 4 anno decimo, 1984.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                             
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/IMG_20200402_143126.jpg" length="43371" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Mon, 27 Mar 2023 13:49:04 GMT</pubDate>
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      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Le piccole cose che si fanno ma non si sanno</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/le-piccole-cose-che-si-fanno-ma-non-si-sanno</link>
      <description>Sulla pipa</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/IMG-2993.jpg"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           LE PICCOLE COSE CHE SI SANNO MA NON SI FANNO.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Per fumare bene e per conservare al meglio una pipa, bastano a volte piccoli accorgimenti che tutti conosciamo (o quasi) ma che non sempre applichiamo. Eccone, alla rinfusa, un sommario elenco.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Caricare correttamente è la condizione per un buon tiraggio e quindi per un’eccellente fumata, senza fastidiose interruzioni. Caricare il tabacco a pizzichi, i primi sono soltanto appoggiati all’interno del fornello, gli ultimi un po’ “pigiati”. E’ bene fare, prima di accendere, la prova del tiraggio, accertarsi cioè se c’è un normale passaggio d’aria!
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Per chi trova, dopo la fumata, l’interno del fornello bagnato, è utile passare una “carota” di carta molto sottile. Si evita così l’assorbimento dell’umidità da parte del legno.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Analoga “carotina” di carta è consigliabile per la pulizia del cannello, nell’alloggiamento del perno. Si ottiene un buon risultato anche con uno scovolino doppiato, ma la carta è meglio. Addirittura migliori sono entrambi gli interventi, prima lo scovolino e poi la carta.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Prima di aprire una pipa bisogna assolutamente aspettare che sia ben raffreddata, altrimenti il rischio di rotture è elevato. Ricordarsi di compiere l’operazione tenendo il bocchino con tutta la mano (non due dita sulla punta!). Stesso criterio per reinnestare il bocchino.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Una pipa calda non va mai appoggiata su una superficie fredda, come vetro o marmo: si può crepare.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Evitare di rovesciare le pipe curve con camera raccogli-condensa. Il liquido può scorrere lungo il bocchino o arrivare al tabacco, andando così a inquinare la fumata.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il dramma del bocchino che “forza”, che entra con molta fatica: si rimedia passando sul perno la grafite di una matita, eccellente lubrificante. Per i perfezionisti: paraffina. Più delicato l’intervento nel caso inverso: il perno del bocchino è “lento”. Qui si scalda con attenzione (a fuoco delicato o con acqua calda) il perno stesso, poi lo si sottopone a lieve pressione longitudinale per allargarne la sezione. Ma attenzione a non bruciare l’ebanite o il metacrilato!
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Per pulire l’orlo superiore della pipa si imbeve un fazzolettino di carta con alcol alimentare (o grappa o whisky) e si strofina energicamente a palmo aperto, facendolo ruotare sul bordo della pipa. Non usare l’alcol denaturato (disinfettante) perché più aggressivo sul colore, senza considerare il pessimo aroma. Se si desidera avere il bordo sempre pulito, questa operazione è da fare piuttosto spesso, se non si è proprio bruciato il legno.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Scovolino che non scorre, che si impunta e si piega: tenere lo scovolino con le dita molto vicine all’imboccatura del bocchino e farlo ruotare, è facile che riprenda a scorrere.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quando si preme il tabacco in corso di fumata per attivare la combustione, bisogna non limitarsi al centro del fornello, ma anzi insistere col pigino sulle zone intorno alla parete.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Sulla cenere i pareri sono divisi: chi la vuole eliminare tutta, chi la conserva completamente (s’intende in corso di fumata). Probabilmente vale l’aurea via di mezzo e conviene eliminare “il di più”, cioè quella parte di cenere che se ne va spontaneamente rovesciando la pipa. E’ un fatto, comunque, che senza il “cappello” di cenere il fumo risulta più caldo.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Anche la pipa più pregiata e costosa del mondo, a fumarla spesso senza ripulirla, puzza.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Smoking numero 1 anno decimo, 1984.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Fri, 24 Mar 2023 09:35:00 GMT</pubDate>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Tremila anni sempre a masticar tabacco</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/tremila-anni-sempre-a-masticar-tabacco</link>
      <description>Sul tabacco</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/index.jpg" alt="Un dipinto di quattro cavalli che tirano una carrozza"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           TREMILA ANNI SEMPRE A MASTICAR TABACCO.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ﻿
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Una scoperta archeologica crea sensazione. Nella tomba di Ramsete II c’è traccia di tabacco. Ma non veniva dal nuovo mondo?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il primato di Sir Walter Raleigh, primo importatore del tabacco nel vecchio mondo, sta per essere ridimensionato da un’importante scoperta archeologica che per motivi apparentemente inspiegabili è ancora avvolta nel mistero. Il punto cruciale di questo nuovo giallo archeologico è il ritrovamento di alcune tracce di tabacco fra le bende della mummia del grande Ramsete II, che ha regnato in Egitto dal 1290 al 1224 a.C. La scoperta anticiperebbe di oltre 17 secoli la presenza della pianta che, secondo la storia classica, è stata importata per la prima volta in Europa nel XVI secolo, proveniente dall’America.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La scoperta fatta da alcuni studiosi francesi circa otto anni fa è stata portata a conoscenza dell’opinione pubblica solo di recente. Il perché di tanto mistero ha perfino fatto pensare che alla base di questa clamorosa scoperta ci fosse un banale caso di “inquinamento”, determinato dalla caduta di cenere da parte di qualche guardiano distratto. Ma gli studiosi che hanno rinvenuto le tracce di tabacco hanno escluso a priori una tale evenienza, per la coetaneità del tabacco con le tracce di resine presenti nel tessuto delle bende.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nel 1976 Ramsete II arrivò a Parigi in volo dal Cairo per un preventivo check up prima di essere messo in mostra, in occasione dell’esposizione al Grand Palais di Parigi dedicata interamente a lui. Negli ambienti scientifici egiziani ci fu molta titubanza nel consentire che la mummia uscisse dai confini dell’Egitto, anche se per motivi di “salute”. Tuttavia alla fine prevalse il parere di chi sosteneva che questa dovesse essere restaurata. L’équipe francese individuò , nelle intercapedini delle bende, le tracce di un vegetale appartenente alla famiglia delle Solanacee, del genere Nicotiana. In seguito, nelle stesse bende che avvolgevano l’addome del faraone, un altro scienziato scoprì delle tracce di nicotina (alcaloide specifico del genere nicotiana. Ancora un altro specialista, responsabile del laboratorio di entomologia del Museo dell’Uomo, vi trovò addirittura un coleottero parassita della pianta. Sulla base di queste conferme, Michèle Lescot documentò i procedimenti e li spedì in un rapporto a uno dei massimi esperti di anatomia vegetale, il londinese Metcalfe, che li analizzò e li confermò in pieno.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            A questo punto Lescot richiese alle autorità egiziane di poter riprendere gli esami sulla mummia (fra cui l’analisi col carbonio 14), nel frattempo ritornata in patria. Il governo egiziano rispose con un secco no. Quale segreto si cela sotto le bende del faraone? Certo che, suggestionati dall’alone di mistero che avvolge la storia-leggenda dei faraoni e del fanatismo dei loro adepti, viene stimolata ogni più fantastica supposizione.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Tutto sommato, visto l’amaro destino toccato agli archeologi “sacrileghi” della piramide di Cheope agli inizi del 1900, scomparsi per cause misteriose, chissà che il rifiuto delle autorità egiziane non abbia evitato il ripetersi di morti inspiegabili. Sarà per questo che gli studiosi francesi non hanno insistito più di tanto? Sarebbe comunque interessante trovare ogni correlazione tra la pianta e il tipo di rito divinatorio che deve aver evidentemente accompagnato la cerimonia funebre del più grande faraone della storia.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In ogni caso, fin quando non riprenderanno e saranno portati a termine gli studi sulla mummia, nessuno potrà contestare il record di Sir Walter Raleigh.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Smoking numero 1 anno decimo, 1984.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Tue, 21 Mar 2023 12:31:37 GMT</pubDate>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>La pipa chioggiotta</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/la-pipa-chioggiotta</link>
      <description>Sulla pipa</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/pipa-chioggiotta-2.webp"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           LA PIPA CHIOGGIOTTA
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Chioggia, provincia di Venezia, costruita dal doge Ordelaffo Faliero nel 1100 a.C. sul lido di Pellestrina dove sfocia il Po. Qualche anno fa una pagina della sua lunga storia, sepolta sotto i palazzi moderni di quella che oggi è una cittadina di 50.000 abitanti, si riaprì improvvisamente con il ritrovamento di antichi utensili riportati alla luce dagli scavi in corso per la costruzione di una nuova rete fognaria. Si fermano i lavori, l’area viene dichiarata zona archeologica. Tra i molti reperti rinvenuti c’è una tale quantità di pipe in terracotta che fanno immediatamente pensare che da quelle parti, in tempi remoti, sorgesse un fiorente centro produttivo. L’analisi del suolo, in un esame stratigrafico, ha permesso di datare i reperti. Risalgono al 1600. L’argilla con cui le pipe sono state lavorate è senza ombra di dubbio quella del Po.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Cos’è che rende unica la chioggiotta? Un primo elemento sono i tre fori di comunicazione tra fornello e tubicino porta canna, invece del foro unico caratteristico degli altri modelli. Altro elemento discriminante è il marchio di fabbrica che nelle chioggiotte manca (sono presenti in qualche modello solo le iniziali dell’artigiano) al contrario delle pipe di terracotta in genere. L’esistenza di una vera e propria industria, e del connesso commercio, è documentata su alcuni testi d’epoca depositati nella biblioteca comunale di Chioggia. In questi documenti viene ricordato Angelo Nordio, titolare di una manifattura in Calle Vescovi, nonché le fasi di lavorazione dell’oggetto di artigianato. Come centro commerciale Chioggia giocò un ruolo di rispetto anche negli scambi con l’estero, soprattutto con Francia, Austria, Turchia, Ungheria.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           A Chioggia le manifatture delle pipe in terracotta erano del tutto autosufficienti. La produzione comprendeva anche lo stampo in piombo necessario per le forme delle pipe, che veniva fuso dallo stesso piparo. Quando il metallo era ancora allo stato fluido, veniva colato su tavolette di legno di circa 5 centimetri di spessore, sulle quali erano incise le figure desiderate.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il catalogo più completo, pur nella limitatezza del materiale archeologico rinvenuto, è contenuto nel trattato di Giorgio Boscolo “la Pipa Chioggiotta”. In questo lavoro è contenuto circa un centinaio di pipe, catalogate tenendo conto di due fattori, la cronologia e l’evoluzione tecnica. In questa maniera i reperti sono stati suddivisi in tre periodi: quello fino al 1750, fino al 1850 e quello sino alla fine della seconda guerra mondiale. Nel primo periodo le pipe sono di forma semplice ed essenziale, il colore è rosso (in gamme variabili). Più curati nella forma gli esemplari del secondo periodo, il colore rosso passa al rosa, al giallino, per finire in giallo avorio. Il terzo periodo corrisponde al momento particolarmente felice espresso dall’estro artigiano, specializzandosi in piccoli capolavori d’arte ceramica. Le pipe sono cariche di fregi e bassorilievi, mentre continua la predominante del colore giallo-avorio. In linea di massima si può dire che le dimensioni crescono nel tempo, risultando più grandi, oltre che più raffinate, le pipe del terzo periodo.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Dal punto di vista pratico quali sono i vantaggi che la pipa in terracotta offre al fumatore? Prima di tutto l’enorme affidabilità: questa pipa non pone né problemi di rodaggio né di particolari manutenzioni. Si carica e si fuma semplicemente. L’alta temperatura dei forni libera da ogni impurità la terra e rende particolarmente pulito il suo fumo. Inoltre è molto semplice rimuovere le incrostazioni (possedendo un camino). Basta infilare la pipa sotto la cenere di un focolare e aspettare che il catrame si sciolga.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Le qualità della ciosota sono tali da giustificare ancora oggi, a distanza di secoli, una produzione di tutto rispetto, anche se su scala ridotta rispetto all’epoca d’oro, fra il secondo ed il terzo periodo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Smoking numeri 3 e 4 anno nono, 1983.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Sat, 18 Mar 2023 12:11:07 GMT</pubDate>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Sandro Pertini: un  fumatore di pipa</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/sandro-pertini-un-fumatore-di-pipa</link>
      <description>Sulla pipa</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/foto06.jpg" alt="Un gruppo di uomini cammina davanti a un cartello che dice tabacchi"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           PERTINI. QUELLE CENTO COSE CHE SO DI LUI, COME FUMATORE.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Di Fausto Fincato, nel 1983
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ﻿
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Mi è toccato il compito di parlare di lui, non come personaggio pubblico, ma come fumatore. Logico. Non tanto perché sono il direttore della rivista ma perché da quindici anni sono il suo fornitore di fiducia. Chi meglio di me, in teoria, dovrebbe saperne di più? Oltretutto la passione del Presidente per la pipa, e lui davvero non fa nulla per nasconderlo, non è un hobby da poco, ma forse una delle sue cose più intime, più amate. Tanto più amate che un giorno la signora Carla, moglie del Presidente, venne da me in negozio al solo scopo di conoscermi. Attraverso le pipe ed i problemi che gli davano, il Presidente le aveva tanto parlato di questo Fincato che le era venuta la curiosità di vedere almeno che fisionomia avesse.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Mi si chiede quindi di parlare di Pertini fumatore e non è un compito facile. Non certo perché il Presidente sia di gusti variabili od instabili, tutt’altro, ma perché attraverso i nostri accessori – e la pipa ne è certo uno - si entra nella vita privata di una persona, se ne conoscono educazione, gusti, personalità in una parola. Una questione riservata dunque ed il Presidente è appunto una persona riservata, seria e riservata. Ma è anche molto gentile e spero che non si adombri se spilluzzicherò qua e là fra le sue abitudini, per renderle pubbliche. Ho sottolineato la sua gentilezza non a caso. E’ un tratto costante nella personalità del Presidente.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In quindici anni che lo assisto nel suo hobby lui, che a mio avviso ha la collezione di pipe moderne più belle del mondo ed anche numerosa (supera le 700), mi avrà portato ad aggiustare non più di cinque pipe. Tutte cose da poco, inoltre, dovute a cadute o a colpi accidentali, non certo a trascuratezza verso la pipa. Trattarle bene è per lui quasi un rito, un fatto d’amore. Ancora oggi, con tutto il daffare che ha, la piccola manutenzione la fa da solo, per tutte le pipe.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Tanto amore evidenzia un altro lato del carattere: è un perfezionista. A parte il fatto che della pipa gusta notevolmente il lato estetico oltre che la bontà intrinseca della radica nella fumata, per cui per paura di rovinarla gli piace caricarla a metà (non me lo ha mai confessato ma si vede dalla crosta), nel caso di quelle quattro o cinque riparazioni è venuto di persona a dirmi come si erano rotte, dandomi il suo parere su come andavano aggiustate e volendo sapere io cosa ne pensavo. Sono trent’anni, in quarantadue di vita, che bazzico questo mestiere, di clienti ne ho trattati, ma come il Presidente tutta l’ ”arte” appresa non serve a nulla: se non sei più che convincente e logico nelle argomentazioni, non ti segue. Ci vuole veder chiaro fino all’estremo, non lascia quasi nulla all’improvvisazione.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Parlare di Pertini fumatore non può prescindere dal chiarire una vecchia polemica. molti lo accusano di non essere un gran fumatore, di avere la pipa sempre in mano, sì, ma spenta. Ho conosciuto Pertini quindici anni fa gran fumatore e lo è ancora. Guardatelo mentre accende la pipa: non sbuffa mai, sa tirare il suo fuoco con sapienza. Pipa spenta? Tutte fandonie. Oltretutto le sue pipe hanno quasi tutte fornelli capienti, da 4-5 grammi, per intenderci. Il fornello capiente è una costante nelle sue pipe e chiama il discorso sul tipo che piace al Presidente: un po’ corta, semicurva, fornello capiente e rotondo, liscia. Non gli dispiacciono le sabbiate, riconosce che la radica è buona e la fumata più fresca, ma da appassionato qual è una fiammata lo attira in maniera sensibile. Perché? Per un altro aspetto del suo carattere: è profondo nei suoi amori, quasi passionale e vuole il meglio. Delle sue pipe non si stanca mai. Le vede una per una, le apprezza, le critica, se le gode. Sceglie le pipe secondo l’occasione. Per tradizione ogni inizio anno comincia una pipa nuova e la sua avidità nell’hobby la dimostra riuscendo a provare quasi tutte le pipe che gli regalano.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ha cominciato come tanti con le classiche inglesi (Dunhill – Charatan) ma oramai Mastro de Paja, Castello, Savinelli sono le sue preferite. E’ una semplice constatazione, non voglio fare scoperte sensazionali, ma attraverso le sue scelte si evidenzia perfettamente l’andamento del mercato della pipa in Italia negli ultimi venti anni.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           D’obbligo a questo punto una parola sul tabacco ed ancora una volta viene fuori un aspetto del suo carattere: la sensibilità. La povera Diana Ruggi, la sua segretaria, è costretta a passare ore con lui per annusare il fumo della sua pipa e rassicurarlo che il tabacco che sta usando è piacevole o almeno sopportabile per l’olfatto di chi gli deve stare vicino.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Con tutto questo gran parlare delle sue pipe viene da chiedersi se il Presidente ne sia un buon intenditore. A mio avviso, per il troppo amore della forma, è bravo ma non perfetto, dove invece è un eccezionale esperto è nell’ambra (è un buon collezionista anche di pipe antiche).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Per finire un aneddoto che riafferma il suo perfezionismo. In un simpatico incontro di anni fa tra lui e Savinelli, guarda caso cominciarono a parlare di pipe. Dalle pipe si passò ai portapipe ed al problema del Presidente che in commercio non riusciva a trovarne di veramente comodi. Savinelli cercava di dimostrargli che quelli che produceva andavano bene, che doveva utilizzarli in un’altra maniera. Pertini se lo guardò, non era convinto per niente, prese carta, penna e in un batter d’occhio, con mano precisa, gli fece un disegno chiarissimo di cosa lui voleva. Sobrio, efficace, pratico, in negozio, senza aver mai detto che il disegno è di Pertini, ne vendo moltissimi.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Smoking numero 2 anno nono, 1983.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Wed, 15 Mar 2023 09:44:29 GMT</pubDate>
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    </item>
    <item>
      <title>Il bocchino della pipa 2</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/il-bocchino-della-pipa-2</link>
      <description>Sulla pipa</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
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          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/20210605_153901.jpg" alt="Una pipa marrone con manico di bambù su uno sfondo bianco"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           IL BOCCHINO
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           A parte le pipe di gesso – che normalmente si presentano in pezzo unico con il bocchino – e quelle di terracotta – che montano un rametto di marasca forato e leggermente ricurvo – il campo della nostra indagine rimane circoscritto all’ebanite, al metacrilato (o plexiglass), al corno e all’ambra.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L’ebanite è una para vulcanizzata, una mescolanza di gomma e zolfo, scoperta in Inghilterra nel 1878 e perfezionata poi da chimici tedeschi. Il bocchino di ebanite è senz’altro il più frequente. Presenta caratteristiche di morbidezza e facile adattabilità alla dentatura, con conseguente migliore stabilità in bocca. Intuibili controindicazioni sono una durata più limitata ed una predisposizione alla perdita della lucentezza naturale, per ovviare alla quale è necessaria una frequente manutenzione.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Per il bocchino in metacrilato potremmo semplicemente invertire il discorso fatto a proposito dell’ebanite. Pro: eterna lucentezza, inutilità della manutenzione esterna, maggiore resistenza alla corrosione dentale grazie alla sua durezza. Contro: minore adattabilità alla dentatura, maggiore “freddezza” nel contatto orale, minore stabilità in bocca e, nel novanta per cento dei casi, maggiore spessore a causa della difficoltà di lavorazione.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il bocchino in corno è ormai un’autentica rarità. Molto usato nel secolo scorso, prima della scoperta dell’ebanite – e a maggior ragione del metacrilato – è oggi caduto praticamente in disuso a causa della sua naturale porosità e quindi impregnabilità agli umori residui del fumo e non solo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Al bocchino in ambra abbiamo riservato il posto di re dei bocchini. È infatti un autentico gioiello, presentando le caratteristiche della bellezza e della rarità. Non a caso vediamo i bocchini in ambra montati quasi esclusivamente sulle costosissime pipe di schiuma, e nemmeno su tutte. Come ogni cosa bella e preziosa al tempo stesso è estremamente fragile e delicato, necessitando di particolare manutenzione a causa del suo rifiuto congenito ai comuni solventi chimici. L’ambra è una resina fossile costituita da carbonio, idrogeno e ossigeno. Non è un composto chimico ben definito e contiene quantità variabili di acido succinico sulla cui presenza si basa la distinzione dalle altre numerose resine fossili. Ha un peso specifico di poco superiore a quello dell’acqua (1,05-1,10); durezza bassa (2,5-3); temperatura di fusione 350°; colore variabile: giallo chiaro, giallo scuro tendente al rosso o al bruno, raramente azzurro e verde; alcune varietà presentano notevole fluorescenza per cui il colore, che è giallo a luce trasmessa, appare azzurro o verde per riflessione. Il valore venale dipende dal colore e dalla trasparenza.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Vi sono bocchini a sezione rotonda, quadrata, rettangolare, ovale; tuttavia, la prima distinzione che dobbiamo fare è quella del bocchino a perno, potremmo dire quello normale, e del bocchino a floc o “ad innesto” o “army mounted”. Questo sistema, se pure esteticamente meno gradito di quello a perno, è senz’altro più solido: infatti la pipa risulta più resistente alle sollecitazioni e consente l’ estrazione dell’imboccatura anche a pipa accesa. Unico inconveniente è che il sistema di incastro deve essere estremamente preciso, pena la facile caduta della testa.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Un’altra divisione imprescindibile è quella fra bocchino liscio e bocchino a sella. Qui il primo va a scemare dolcemente verso il dente, mentre il secondo presenta uno sbalzo improvviso. E’ la distinzione che c’è fra le forme classiche “Liverpool” e “Lovat”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Anche il dente del bocchino può presentarsi più stretto o più largo: il secondo ha più superficie e si tiene meglio fra i denti. Così come il foro di uscita del fumo può essere tondo o svasato. Il secondo ha minore concentrazione su un punto e quindi irriterà meno lingua e palato.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Infine, per gli interventi più semplici, si può accennare al perno del bocchino: se “forza”, basta lubrificarlo con la grafite di una matita. Se invece “balla”, il procedimento è un po’ più complicato: lo si ammorbidisce con il calore (acqua bollente o rapido passaggio di una fiammella), lo si preme (in verticale) in modo che si allarghi alla misura voluta, lo si immerge subito in acqua fredda per “fermarlo” a quel calibro.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/20210122_184248.jpg" length="35686" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Fri, 10 Mar 2023 09:31:25 GMT</pubDate>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Il bocchino della pipa</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/il-bocchino-della-pipa</link>
      <description>Sulla pipa</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
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          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/20211217_162602.jpg" alt="Una pipa nera con un gambo bianco su una superficie bianca"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           CORNO, EBANITE O METACRILATO
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Come i meno giovani ricordano, in epoche ormai lontane i bocchini venivano realizzati per lo più con il corno di bue. Questo materiale presentava alcuni vantaggi ma anche molti svantaggi. Il primo era del tutto soggettivo e costituito dalla bellezza del colore e della sua variegatura, quando il bocchino era ancora nuovo. Ma era difficile da lavorare perché soggetto a crepe e con l’uso assumeva colori decisamente sgradevoli; per non parlare del fatto che le materie organiche (l’osso, il corno ed il legno stesso) sono porose e quindi igienicamente rischiose, influiscono sul sapore del fumo e per tutto ciò non si usano più.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quando insomma ci si rese conto che il corno aveva fatto il suo tempo si passò a escogitare un materiale alternativo. All’inizio del secolo, in Inghilterra, si fecero i primi esperimenti per sostituire il corno con l’ebanite. Da allora, questo materiale ha subito migliorie di carattere chimico-tecnico e rimane ancora di fatto il più diffuso. Altrettanto rivoluzionario è da considerarsi lo sviluppo del metacrilato, avvenuto (in Italia) nei primi anni del secondo dopoguerra, ad opera di Carlo Scotti, il creatore delle Castello. Esistono sostenitori accaniti dell’ebanite e sostenitori altrettanto accaniti del metacrilato. Quest’ultimo è più difficile da lavorare, è troppo “duro”, è “vetroso”, è “freddo”, “scivola” sui denti. D’alto canto si mantiene integro e lucido per un tempo indefinito, non è soggetto all’azione dei raggi ultravioletti o a quello di salive particolarmente aggressive, che provocano l’ingiallimento dell’ebanite, dovuto all’affioramento in superficie dello zolfo contenuto nella mescola.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il componente essenziale per produrre l’ebanite è la gomma naturale, quella di qualità migliore, che arriva in Italia dalla Malesia sotto forma di smoked sheets, cioè lastre affumicate; alla gomma viene aggiunto zolfo, di produzione nostrana e si procede poi a versare la mescola in stampi di acciaio o alluminio. Successivamente si esegue la vulcanizzazione in autoclave, alla temperatura di 180 gradi, ottenendo così una polimerizzazione spinta. Quello che abbiamo a questo punto è un bocchino grezzo, che viene consegnato ai fabbricanti di pipe, i quali provvedono a montarlo e rifinirlo direttamente sulla testa di radica.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           I sostenitori dell’ebanite sostengono che essa è più gradevole da addentare, è più elastica adattandosi meglio all’assetto mascellare, ma non parlano del difetto intrinseco di questo materiale: appunto, il suo progressivo ingiallimento. I produttori lavorano da anni a perfezionare le formule ma è sufficiente procedere ad una lieve abrasione superficiale delle parti ingiallite e l’ebanite riassumerà l’originale brillantezza. Più facile a dirsi che a farsi! Nessun fumatore normale è in grado di riportare il bocchino di ebanite alle condizioni originali. L’ebanite diventa lucida e brillante se trattata alla mola con vari tipi di paste, poi sottoposta alla ceratura. Da aggiungere che anche le mole devono essere di tipo diverso per il tessuto; non solo, girano a diverse velocità ed ognuna di esse non può assolutamente cambiare tipo di pasta. Dunque, meglio rivolgersi ad un negozio o ad un laboratorio specializzato.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Una precauzione che non ci stancheremo mai di raccomandare - e che vale sia per l’ebanite che per il metacrilato - è quella di non smontare mai il bocchino dalla radica a pipa ancora calda. I due materiali hanno un indice di dilatazione differente, quindi il pericolo di rottura è elevato, sia per il bocchino che per il cannello. Quando si fuma in maniera affrettata, per esempio,la pipa subisce un vero e proprio surriscaldamento, al quale le due parti che lo compongono reagiscono in modo diverso: questo può creare difficoltà nel punto di congiunzione.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Pochi poi applicano un’altra precauzione e cioè quella di impugnare il bocchino con tutta la mano al momento di toglierlo: in questo modo si sfila il perno senza imprimergli pericolosi movimenti di oscillazione, di su e giù. Sembra un consiglio banale, ma il non averlo seguito ha provocato più rotture di perni e di cannelli di quanto si creda.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Smoking numero 2 anno ottavo 1982; numero 4 anno ottavo 1982.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Fri, 10 Mar 2023 09:22:05 GMT</pubDate>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>La stagionatura della radica</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/la-stagionatura-della-radica</link>
      <description>Sulla pipa</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/img_3245.jpg" alt="Un pezzo di legno è appoggiato su una superficie bianca."/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           LA STAGIONATURA DELLA RADICA
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il tecnico-fumatore deve assumersi l’ingrato compito di sfatare almeno le leggende che si sono create intorno ai processi produttivi. Si dice: la radica migliore viene dal cuore del ciocco, ma questo è assolutamente inesatto, in quanto la parte centrale del ciocco è proprio quella più scadente e inutilizzabile. Si dice: la pipa nuova va spalmata internamente di miele oppure la pipa nuova va immersa nella grappa… Se qualcuno gradisce queste alchimie, faccia pure; ma tecnicamente non c’è alcun motivo per farlo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Si dice: la radica deve essere stagionata e quanto più è stagionata, tanto più la pipa sarà buona. Ma che cos’è la stagionatura? Nella vita di tutti i giorni usiamo questa parola come sinonimo di invecchiamento, la applichiamo a certi liquori, a certi vini, a certi formaggi. Tutti noi abbiamo usato la parola stagionatura anche per la radica, ma la parola non è appropriata. In effetti le fabbriche di pipe hanno, chi più chi meno, un notevole stock di abbozzi in giacenza. Questa grande quantità di abbozzi non è stoccata per essere stagionata, bensì per essere essiccata. Tecnicamente essenziale è che l’abbozzo sia secco e lo si giudica tale quando la sua umidità relativa è di circa il 15%. Questa è la percentuale ottimale affinché tutte le lavorazioni avvengano nel migliore dei modi. Si potrebbe teoricamente lavorare il legno con una percentuale di umidità più alta, ma ci sarebbero degli inconvenienti quali, ad esempio, che la linea della pipa, dopo la tornitura, venga a deformarsi perché le fibre del legno continueranno a muoversi fino ad essiccazione stabilizzata: una pipa tornita rotonda potrebbe ovalizzarsi, un’altra potrebbe abbassarsi o gonfiarsi sui lati, una tornita con la canna dritta potrebbe diventare semicurva; in quasi tutte il foro della canna, dove si innesta il bocchino, si modificherebbe nel diametro o si ovalizzerebbe. Qualora invece la percentuale di umidità relativa dovesse scendere al di sotto del 10-11%, le fibre perderebbero la loro elasticità, il legno potrebbe creparsi e si renderebbe più difficile la tornitura, perché gli utensili, invece di sfogliare il legno in trucioli regolari, potrebbero strapparlo, con conseguenze negative per le successive lavorazioni. Inoltre, in certi climi la radica, già secca, può venire attaccata da un particolare tarlo che, se dovesse “metter su famiglia” addio pipe!
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quando gli abbozzi arrivano alle fabbriche di pipe dalle segherie, sono ancora saturi di umidità propria e di umidità acquisita durante la bollitura. Per eliminarla, la cosa più semplice sembrerebbe quella di esporli in un ambiente ben ventilato ma la radica, estremamente delicata nel suo stretto intreccio di fibre diverse, si spaccherebbe nella quasi totalità e sarebbe quindi da buttare. E’ quindi indispensabile conciliare le due esigenze di avere un processo di essiccazione non troppo lungo, ma non così veloce da compromettere l’integrità del legno.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Al di là dei molti sistemi di essiccazione sperimentati, al fine di abbassare i tempi con costi passivi più limitati, il più efficace è quello naturale: inizialmente gli abbozzi vengono lasciati nei sacchi per un periodo medio di 12-15 mesi, in un ambiente limitatamente aerato, per poi essere tolti dai sacchi ed esposti all’aria su apposite tavole di legno traforate, dove rimangono per ulteriori 4-5 mesi. Il sistema più scientifico per valutare il processo di essiccazione riguarda l’uso di un particolare strumento elettronico che, su un’apposita scala graduata, segnala l’umidità relativa all’interno dell’abbozzo. Un altro sistema, un po’ empirico, ma infallibile e rapido, se usato da persone di lunga esperienza, è quello di picchiare fra loro due abbozzi: secondo il suono che danno si capisce se la radica è secca.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E’ invece appropriato parlare di stagionatura quando ci si riferisce alle teste di pipe già tornite, che è auspicabile rimangano nei magazzini per un certo tempo prima di essere finite e vendute. In questo caso l’invecchiamento del legno non può creare alcun inconveniente futuro, anzi senz’altro determina un miglioramento. Infatti le teste già tornite, offrendo all’aria tutta la loro superficie interna ed esterna, tendono a perdere, in maniera semplice e soprattutto naturale, l’eventuale umidità residua, favorendo in questo processo la completa apertura della porosità, in primo luogo di quella parte interna del fornello in cui poi si fumerà.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Smoking numero 2 anno ottavo, 1982
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Thu, 09 Mar 2023 12:36:10 GMT</pubDate>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Quella pipa non tira</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/quella-pipa-non-tira</link>
      <description>Sulla pipa</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/IMG_20200115_172206.jpg" alt="Una pipa nera con un cannello argentato su uno sfondo bianco."/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           QUELLA PIPA NON TIRA
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            La pipa è fatta in modo da assicurare un tiraggio sufficiente, a meno che non sia proprio clamorosamente sbagliata, che il cannello non sia completamente forato, che i canali di cannello e bocchino non combacino e balorde ipotesi del genere. Tutte le pipe dunque tirano, almeno quelle di qualità. Tirano anche quelle che hanno il foro non proprio sul fondo del fornello, nel qual caso l’inconveniente è, se mai, che può restare un po’ di tabacco non bruciato.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nella maggior parte dei casi, un tiraggio impossibile, difettoso o faticoso vede la pipa innocente; la colpa del tiraggio imperfetto è del fumatore. Due le cause fondamentali: mancata pulizia e carica costipata o comunque mal fatta. Veramente c’è un’altra evenienza che può essere attribuita a disgraziato incidente: è la briciola, il frammento di tabacco un po’ grosso che vada dispettosamente a ostruire il foro in fondo al fornello.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Sulla pulizia basta dire che se un fumatore trascura la sua pipa fino al punto di lasciarne intasare il condotto, è meglio che si dedichi ad altro. Non merita la pipa. La seconda causa è la responsabile del maggior numero di casi. La pipa non tira, o tira a fatica, perché è stata caricata male. Troppi fumatori danno scarsa importanza a questa operazione che invece è fondamentale per assicurare una fumata “liscia”, uniforme, senza ripetute accensioni. Un conto è dover riaccendere una volta o due, altro è non riuscire a fare dieci tirate di seguito. Il tabacco troppo umido è la prima causa di “impasto” nel fornello: basta lasciarlo un po’ all’aria oppure caricarlo in scioltezza, senza premere troppo, lavorando accuratamente di pigino per aggiustare in continuazione la carica. D’altro canto anche un tabacco troppo secco non consente una fumata regolare, perché brucia in fretta e riscalda pipa e fumo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ma restiamo al caso più frequente di tabacco in normali condizioni di umidità. Si carica a pizzichi, non a badilate; piccoli pizzichi depositati all’interno del fornello con pressione via via crescente, in modo che sotto circoli più aria. Ci aiuta qui il famoso detto inglese che la pipa deve essere caricata dapprima con la mano di un angelo, poi con quella di un bambino, di una donna e infine di un uomo. Un buon colpo di pollice completa l’opera, livellando la superficie.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Se invece si sente resistenza, vuol dire che la carica è riuscita troppo serrata. Allora, si usa l’ago del pigino forando la carota di tabacco in più punti e cercando di liberare il foro del fornello. Ma meglio sarebbe svuotare e ricominciare tutto da capo. Se la carica è troppo pigiata la pipa soffoca, la fumata è faticosa e del tutto insoddisfacente; se la carica è troppo sciolta, la pipa ha eccesso d’aria, si scalda, sgocciola e sfrigola.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il buon tiraggio è assicurato anche da una corretta accensione, che deve avvenire in modo uniforme su tutta la superficie del tabacco e deve essere in genere seguita da una seconda accensione, dopo una sapiente pressione di pigino. Infine c’è il modo di fumare, diciamo pure la tecnica. L’errore più frequente e deleterio è quello di tirare con boccate troppo robuste e ravvicinate, facendo molto fumo. E se si spegne? Nessun dramma, si riaccende.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Per regolare il tiraggio e aiutare la combustione è importante l’uso del pigino. Serve a premere la brace che si solleva, serve ad attizzare ma più spesso a far “covare” il fuoco. Se la pipa sta per spegnersi, una schiacciatina e alcune boccate più brevi e rapide quasi sempre sono sufficienti per rianimarla. Metodo efficace per stabilizzare la combustione è anche quello di ridurre l’aria che entra nel fornello, coprendolo, tutto o in parte, con la mano.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ultimo aspetto, la cenere. Non va rimossa, ha un suo ruolo nella combustione, contribuisce a far “covare” il fuoco. Tutt’al più, quando la pipa si è spenta, si può eliminare la cenere che cade naturalmente capovolgendo il fornello; poi si calca e si riaccende. Qualcuno sostiene che la cenere ha un suo peso persino nel sapore del fumo: magari è vero, con la pipa non si può escludere niente.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Smoking numero 1 anno nono 1983.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Sat, 04 Mar 2023 09:17:21 GMT</pubDate>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>La pipa di pannocchia</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/la-pipa-di-pannocchia</link>
      <description>Sulla pipa</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/35920_900x900.webp" alt="Una pipa di pannocchia di mais è appoggiata su una superficie bianca."/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           LA PIPA DI PANNOCCHIA
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            C’è una pipa che si può definire tipicamente “estiva”, quella del generale Mac Arthur e di Braccio di Ferro, fatta con la pannocchia di uno speciale granoturco, la corrncob pipe. Sono pipe da pochi soldi, destinate a durare pochi mesi, poi si gettano senza rimpianti.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Danno un fumo fresco e un po’ insapore, motivo per cui sono perfette per assaggiare un nuovo tabacco di cui esprimono totalmente il gusto, senza amalgamarlo con quello delle varie radiche. Non è un caso se vengono utilizzate (quelle molto piccole) nelle manifatture di tabacco dai miscelatori. Questi sono quei veri artisti che, dopo aver cercato e trovato i singoli tabacchi base in giro per il mondo, li mescolano in varie percentuali creando le miscele che poi vengono distribuite dalle aziende e che noi fumiamo, spesso con sussiego se non con vera e propria ignavia. Qui è d’obbligo una precisazione che riguarda le cosiddette miscele casalinghe: i nostri amati miscugli non faranno che peggiorare ogni singola componente della miscela ottenuta. Altrimenti ci sarebbero riusciti loro! Ma la miscela personale non fa che nutrire il nostro amor proprio, fa parte del fascino della creazione e del mondo della pipa.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Torniamo alla pipa di pannocchia. Sappiamo persino il nome di chi l’ha inventata: l’agricoltore John Schrane di Warren Country, nel Missouri. L’invenzione avvenne nel 1869, ma lo sfruttamento industriale cominciò qualche anno dopo. Alcune hanno finiture che vorrebbero impreziosirle e sono generalmente di gusto dubbio. Con le più semplici – e più economiche – ci si può divertire in qualche fumatina non impegnativa, specialmente d’estate. Bisogna però tirare piano, altrimenti scottano. Non hanno problemi di trinciati (come dicevamo), nei limiti della pipa.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La culla di questa pipa è Washington, non la capitale degli Stati Uniti, ma una città sul Missouri che porta lo stesso nome e che si trova a un centinaio di chilometri da Saint Louis. Questa Washington è al centro del corn belt, la grande fascia del granoturco che dà quasi la metà della produzione mondiale. Era fatale che la pipa di pannocchia nascesse qui. La leggenda dice che un pioniere olandese (il cognome, secondo questa versione, sarebbe Schranke) si rivolse appunto a un falegname di Washington per farsi tornire fornelli da pipa con alcuni nuclei stagionati di pannocchia. Il buon olandese scompare subito dalla storia, il falegname intravede i possibili sviluppi commerciali della faccenda e nel 1872 avvia la produzione industriale fondando una fabbrica con l’altisonante nome di Missouri Meerschaum Company. Altisonante e fuorviante, perché non è certo la schiuma la materia prima che vi si lavora.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Questa fabbrica, rilevata nel 1912 da E.H. Otto (la cui opera è stata poi proseguita dal figlio Carl), è ancora oggi la maggiore, affiancata, sempre nella stessa zona, da altre due o tre. Da sola produce sui dieci milioni di pipe l’anno (ndr: l’articolo è del 1983). Riceve la materia prima da una trentina di farms che coltivano, come accennato, una razza selezionata di granoturco che produce pannocchie di grandi dimensioni e di struttura particolarmente compatta. La lavorazione è tutta meccanizzata. Dopo due anni di stagionatura le pannocchie sono tagliate in tre segmenti cilindrici, destinati a diventare tre fornelli, due di dimensioni medie e uno piccolo. Questi abbozzi (così si possono chiamare) sono poi scavati, torniti e sabbiati.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Caratteristiche essenziali di queste pipe sono la leggerezza e la porosità. Il tessuto non è compatto come quello del legno di radica. Assorbono facilmente i liquidi derivanti dalla combustione del tabacco, cosa che comporta la necessità di lasciarle asciugare bene dopo ogni fumata.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Insomma, una pipa non impegnativa, che non promette grandi cose ma offre una “fumatina” asciutta e tutto sommato gradevole. S’intende che la radica è un’altra cosa.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Smoking numero 2 anno nono, 1983.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Thu, 02 Mar 2023 10:06:23 GMT</pubDate>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Il riposo della pipa</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/il-riposo-della-pipa</link>
      <description>Sulla pipa</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
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    &lt;/span&gt;&#xD;
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&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/20210213_130625.jpg"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           IL RIPOSO DELLA PIPA
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Testa in giù o testa in su? Cioè come vanno tenute le pipe quando sono in riposo? E’ uno dei dilemmi del nostro mondo pipario. Ci sono cose ben più importanti da considerare ma, visto che il dilemma divide in due schiere gli appassionati, cerchiamo di esporre le ragioni degli uni e degli altri.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            I testa-in-su sono, in verità, un’esigua ma agguerrita minoranza. Il fornello è la parte più importante, “capitale” della pipa ed è giusto che sia in alto per ragioni pratiche e per ragioni di evidenza estetica. Le prime sono presto spiegate: se si lascia riposare la pipa a testa in giù, avviene una penetrazione supplementare di succhi e di catrami nella grana del legno dilatato dal calore della fumata. Ecco perché poi le pipe sono acide e puzzano. Con il fornello in alto, succhi e porcherie varie scivolano giù verso il bocchino da dove è più agevole rimuoverle. Esiste poi il pregiudizio estetico: noi siamo abituati a vedere gli oggetti, in genere, con la parte grossa sotto e la piccola in alto, per questo ci sembra innaturale il contrario.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Sentiamo le ragioni dei testa-in-giù. Intanto – dicono –rastrelliere,  portapipe e vetrine comportano tutte il fornello in basso: dovrà pur significare qualcosa! L’aria – aggiungono – ha tendenza a circolare verso l’alto: se il fornello è in basso, l’aria può entrare e asciugare il carbone mentre sfugge verso l’alto. Inoltre, a testa in su, l’umidità che scivola nel cannello e nel bocchino impiega molto più tempo ad asciugarsi di quella del fornello, più ampio ed esposto all’aria. Poi, in questo modo l’umidità scende nel bocchino che, quando lo porteremo alle labbra per la prossima pipata, avvelenerà il sapore del fumo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La polemica potrebbe continuare, ma l’oggetto sembra più inutile che motivato. Finito di fumare, si svuota bene il fornello, con cautela ma completamente. Sia che si voglia sbrigativamente soffiare forte nel fornello (magari rovesciato verso terra), sia che si voglia utilizzare la cenere mescolandola, prima di svuotare, per formare un leggero strato più asciutto all’interno del camino, soffiandoci dentro in un secondo momento, indubbiamente il problema risulta molto ridimensionato. Quando poi si passa ripetutamente lo scovolino per eliminare i residui e quanta più umidità possibile, sia dal cannello che dal bocchino, la diatriba risulta veramente inutile.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La cosa determinante è invece un’altra: non si deve mai riporre la pipa appena fumata in una scatola o in un cassetto chiuso. Per asciugare, la pipa vuole aria! Altrettanto importante è non posarla, quando è ancora calda, su una superficie fredda come marmo o vetro.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Conservare le pipe alla rinfusa è sbagliato, perché così ci si priva di un doppio piacere: quello di vedere schierate in bell’ordine le proprie pipe (che sono oltretutto oggetti ornamentali) e quello di poter scegliere a ragion veduta. Come si fa a pescare a caso nella confusione di un cassetto? Lo schieramento ben visibile risponde anche all’esigenza pratica di poter prendere la pipa “giusta” per il momento, la circostanza, la voglia. Ai motivi estetici e pratici si aggiungono poi quelli affettivi, sentimentali: piccola o grande che sia, la collezione di pipe è un motivo d’orgoglio per il fumatore, è comprensibile che voglia esibirla.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Dunque, portapipe, rastrelliere o vetrine. Per chi ha una collezione numerosa queste ultime sono più appropriate, quasi sempre chiuse da vetri fumè, per proteggere dalla luce i bocchini in ebanite. Dotate di prese d’aria laterali, per favorirne la circolazione all’interno, queste ultime riparano le pipe anche dalla polvere. Tuttavia, periodicamente sarà bene dotarsi di un panno morbido per effettuare un’accurata pulizia, perché la capacità di penetrazione della polvere è ben al di là di ogni più ottimistica previsione.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Smoking numero 3 anno ottavo 1982.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Thu, 02 Mar 2023 09:20:07 GMT</pubDate>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Calabash</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/my-poste1771a0c</link>
      <description>Una zucca per Sherlock Holmes</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
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    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/20210410_105525.jpg" alt="Una pipa marrone con un bocchino nero e un tappo bianco"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           UNA ZUCCA PER SHERLOCK HOLMES
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Da millenni le zucche venivano usate – e vengono usate tutt’oggi – come contenitori naturali per materie solide e per liquidi, specie se hanno la forma di fiasco. Il fumo della zucca ebbe origine in Africa molti anni fa. Quando, nel 1652, gli olandesi fondarono Cape Town, iniziò un naturale processo di fusione fra gli europei e le popolazioni indigene, in particolare con gli Ottentotti.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Allora era in piena voga il fumo della canapa, anche se il tabacco venne alla ribalta poco più tardi, talvolta fumato da solo ma più spesso mischiato con la prima. A causa della robustezza di aroma della canapa, la preferenza degli Ottentotti si rivolgeva verso le pipe ad acqua che pertanto erano popolarissime. Queste spesso erano fatte in tutto o in parte di zucca: il grosso frutto conteneva l’acqua, mentre il collo serviva da cannello e l’estremità – quella attaccata alla pianta – veniva portata alla bocca. Gli indigeni la pulivano, la lasciavano seccare al sole e poi non restava che fumare. La zucca usata ancora oggi per la fabbricazione delle Calabash è la Lagenaria Vulgaris, della stessa famiglia del cetriolo e del melone.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L’uomo che per primo esportò nel mondo la pipa di Calabash fu l’inglese H.L. Blatter. Questo originale ed eccentrico tipo di pipa ebbe il suo prototipo nell’estremità meridionale del continente nero e visse il suo momento di gloria durante la Guerra dei Boeri, nel 1899. Prima di questo conflitto, infatti, la Calabash era pressoché sconosciuta al di fuori della sua terra d’origine ed i soldati che combatterono questa guerra (principalmente canadesi, neozelandesi e australiani) ne portarono in patria esemplari alla fine del conflitto. Tuttavia, anche se dava un fumo piacevole e fresco, ci volle ancora tempo perché la Calabash occupasse un posto di rilievo nelle collezioni di tutto il mondo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nel 1899, i genitori di Blatter risiedevano a Birmingham, in Inghilterra. Il fratello Ernest e la sorella Marguerite decisero di trasferirsi in Sud Africa e di lanciarsi nel mondo degli affari. Egli aveva allora 16 anni e il sogno dell’avventura non lo fece resistere a casa per molto: tre mesi dopo raggiunse il fratello e la sorella a Cape Town dove questi avevano aperto una piccola bottega. Nei successivi tre anni – in cui fu combattuta appunto la Guerra dei Boeri – i Blatter ingrandirono il loro giro di affari, a tal punto che un gran numero di soldati volle portarne qualche esemplare in patria. La produzione non era sufficiente a soddisfare le richieste del mercato. Quando però, nel 1902, la guerra finì, ebbe termine anche il boom delle pipe. Blatter tornò allora in patria cercando di creare un mercato per il suo prodotto, ma le ditte inglesi del settore la considerarono una bizzarria, una moda passeggera. Insomma, il nostro Blatter se ne tornò sconsolato in Sud Africa lasciando tutte le pipe invendute in Inghilterra, non sembrandogli valesse la pena di riportarle con lui. Tuttavia, il suo tentativo in patria era stato solo prematuro di qualche mese, infatti l’anno seguente, al suo ritorno a Londra, vendette tutte le sue scorte ed ebbe ordini per altre centinaia, con copiosi profitti.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La Calabash è la pipa tecnicamente ideale perché è leggera, ha un’ampia camera di raffreddamento per il fumo, il tabacco brucia in un fornello di schiuma che lascia intatte le caratteristiche di aroma e infine si abbellisce, brunendosi con l’uso. Il fumo è asciutto, fresco e gradevole ma è sempre stata piuttosto costosa, in quanto costruita interamente a mano e spesso dotata di un bocchino in ambra. Ogni fornello di schiuma è montato in un anello di sughero per assicurare una buona tenuta. Il collo della zucca è raccordato al bocchino mediante un floccaggio spesso in radica.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quanto alla zucca vera e propria, questa è coltivata a sviluppo forzato: è predisposta cioè ad assumere la forma curva che conosciamo, avvalendosi di un asse dotato di piccoli pioli che tengono il collo in una posizione di crescita obbligata. Le migliori zucche sono ancora oggi coltivate in Africa da dove vengono inviate alle fabbriche europee.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Mark Twain, il famoso scrittore del Missouri, era un grande estimatore di questo genere di pipa e Sir Arthur Conan Doyle ne consacrò la ricercatezza d’immagine ponendola perennemente fra i denti del suo notissimo Sherlock Holmes.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Smoking  numero 1 anno settimo 1982; numero 4 anno undicesimo 1985.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Fri, 24 Feb 2023 10:39:05 GMT</pubDate>
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      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Le pipe lisce</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/le-pipe-lisce</link>
      <description>Sulla pipa</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/image_50361857-9e86536d.JPG"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           LE PIPE LISCE
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La radica, in quanto frutto della natura, nasce e si sviluppa senza schemi preordinati, né la cura dell’uomo può modificarne la crescita. Gli abbozzi e le pipe, che sono i successivi prodotti ad opera dell’uomo, non possono che seguire ciò che la natura ha fatto. L’uomo può soltanto, se esperto, capace e corretto, valorizzare il buono ed eliminare il cattivo offerto dalla natura stessa.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La prima selezione avviene nelle segherie del ciocco. Si ottiene così una scala di qualità. Le fabbriche di pipe acquisteranno le qualità migliori o intermedie o basse, a seconda del proprio livello di produzione e dei propri mercati. (1).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quando gli abbozzi arrivano alle fabbriche di pipe nascondono ancora, nel loro interno, le proprie caratteristiche, in quanto erano stati suddivisi in qualità per come si presentavano all’esterno dopo il taglio. Si sa che, pur lavorando il meglio, la percentuale di teste perfette è comunque bassa. Le imperfezioni, ovvero i piccoli o meno piccoli punti neri, si presentano su quasi la totalità delle teste tornite. La finitura più adatta (liscia, sabbiata o rusticata) è in funzione delle caratteristiche della venatura e del numero delle imperfezioni. Se una pipa ha una radica ben venata o con pochi punti neri è ovviamente una bella pipa, e la si può valorizzare con la finitura liscia e con un colore che ne evidenzi la bellezza. Il finissaggio sarà tanto più curato, e quindi costoso, quanto maggiore sarà il pregio rivelato dalla pipa.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ci sono anche pipe lisce in cui si notano delle stuccature; e si notano, magari dopo attenta osservazione, solo quelle di una certa grandezza. Niente paura: queste stuccature non compromettono la bontà della pipa, come non modificano le tecniche di base con cui la pipa è stata realizzata. E’ soltanto una pipa che costa un po’ di meno. Se la radica è di buona qualità ed il difetto non ha una gran profondità, invece della stuccatura, si potrà procedere alla sabbiatura o alla rusticatura della testa. Diverso è il discorso per un’altra caratteristica del legno di radica: quella che in gergo viene chiamata il “liscio”, ovvero quella zona in cui, invece della vena o della grana, si vede una scialba uniformità di fibra, quasi una macchia scura. Questo significa che quel singolo abbozzo è stato ricavato anche da una zona vicina al fusto: in altre parole, quell’abbozzo è composto anche di legno normale e non unicamente di nobile radica. Paradossalmente proprio queste zone “lisce” sono di norma prive di difetti. Quindi è meglio una pipa con bella venatura o grana e con stuccature non evidenti che una pipa “sana” ma senza vena. In quanto a bontà, quando la pipa verrà fumata, le pipe perfette come venatura e prive di stuccature danno le stesse garanzie d’uso di quelle non così perfette. Le prime sono soltanto molto rare e per conseguenza costose.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Non consideriamo nemmeno le sbrigative spruzzature di vernice poliestere sulla superficie della pipa con le quali alcuni produttori sostituiscono i procedimenti poi descritti. Così una pipa appare brillante ma risulta innaturalmente vetrosa al tatto. Difetto sostanziale che peserà sul rendimento: ha perduto tutta la sua porosità. E’ praticamente della radica soffocata da uno strato di plastica che oltretutto sarà persistente nel tempo.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ritorniamo ora ai processi di lavorazione di una pipa liscia di buona qualità: 1) La pipa viene passata manualmente con carta o tela abrasiva di grana ogni volta più fine. La carta o tela viene montata su dischi di diversi diametri e curvature in modo da aderire in maniera morbida ai piani e alle curvature delle diverse zone della pipa. L’insieme di queste lavorazioni comporta che ogni singola pipa deve essere presa in mano da venti a venticinque volte. 2) la fase successiva è la coloratura. In relazione al colore finale che si vuole ottenere o al contrasto più o meno accentuato che si vuole determinare tra vene chiare e vene scure, si danno al legno da due a cinque mani di colore, con intervalli di tempo sufficientemente lunghi. 3) fra una mano di colore e l’altra, le pipe vengono ripassate con speciali mole di cotone leggermente abrasive, le quali tolgono dalla superficie del legno il colore eccedente, lasciando soltanto quello già penetrato. I produttori più sbrigativi trascurano questo importante procedimento. 4) Il fissaggio del colore è ottenuto con segretissimi processi di alchimia artigianale e garantisce che il colore stesso rimanga incorporato nel legno, senza sporcare le mani del fumatore. 5) la ceratura finale dà un piacevole senso di brillantezza.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Questa ceratura, dopo le prime fumate ovvero al contatto della mano, scomparirà rendendo il legno leggermente opaco, ma senz’altro più bello e “naturale”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ﻿
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           (1). La classificazione internazionale è la seguente:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           AB – raggruppa le teste assolutamente perfette e senza puntinature. Devono inoltre presentare un’eccellente venatura con fiamma e/o occhio di pernice.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           C – le teste di questo gruppo devono avere le medesime caratteristiche di venatura del precedente, ma ammettono qualche piccolo punto nero (che potrebbe anche essere eventualmente stuccato).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           XA – anche in questa categoria la venatura deve essere ad alto livello. Soltanto alcune piccole imperfezioni o tarette del legno sono ammesse e successivamente stuccate. Sarà comunque difficile, a pipa finita, vedere le stuccature, in quanto poche e piccole.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           XF – la venatura può presentare qualche zona meno compatta; ammesse alcune stuccature purché non grandi ed in piccolo numero.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           II – le teste di questo gruppo hanno una venatura ancora discreta, qualche volta anche buona. I difetti del legno comportano un certo numero di stuccature, che peraltro devono essere superficiali e non troppo evidenti.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           III – Vi sono teste con imperfezioni di una certa evidenza, e teste con meno imperfezioni, ma con scarsa venatura o con “liscio”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           IV – a questo livello non si dà più importanza alla vena, in quanto il numero delle tare ne annulla qualsiasi eventuale caratteristica, anche se buona.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           V – sono teste con grossi ed evidenti difetti, tali da poter compromettere il buon uso della pipa. In periodi di crisi energetiche possono trovare ottimo impiego nella stufa.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Usando la più selezionata, rara e costosa radica, quella che nel mercato degli abbozzi viene chiamata extra-extra (le altre sono extra, prima, misto, seconda), si ottiene una resa che può essere percentualmente così suddivisa: AB 0,2%; C 3%; XA 15%; XF 20%; II 25%; III 15%; IV 10%, V 7%; rotte o scarto 5%.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Smoking numero 4 anno settimo 1981.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Tue, 21 Feb 2023 10:01:15 GMT</pubDate>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Pipe sabbiate e rusticate</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/pipe-sabbiate-e-rusticate</link>
      <description>Sulla pipa</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/20211030_124700.jpg" alt="Un primo piano di un tubo su uno sfondo bianco"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           PIPE SABBIATE E RUSTICATE
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quando si parla di pipe sabbiate o di pipe rusticate (qualcuno le chiama anche “zigrinate”) è facile vedere sul volto dei fumatori un’espressione di scetticismo che sta a dimostrare un loro pregiudizio (negativo) verso dei finissaggi che, a parer loro, servono esclusivamente a mascherare dei difetti del legno. Ma la pipa sabbiata non ha nulla a che fare con quella rusticata.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Pipe sabbiate, la venatura che si può anche toccare. Ma per poterla vedere ed anche toccare è necessario fare un’attenta selezione preventiva sulle teste grezze, che devono presentare determinate caratteristiche. La prima è che la venatura del legno sulla pipa grezza si presenti col tipico andamento incrociato. Ci devono cioè essere delle venature orizzontali che corrono tutt’intorno al vaso e delle venature verticali, corrispondenti alla fiamma delle pipe lisce. Sia per la vena orizzontale che per quella verticale c’è un’alternanza di legno più molle e legno più duro. E’ quindi ovvio che la sabbia scaverà maggiormente la vena molle, lasciando in rilievo quella più dura. A pipe già sabbiate si potranno notare delle venature orizzontali solitamente molto marcate e delle venature verticali più fini che rompono e frastagliano la regolarità di quelle orizzontali, risaltando in sottili coste e spigoli. E’ valido quanto scritto altrove in tema di leggerezza, senza intaccarne la compattezza, ed in tema di raffreddamento, a causa della maggiore superficie a contatto con l’aria. Abbiamo insistito sul disegno della venatura, perché è proprio questa che distingue una pipa sabbiata di pregio da una pipa sabbiata qualsiasi.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La seconda caratteristica importante è che si devono usare delle teste decisamente sane. Infatti, altrimenti la sabbia sparata penetrerebbe in ogni piccola crepa o altro difetto, compromettendone definitivamente la qualità. Né, d’altra parte, si possono usare delle teste senza venatura, perché su di esse la sabbia asporterebbe soltanto del legno deformando la pipa.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Una volta sabbiate, le pipe vengono scelte con un criterio similare a quello usato per le pipe lisce: vengono cioè presi in considerazione il rilievo ed il disegno della venatura e le eventuali imperfezioni che la sabbia avrà messo a nudo. Una pipa sarà tanto più pregiata quanto più sarà profonda la vena e regolare la fiamma. La pipa verrà poi colorata e finita con le tecniche più o meno costose che ogni produttore riterrà opportune in base alle diverse qualità delle teste.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Pipe rusticate o zigrinate sono quelle in cui la rugosità della superficie, invece che dalla natura e dalla sabbia, , è creata a mano. Di conseguenza tutte le pipe, una volta finite, si presentano uguali, senza alcuna caratteristica di vena che differenzi ciascun singolo legno da un altro. Manca un po’, insomma, il gusto e il piacere di poter comparare fra loro diverse pipe, valutarne la vena, studiarne l’andamento della fiamma e della sabbiatura. Ma per molti fumatori è sufficiente che la pipa, presentandosi con un aspetto piacevole e dando la necessaria garanzia di fumare con soddisfazione, abbia comunque un costo limitato. Ci sono occasioni in cui preferiamo usare pipe meno “delicate”, magari per non perdere o rovinarne altre più pregiate. Chiamiamola la pipa fuoristrada, indicata in tutte quelle occasioni in cui la giacca o la cravatta ed una pipa eccezionale non sono necessarie.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Per produrre queste pipe non occorre fare le attente selezioni che si fanno per le lisce e le sabbiate: la lavorazione stessa diminuirà o annullerà le imperfezioni della superficie del legno. La zigrinatura della testa avviene manualmente, impiegando delle fresette di varia foggia e dimensione che rompono e scalfiscono il legno in maniera diversa.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ciascun produttore ha delle proprie zigrinature particolari, alcune lunghe e più costose, molte rapide ed economiche. Anche i finissaggi, più o meno elaborati o semplificati, saranno adeguati alla qualità delle teste usate ed al tipo di rusticatura praticata.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Smoking numero 1 anno ottavo 1982.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Fri, 17 Feb 2023 09:47:41 GMT</pubDate>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Una rodata per cominciare</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/una-rodata-per-cominciare</link>
      <description>Sulla pipa</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/20211212_171014.jpg"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           UNA RODATA PER COMINCIARE
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Aumentano i prezzi e con il mercato dell’usato (ma è meglio dire del “rodato”) torna l’antico gioco del baratto. “Sai c’è una numero 5, una rhodesian quasi nuova, proprio quella che cercavi? Sbrigati però, perché c’è il Tal dei Tali che l’ha già puntata.” Basta entrare nel giro per ricevere telefonate del genere. Erano mesi che cercavo quel pezzo. Visita veloce al negozio, battibecco sul prezzo perché la pipa era proprio seminuova, acquistata e rivenduta in pochi giorni da un “produttore di acqua”, negato per le rodesiane. Io, fermo sul mio prezzo e il solito pacco di scovolini in omaggio; giusto per non perdere le buone abitudini.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quella delle rodate è una storia che non è più possibile ignorare. C’è ormai chi preferisce acquistare solo così, specialmente quando si tratta di pipe i cui prezzi vanno aumentando a ritmo costante. In pratica basta una fumata sola per portarne alla metà il prezzo. Comperare una pipa nuova comporta saperla rodare e in modo particolare per chi inizia a fumare la pipa sarebbe opportuno che lo facesse con fornello già fatto, con tanto di crosta già ottenuta. Poi è un modo di spingere al collezionismo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Le pipe, diciamolo francamente, costano sempre di più. Tutto oggi costa di più, ma non tutti entrano nell’ordine di idee di spendere una fortuna per una pipa, anche se sbavano vedendola. Il mercato del rodato non solo ha il merito di aver accostato alla pipa molti sconfitti dalla prima fumata, ma permette di mettere in rastrelliera anche dei pezzi di valore. Una bella rodata non riesce a durare in negozio molto tempo (se bella!). Io, ad esempio, ne ho trovata una con una fiammatura tale che mi son fatto prendere la mano e le ho fatto mettere una ghiera d’oro. Sì, bisogna ammettere anche questo, i fumatori di pipa si dividono in due categorie: i fumatori e i patiti. E io faccio parte di entrambi i gruppi, ma più del secondo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Poi il mercato del rodato risponde ad un’antica esigenza sociale dell’uomo, il baratto. Infatti, tutti i commercianti che si occupano di pipe in modo serio, non vendono pipe rodate tout court, ma ne hanno qualcuna nei propri cassetti, frutto di un’operazione molto interessante dal punto di vista collezionistico: ritirano una pipa seminuova per agevolare l’acquisto di un’altra magari troppo costosa. Così il gioco diventa un servizio utile e si accompagna, appunto, ad una attività ludica. Mi è capitato, fra le risate degli amici presenti, di riacquistare una mia stessa pipa che avevo ceduto in un momento di folle amore per un’altra che altrimenti non avrei preso. Era stato uno scambio soddisfacente, al punto che lo stavo negoziando per la seconda volta, a distanza di mesi. Nel frattempo c’era chi aveva giostrato con quella mia stessa pipa. Insomma, la frase “ma quella l’ho già vista” nel nostro pipa club si spreca. E francamente, è un divertimento che si aggiunge al divertimento.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           “Ma non ti fa schifo una pipa che ha messo in bocca un altro?”, la frase mi è stata ripetuta tante volte. Ebbene, un rivenditore coscienzioso sottopone le pipe ritirate all’attenta analisi di un laboratorio specializzato. Prima di tutto, si ristruttura il bocchino (lucidarlo spesso non basta) quando non lo si sostituisce interamente, riproducendo ad arte il logo del fabbricante. Poi si pulisce a fondo il cannello, rimuovendo ogni precedente residuo con prodotti disinfettanti e atossici e si riporta a nuovo anche il bordo superiore del fornello. Per quanto concerne l’ interno, viene completamente rimossa la crosta secondaria. E’ quella che si accumula nel corso delle fumate e che trattiene fra l’altro il gusto del tabacco utilizzato. Quello sulla crosta primaria invece è l’intervento più delicato: non potendo essere abrasa, poiché si rischierebbe di intaccare il legno del fornello, questa viene delicatamente lucidata, applicando un leggero strato di carbone, come fanno direttamente alcuni fabbricanti. E’ chiaro che le fibre della radica mantengono il rodaggio precedente. Il tocco finale è costituito dal lavoro alle mole, con diverse paste lucidanti e cera carnauba su tutta la superficie esterna. Insomma, alla fine di un lavoro ben fatto, è veramente difficile riconoscere una pipa nuova da una rodata, se le condizioni di partenza non erano proprio disastrate.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Qualcuno sostiene che basti il fumo e la combustione stessa ad uccidere eventuali microbi. Tuttavia, senza entrare in questa polemica, preferiamo il rodato serio!
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Smoking, numero 1 anno settimo, 1981.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Thu, 16 Feb 2023 09:40:24 GMT</pubDate>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Acquerugiola</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/acquerugiola</link>
      <description>Sulla pipa</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
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  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/20211217_162608.jpg" alt="Una pipa nera con un bocchino bianco su una superficie bianca"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
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  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .ACQUERUGIOLA O CONDENSAZIONE
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Cominciamo con il chiarire un equivoco comune: l’acquerugiola è una cosa, la saliva un’altra. Esattamente, è il liquido prodotto dalla condensazione del fumo sprigionato dalla combustione del tabacco. Le secrezioni ghiandolari non hanno quindi con essa niente a che vedere. Come prodotto di condensazione sottostà a principi fisici su cui non ci dilunghiamo tuttavia, dato per scontato che un cattivo ritmo di boccata ne è la causa principale, ci soffermeremo su tre casi: superficie interna del fornello – vale a dire malformazione della crosta; percorso forzato del fumo – e cioè pipe curve o irregolarità di percorso del fumo, ed infine sbalzi di temperatura – ossia filtri metallici o surriscaldamento da cattiva disposizione della carota di tabacco.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Dunque, più frequentemente, l’acquerugiola si forma nel tratto che il fumo percorre dal foro del fornello al dente del bocchino. In questi casi la pipata non è ancora compromessa: basta espellere le goccioline di liquido, chiudendo il camino con il palmo della mano e scuotendo energicamente la pipa verso terra (l’operazione è possibilmente da evitare su costosi drappeggi o su tappeti orientali o candide moquette). Ma è possibile anche servirsi di un fazzolettino di carta dove far colare la condensa con piccoli e naturali movimenti della pipa, battendovi graziosamente l’estremità del bocchino. Per quanto abbia tentato di indorare la pillola, queste operazioni sono sempre piuttosto imbarazzanti: può capitare di essere costretti a spiegare agli astanti che non si è intenti a raccogliere la saliva sputata nel bocchino e che tutto ciò fa parte del rituale della pipa. E non sempre si riesce ad essere convincenti. Meglio è adottare un lento ritmo di boccata, dopo aver caricato correttamente lo strumento.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Vi è un caso in cui l’acquerugiola si forma all’interno del fornello. Qui è più difficile raddrizzare la pipata perché il tabacco, assorbendo l’umidità, si impregna. Il guaio sta nella difficoltà, o nella cattiva abitudine di non fumare il tabacco fino in fondo e nella conseguente formazione della crosta solo nei ¾ superiori del fornello. A lungo andare, si finisce per formare una “vaschetta” alla base del camino, passando nella quale il fumo espandendosi condensa e, quel che è peggio, lo fa in un’area occupata dal tabacco. Il palliativo è infilare uno scovolino morbido (senza smontare il bocchino!) fino al fornello, sperando che questo assorba l’umidità: per qualche minuto non si sentirà più “la raganella cantare”, ma il sapore sarà irrimediabilmente compromesso. Il consiglio è fumare tutto il tabacco fino in fondo per ottenere uno sviluppo uniforme dell’incrostazione.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il percorso forzato del fumo è strettamente connesso alla pipa curva. Qui la via è a forma di “S”, più o meno accentuata, e necessariamente si produce più condensazione. Quindi adotteremo maggiormente le note precauzioni del fumare lento e rotondo, seguendo la combustione del tabacco con un intervento più frequente e deciso del pigino.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L’ultimo punto, quello degli sbalzi di temperatura, ci porta innanzitutto ad eliminare quei pessimi filtri in metallo che sono sempre più freddi del flusso del fumo e che pertanto danno vita al fenomeno della condensazione. Il problema della temperatura riguarda più articolatamente la pressione a cui è sottoposta la carota di tabacco e quindi l’opera del pigino. Se la pressione è troppo leggera, per mantenere la pipa accesa si è costretti a tirare di più, surriscaldando il fumo e, di conseguenza, il legno della pipa. D’altro canto, se si pigia troppo, ugualmente si è portati a tirare di più surriscaldando il tabacco, il fumo, il legno e… condensando. Il surriscaldamento del legno ci rimanda a quelle pipe che hanno una struttura parietale del fornello piuttosto sottile, dove le corrette procedure di carica , tiraggio e pressione del pigino sono assolutamente indispensabili.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Non dimentichiamo che usare un tabacco troppo umido può direttamente “mandare in acqua il fumo”; come un tabacco troppo secco, bruciando più velocemente, può rendere il legno incandescente e quindi “fare acqua”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ricordiamo ancora che una radica poco stagionata, che quindi non ha avuto il tempo di espellere la propria umidità naturale, è condannata a completare il procedimento di essiccazione in bocca al povero fumatore. E i tempi sono molto lunghi, spesso si preferisce rinunciare.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Infine, una raccomandazione: la pulizia della pipa è fondamentale, anche per un fumo più asciutto!
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ﻿
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      
           Smoking numero 4 anno sesto, 1980 /// numero 2 anno decimo 1984.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 13 Feb 2023 15:05:29 GMT</pubDate>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Le forme delle pipe</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/le-forme-delle-pipe</link>
      <description>Sulla pipa</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
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&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/20210417_160158.jpg" alt="Un tubo marrone è appoggiato su una superficie bianca"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           LE FORME DELLE PIPE
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Fare un discorso tecnico sulle forme della pipa richiede un po’ di coraggio. Se ne sono dette molte a tal proposito: abbiamo visto apparire e sparire nomi, modelli, abbiamo visto includere forme autonome in altre più diffuse e, viceversa, estrapolare leggere varianti da forme più classiche. A confondere ancor più le idee ha contribuito, come sempre, l’interpretazione italiana di termini inglesi. Per chiarezza, rimandiamo, in questo sito web, al seguente percorso: Pipe – A proposito di pipe – Modelli fondamentali. Qui abbiamo un panorama descrittivo abbastanza completo delle forme possibili, definendo “forma libera” qualsiasi altra, dall’inglese free form.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La distinzione fondamentale e imprescindibile, che rileva ai fini più propriamente tecnici del pipare, è quella fra “pipa dritta” e “pipa curva”. Questi due archetipi presentano diverse caratteristiche: la prima è per così dire universale, nel senso che si adatta alla maggior parte delle occasioni, è più sportiva, più pratica perché di più facile pulizia, più giovanile e dinamica. La seconda è più congeniale alla poltrona, pesa meno sui denti perché esercita un braccio di leva minore, è meno ingombrante anche se spesso più capiente, quindi è più comoda per lavorare, produce più condensazione perché obbliga il fumo ad insinuarsi fra le sue curve e quindi richiede più cura. Esistono ovviamente delle soluzioni intermedie che è nell’uso chiamare “semicurve”, direi anzi che ogni forma autonoma presenta una propria variante semicurva, tranne la “Cornetta” (o Woodstock) che non è concepibile né dritta né curva.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Qui saranno opportune ulteriori osservazioni riguardo ai sistemi di innesto, ai cannelli e ai bocchini. Quanto ai primi, distinguiamo “l’innesto a perno” che è il più comune (possiamo dire quello normale) e “l’innesto a flock”. In questo sistema il bocchino – dalla parte opposta al dente – termina lievemente a cono e viene innestato nel cannello predisposto per accoglierlo a tenuta. Generalmente la parte terminale del cannello è rinforzata da una ghiera di metallo, per cui la pipa si definisce army mounted. Tale sistema è naturalmente più elastico e quindi più robusto dell’altro, permettendo di smontare il bocchino anche a caldo, senza pericoli di rottura. Il cannello invece si presenta in diverse sezioni: tondo, ovale, quadro e, più raramente, triangolare. Ogni forma base può avere, in astratto, una variante differenziata per la sezione del cannello. Discorso simile vale per il bocchino che può essere “liscio” (taper) o “a sella” (saddle). Solo in un caso questa differenza vale a distinguere una forma dall’altra: la “Liverpool” ha il bocchino liscio, la “Lovat” a sella. Il materiale con cui è costruito il bocchino costituisce poi una generale distinzione. L’ebanite, o vulcanite è quello classico, più adattabile alla dentatura e quindi più comodo, Il metacrilato o plexiglass è più moderno e robusto. Il primo necessita di una maggiore manutenzione poiché tende ad ossidarsi, diventando opaco, il secondo è praticamente eterno, se non lo si mastica energicamente.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Le dodici forme classiche sono: Billiard, Bent, Apple, Pot, Canadian, Dublin, Woodstock, Oval, Lovat, Prince, Bulldog e Rhodesian. Abbiamo utilizzato qui la terminologia originale e quindi vi rimandiamo ancora alla sezione del sito in cui appaiono i disegni corrispondenti e le denominazioni correnti. A queste dodici forme possiamo forse solo aggiungere la “Oliphant” che è una Cornetta più slanciata e “sdraiata” e la “Tomato” che in fondo è una Galles o Prince più massiccia.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           A parte le cosiddette forme libere, frutto dell’estro di qualche industria o artigiano, è giusto che l’individuazione di un nuovo modello dipenda dal successo dell’idea di un manifattore, tale da indurre altri ad imitarlo. Nel frattempo, dunque, è bene fermarsi ai dodici classici.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Smoking numero 2 anno sesto, 1980. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Thu, 09 Feb 2023 10:24:38 GMT</pubDate>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Il ritmo della boccata</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/il-ritmo-della-boccata</link>
      <description>Sulla pipa</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/20211002_140201.jpg" alt="Una pipa marrone con un bocchino nero è appoggiata su una superficie bianca."/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           IL RITMO DI BOCCATA
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ﻿
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Al di là della comune indicazione di “boccate lente e distanziate” è difficile trattare un argomento di così personale interpretazione. Innanzitutto diremo che una razionale e corretta amministrazione della nostra carica di tabacco, che si ottiene in primo luogo con un appropriato ritmo di boccata, comprende due effetti di importanza determinante: primo, una più lunga pipata; secondo, una perfetta degustazione del tabacco.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E’  inutile fare tanto i pignoli disquisendo sulle sottili differenze correnti fra tabacchi spesso analoghi, quando poi se ne storpia il gusto e l’aroma con un pipare ardimentoso e frammentario. Una volta che la condensa formatasi nel cannello venga lasciata scivolare sino al fornello, invece di essere rimossa, non è più possibile parlare di degustazione. Così come nel caso in cui si debba ricorrere troppe volte alla riaccensione o addirittura si lasci raffreddare la pipa prima di riaccenderla: la nicotina infatti, nel raffreddare si rapprende, passando dallo stato oleoso a quello solido, alterando così irrimediabilmente il gusto del tabacco. Oltre allo sgradevole fenomeno dell’acquerugiola, il fumare troppo caldo comporta l’immissione nel gusto del tabacco di un fastidioso sapore di legno. Ciò altro non è che l’esasperazione di quel meraviglioso fenomeno – proprio del pipare nella radica - che è il fondersi della fragranza del tabacco con le caratteristiche peculiari delle diverse radiche. Ma ogni eccesso è difetto e qui diremmo, difetto di ritmo di boccata.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Fin qui abbiamo visto il perché conviene adottare un regime di boccata determinato. Ora vediamo di determinare, almeno approssimativamente, tale regime. Scindiamo sistematicamente la fumata in tre fasi: accensione, centro pipata e finale. A questa tricotomia corrispondono tre distinti ritmi di boccata.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Nella fase di accensione il problema è quello di ottenere una presa accurata ed uniforme del fuoco su tutta la superficie superiore della carota di tabacco, operando un appropriato lavoro di pigino. Qui sarà opportuno alternare veloci e leggere tirate, che accompagneranno il rapido volteggiare dello strumento da fuoco, con qualche boccata più profonda e piena, ma non troppo. Le prime ci aiuteranno a propagare la brace in senso orizzontale assecondando il movimento dell’accenditore; le altre attireranno il fuoco verso il basso, in senso verticale dunque, dando profondità alla brace, in modo da lasciare un certo margine di operatività al pigino che subito sarà chiamato a comprimere le particelle di tabacco “ribelli”. Questo potrebbe comportare una rapida e leggera riaccensione.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Da questo momento non è più necessario mantenere completamente accesa tutta la superficie superiore della carota. Sarà bene anzi assecondarla nella sua tendenza a smorzarsi avendo cura, con un diverso e più lento ritmo di boccata, di alimentare la brace solo nella sua parte centrale, tramite una costante azione del pigino che dovrà sempre comprimere il tabacco combusto. La fase del centro pipata costituisce il momento nevralgico dell’attività degustativa. In genere è questo il periodo che viene quasi esclusivamente trattato a proposito del regime di tiraggio. Qui soccorrono i luoghi comuni della boccata lenta, a ritmi regolari, mai violenta, sempre morbida e dolce. Ovvero ci si richiama al concetto di “rotondità”, intendendo che è possibile accelerare o rallentare, ma il movimento resta ugualmente levigato ed uniforme, intervallato dalla sapiente opera del pigino. Se la pipa si spegne, niente paura, si riaccende, con l’accortezza di farlo subito, perché la nicotina non si rapprenda.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Man mano che ci si rende conto che è sempre più difficile mantenere la regolarità, si deve intuire il passaggio al terzo stadio, quello della fase finale. Ora sarà bene rimuovere un po’ di cenere – non tutta – rendendo più sensibile la brace alle sollecitazioni della bocca. Da un punto di vista degustativo questa fase è molto importante, poiché la qualità della miscela è messa a dura prova. Il fondo della carota infatti è da quando abbiamo acceso che filtra il fumo degli strati superiori, quindi in esso si sono concentrati tutti gli umori della pipata. Ed è questa la fase più generose dalla fumata con una buona miscela: qui si avrà l’acme di quel fenomeno sincronico cui abbiamo accennato, fra radica e tabacco.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Si tratterà ora di capire lo squilibrio fra il gusto del legno e quello del combustibile. Quando il sapore del primo soverchierà quello del secondo, è più prudente… accendere un’altra pipa.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Smoking, numero 3 anno sesto, 1980.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Tue, 31 Jan 2023 16:47:42 GMT</pubDate>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>La pipa del rabbino</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/la-pipa-del-rabbino</link>
      <description>Novella</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/Isaac_Leib_Peretz_before_1915.jpg" alt="Un uomo con i baffi è seduto a una scrivania in una foto in bianco e nero."/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           LA PIPA DEL RABBINO
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Tutti, non solo i vecchi ebrei, ricordano quando Sara-Rywka a casa non aveva né figli né pane.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Il solito pane quotidiano.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Suo marito Chaim-Boruch era uno zelante e tenace Hasid. Si potrebbe dire che lo era stato fin dall’inizio. Sin dal momento in cui suo suocero, dalla memoria beata (era un uomo per bene), lo fece salire fin qui da vicino Lublino.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Le persone fecero subito la sua conoscenza. Lo vedevano come un ebreo arcidevoto, un segno visibile della benedizione divina. Vedevano in lui un uomo che incarnava il Messia. Nel peggiore dei casi, gli sembrava un taumaturgo in grado di drenare del vino da un qualsiasi muro. Nei suoi occhi infossati balenava una luce nascosta. Era come se in una camera scura, l’uomo si girasse con una candela accesa. Era pallido in volto, ma in ogni occasione degna di nota il suo viso sbocciava come una rosa al sole. Forse era dovuto alla sua pelle molto delicata e sottile più della parola. Nelle sue tempie ci poteva essere sempre qualche movimento. Qualcosa vi batteva costantemente. Ai fianchi portava la 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Gartel 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://www.andergraundrivista.com/2021/01/07/la-pipa-del-rabbino-un-racconto-di-icchok-lejb-perec/#_ftn1" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           [1]
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , formata probabilmente dall’intreccio di altre 10 corde. Il suo modo di studiare le Scritture era insolito. Si era immerso nel profondo mare della Torah. Aveva studiato anche lo Zohar di Isacco Luria. Trascorreva molte ore con il rabbino in completo silenzio. Non si scambiavano neanche una parola. Tutto quello che avevano da dirsi, lo esprimevano a gesti o con sguardi. Dopo tutto questo, mi si dica per favore se con un ragazzo come Chaim-Boruch si può parlare di 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           parnasa 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://www.andergraundrivista.com/2021/01/07/la-pipa-del-rabbino-un-racconto-di-icchok-lejb-perec/#_ftn2" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           [2]
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            o di lavoro retribuito.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Perché nella beth midrash 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://www.andergraundrivista.com/2021/01/07/la-pipa-del-rabbino-un-racconto-di-icchok-lejb-perec/#_ftn3" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           [3]
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            veniva chiamato solo come Chaim-Boruch di Sara-Rywka o come il marito di Sara-Rywka? Perché tutte le Porte della Ragione lo riconducevano sempre ad una pentola di piselli e lievito, venduta da sua moglie Sara-Rywka? Nessuno lo capirà. Sara-Rywka stessa era molto preoccupata a riguardo. In realtà però, nel profondo del suo cuore, si sentiva onorata che lo chiamassero in riferimento al nome di lei. Infatti, si rendeva conto che grazie a questo, poteva godersi un po’ questo mondo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Un paio di volte alla settimana era solita recarsi al beth midrash con una pentola di piselli. Al che gli studenti del rabbino che studiavano le Scritture avvisavano Chaim-Boruch urlando:
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           – Chaim-Boruch, la tua ospite è arrivata!
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Lui da lontano aveva già percepito i suoi passi avvicinarsi, perché subito immergeva la testa nel libro dello Zohar. Sara-Rywka, malgrado sopra al leggio tremasse ancora alla sua kippah sporca e impiumata, cercava di non prestargli attenzione. Non voleva vedere come lo spirito divino aleggiasse sopra alla testa del marito assorto nello studio. Per lei sarebbe stato un piacere straordinario, ma non aveva desiderio di godere di nessun piacere a questo mondo. Per lei, tutti i piaceri e le cose piacevoli dovevano rimanere nell’altro mondo. Ma, allo stesso tempo, sentiva come il suo cuore si riempisse di un tiepido piacere.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quando andava alla beth midrash, c’era anche un’altra donna. In qualche modo era cresciuta, in qualche modo era diventata importante. Nei suoi occhi apparivano dei lampi chiari. Non sembrava affatto una donna di circa vent’anni già sposata. Aveva tracce di rughe sulla fronte. Il visino tutto arrosato aveva un certo fascino. Era come se fosse appena uscita dal baldacchino nuziale. E quando se ne rendeva conto lei stessa, si preoccupava.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           – Cosa – pensava con ansia – mi rimarrà in questo mondo? Arriverò lì come un’oca spennata. Senza traccia di meriti sul corpo… Cosa ho fatto di buono in questo mondo? È un segno di merito camminare per le strade con una pentola di piselli o andare per case a consegnare del lievito? E cosa ha avuto mio marito da me? Finché mio padre era in vita, in qualche modo tutto andava bene. C’era una casa con molto da mangiare e da bere. Ma oggi? Possano i nostri nemici avere successo! La dote è andata persa da qualche parte, la casa è stata venduta. Per pranzo si mangiano patate e acqua. Per cena zuppa con le 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           obwarzanek 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://www.andergraundrivista.com/2021/01/07/la-pipa-del-rabbino-un-racconto-di-icchok-lejb-perec/#_ftn4" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           [4]
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            del giorno prima. Ecco come appare la vita di mio marito in questo mondo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In sette anni non gli ha mai comprato una giacca più mediocre. Da una Pesach 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://www.andergraundrivista.com/2021/01/07/la-pipa-del-rabbino-un-racconto-di-icchok-lejb-perec/#_ftn5" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           [5]
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            all’altra – un cappello, un paio di stivali a gamba alta e niente di più. Alla vigilia di sabato gli diede una camicia pulita, ma che Dio abbia pietà, che camicia era! Una vera tela di ragno.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Portava già gli occhiali a causa di queste camicie. Le ammendava e rammendava, ma nulla per quel rammendo. E rivolgendo i suoi pensieri a Dio diceva:
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           – Signore del mondo, quando in quel mondo poseranno su un piatto della bilancia una lettera della Torah per mio marito, e sull’altro piatto poseranno tutte le mie zuppette e patate insieme ai miei occhi… che cosa peserà di più?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Lei sapeva anche, che ciò che era unito in questo mondo, rimaneva confermato in quell’altro mondo. Sapeva che lì non si separa velocemente un marito dalla moglie. Del resto, lui, suo marito, lo avrebbe permesso? Di certo no. Era pure un uomo magnifico, un vero tesoro. Dopotutto vedeva perfettamente che Chaim-Boruch voleva che anche lei approfittasse del pasto che aveva cucinato per lui. Non ne parlava, perché sarebbe sembrato sciocco. Bastava che lui sbattesse le palpebre affinché lei capisse.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quando lei faceva finta di non capire cosa lui intendesse, Chaim-Boruch iniziava a mormorare, proprio come se stesse ripetendo l’Amidah 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://www.andergraundrivista.com/2021/01/07/la-pipa-del-rabbino-un-racconto-di-icchok-lejb-perec/#_ftn6" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           [6]
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . No! Di certo non lo avrebbe permesso. Non accetterebbe di sedersi da solo in paradiso nel gruppo dei rabbini e patriarchi, mentre lei vaga in un mondo di caos e confusione o nelle foreste. Ma la sua obiezione potrebbe aiutarla? In primis, si vergognerebbe di guardare negli occhi le sue antenate. Brucerebbe di vergogna. In secondo luogo, era senza figli e gli anni volano. Il tempo non si ferma. Erano già sette anni che vivevano insieme. Dopo tre anni, un grido di divorzio. Era in grado lei di parlargli con altre parole che non fossero divorzio? Sarebbe stata quindi un’altra donna a fargli da sgabello in paradiso, e lei, Dio sa, sarebbe andata in giro con qualche sarto per l’inferno. E quindi? Meritava forse un destino migliore? Più volte era stata visitata in sogno da qualche sarto o calzolaio. Lanciava allora un lamento. Chaim-Boruch veniva svegliato dal suo pianto e sperimentava la paura. A volte, di notte, quando la candela non bruciava, risuonava la voce di lei. Le chiedeva cosa la preoccupasse. Lei tagliava corto: – Nulla! –
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Lei piangeva e scongiurava Dio, affinché mandasse una benedizione sui suoi piselli e lievito. E lui fu effettivamente magnifico. Sentendola piangere, pensava: “Stupida donna. Dove vuole andare a parare? Non importa, bisogna fare qualcosa. Potrebbe mangiare qualcosa. Portare qualcosa alla bocca.” Lui cercava consigli nei libri. Leggeva, voleva trovare un modo appropriato. Spesso però accadeva che la cosa tanto cercata non venga trovata. Cose del genere di solito si trovano in modo inaspettato. A volte, gli sembrava di essere ormai sulla strada giusta, di aver già trovato un modo, ma in quel momento Satana si inseriva nella questione, confondendo il suo ordine. Lo costringeva a ricominciare la ricerca dall’inizio. Dopo una profonda riflessione era arrivato alla conclusione di dover chiedere consiglio al rabbino, che possa vivere a lungo. Tuttavia, la conversazione con il rabbino non rimase sull’argomento.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Una volta il rabbino non sentì le parole di Chaim-Boruch perché i suoi pensieri erano altrove, un’altra volta lo ascoltò con attenzione annuendo con la testa. La terza volta dichiarò:
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           – Mh! Ritengo che sarebbe corretto… – ma non arrivò in tempo la conclusione della frase, perché all’improvviso qualcuno di inaspettato entrò nella stanza.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Non lasciatosi scoraggiare dall’insuccesso, Chaim-Boruch si recò ancora una volta dal rabbino e gli chiese:
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           – Posso, rabbino?
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           – Vieni, vieni! – rispose il rabbino, e così iniziò la conversazione.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Dopo un po’ di tempo, e questo prima del sabato, Chaim-Boruch stando nella casa del rabbino sospirò all’improvviso. Il rabbino si irritò e disse:
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           – Questo comportamento non è in linea con i miei insegnamenti. Il mio Hasid non ha l’abitudine di sospirare. Di che cosa si tratta?
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           – Del lievito – rispose Chaim-Boruch.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           – In tutti gli angoli della diaspora ebraica hanno già infornato gli Challah 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://www.andergraundrivista.com/2021/01/07/la-pipa-del-rabbino-un-racconto-di-icchok-lejb-perec/#_ftn7" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           [7]
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Di venerdì, dopo mezzodì, non si parla già più di lievito.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il giorno seguente, nella sera che conclude il sabato, Chaim-Boruch spiegò al meticoloso rabbino che cosa lo stesse preoccupando. Disse:
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           – Forse se ne occuperà il rabbino di questa faccenda?
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           – Non sei in condizioni di occupartene tu? Dio non voglia, di fronte alla tua preghiera il paradiso è chiuso?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Chaim-Boruch udì chiaramente le parole “Dio non voglia” e la pietra cadde immediatamente dal suo cuore. Passarono pochi mesi e tuttavia non accadde nulla. Durante la festa della Rosh hashana 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://www.andergraundrivista.com/2021/01/07/la-pipa-del-rabbino-un-racconto-di-icchok-lejb-perec/#_ftn8" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           [8]
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            Chaim-Boruch andò nuovamente dal rabbino. Quando la festa giunse al termine il rabbino colpì improvvisamente Chaim-Boruch sulla schiena e gli chiese:
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           – Di che cosa hai bisogno, Chaim-Boruch?
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           – Di nulla! – rispose vergognandosi Chaim-Boruch.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           – Menti! Hai bisogno di qualcosa!
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           – Che cosa? – chiese sorpreso Chaim-Boruch, e sentiva come se sulle labbra affluissero le parole: “Il bisogno è la benedizione sui piselli e il lievito.”
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il rabbino non lo lasciò continuare e centellinò lentamente ogni sua parola, come se avessero lo stesso valore delle perle:
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           – Il tuo bisogno, Chaim-Boruch, è una pipa in vetro!
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L’assemblea nella sinagoga non era stupita. Il rabbino allora proseguì:
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           – Tu per fumare usi una pipa in legno così comune, piccola e da conduttore di carretti.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Sentendo questo, Chaim-Boruch si mosse. Dalla bocca gli sfuggì la piccola pipa in legno. Riuscì con difficoltà a mormorare una frase:
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           – Bene, lo dirò a Sara-Rywka.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           – Si, diglielo, così ti compra una pipa grande. Una pipa grande quanto la mia. Prenditela come riferimento.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E dicendo questo il rabbino gli porse la sua pipa in vetro da festa.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Con quel discorso, tutta la faccenda si concluse. Tuttavia, prima che riuscisse a tornare a casa, tutto il paesino già sapeva cos’era successo. Sapeva che Chaim-Boruch portava con sé la pipa in vetro del rabbino. Le persone nelle strade e nelle case si chiedevano:
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           – Per cosa e in cosa può tornare utile la pipa del rabbino?
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           E nel porsi la domanda, trovavano contemporaneamente la risposta!
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           – è sicuramente uno strumento per far nascere i bambini. Chaim-Boruch sembra essere affetto da ciò di cui tutti gli allievi soffrono. Sicuramente il fumo della pipa da festa del rabbino otterrà i risultati desiderati. Aha! E cos’altro! Sara-Rywka è malata agli occhi. Ha ventidue anni e indossa già gli occhiali. Il rabbino stava sicuramente pensando a lei. È pure la moglie dello stesso Chaim-Boruch. Mica uno qualunque.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ma parlando in generale, potrebbe aiutare tutti. In particolare, con le sue benedizioni. E prima che Chaim-Boruch potesse sedersi sul carro, fu circondato da una folla di persone. Ognuno voleva prendere in pr estito da lui la pipa. Per mesi, per settimane, per ore, per poco e perfino istanti. Le persone volavano riempirlo d’oro per questo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Alla domanda se la pipa fosse d’aiuto, egli rispondeva:
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           – Perché dovrei saperlo io? Chiedete a Sara-Rywka.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Le sue parole apparivano profetiche. Sara Rywka beneficiava in modo eccellente della pipa. Per una boccata di pipa prendeva 18 groszy 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://www.andergraundrivista.com/2021/01/07/la-pipa-del-rabbino-un-racconto-di-icchok-lejb-perec/#_ftn9" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           [9]
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Non un centesimo di meno. E la pipa era d’aiuto. E le persone pagavano. Ma Sara-Rywka aveva già la sua casetta e il suo bel negozietto E nel negozietto molto lievito e piselli, e molte altre merci. Recuperò in salute. Mise su peso e si raddrizzò. Comprò al marito del nuovo intimo. Rinunciò agli occhiali. Qualche settimana prima erano venuti da lei alla ricerca della pipa per avere dei figli. Misero sul tavolo tre rubli d’argento. Di argento puro!
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           – E per quanto riguarda i bambini, probabilmente vorrai saperlo anche tu.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ne ha quindi già tre o addirittura quattro. È anche diventato quel che si chiama un uomo.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Nella beth midrash la discussione continua ancora. Secondi alcuni Sara-Rywka non vuole restituire la pipa al rabbino, e certamente non lo farà. Altri dicono che gliel’ha già restituita da tempo. Secondo questi, quella che sta usando è completamente diversa.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Chaim-Boruch non dice nulla a riguardo.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Ma cosa cambia. L’importante è che la pipa aiuti.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ﻿
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://www.andergraundrivista.com/2021/01/07/la-pipa-del-rabbino-un-racconto-di-icchok-lejb-perec/#_ftnref1" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           [1]
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            Gartel: cintura usata dagli ebrei chassidici durante le preghiere.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://www.andergraundrivista.com/2021/01/07/la-pipa-del-rabbino-un-racconto-di-icchok-lejb-perec/#_ftnref2" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           [2]
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            Parnasa: sostentamento, guadagno (termine ebraico).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://www.andergraundrivista.com/2021/01/07/la-pipa-del-rabbino-un-racconto-di-icchok-lejb-perec/#_ftnref3" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           [3]
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            Beth midrash: scuola ebraica, collegio rabbinico.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://www.andergraundrivista.com/2021/01/07/la-pipa-del-rabbino-un-racconto-di-icchok-lejb-perec/#_ftnref4" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           [4]
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            Obwarzanek: ciambella di pasta di pane tipica polacca.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://www.andergraundrivista.com/2021/01/07/la-pipa-del-rabbino-un-racconto-di-icchok-lejb-perec/#_ftnref5" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           [5]
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            Pesach: Pasqua ebraica.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://www.andergraundrivista.com/2021/01/07/la-pipa-del-rabbino-un-racconto-di-icchok-lejb-perec/#_ftnref6" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           [6]
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            Amidah: le 18 preghiere ebraiche.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://www.andergraundrivista.com/2021/01/07/la-pipa-del-rabbino-un-racconto-di-icchok-lejb-perec/#_ftnref7" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           [7]
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            Challah: pane ebraico.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://www.andergraundrivista.com/2021/01/07/la-pipa-del-rabbino-un-racconto-di-icchok-lejb-perec/#_ftnref8" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           [8]
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            Rosh haShana: Capodanno religioso ebraico.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://www.andergraundrivista.com/2021/01/07/la-pipa-del-rabbino-un-racconto-di-icchok-lejb-perec/#_ftnref9" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           [9]
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            Groszy: centesimi polacco. 18 groszy equivalgono a circa 4 centesimi europei.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Icchok Lejb Perec nasce nei primi anni ’50 del XIX sec da una ricca famiglia sefardita polacca. Scrive prosa, poesia e giornalismo in yiddish e in polacco. Viene presto considerato uno dei co-fondatori della letteratura moderna yiddish.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/I_L_Peretz_postcard.jpg" length="146439" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Sat, 28 Jan 2023 10:30:40 GMT</pubDate>
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      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Il taglio della radica</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/il-taglio-della-radica</link>
      <description>Sulla radica</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/erica.jpg" alt="Un albero con il tronco contorto si erge sulla cima di una montagna"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           IL TAGLIO DELLA RADICA
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nella trattazione dell’argomento del taglio della radica dirimeremo i dubbi e le incertezze intorno alle famose pipe fiammate ed alle preziose pipe ad occhio di pernice.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           A proposito della radica sappiamo che si tratta di un’escrescenza lignea dell’erica arborea, che si sviluppa fra la radice vera e propria e la diramazione della pianta verso la superficie terrestre. Si forma a causa delle difficoltà di espansione incontrate dalla radice nei terreni rocciosi ed è quindi una sorta di sfogo energetico del vegetale. Più anziana è la pianta e maggiori saranno le dimensioni del “ciocco”, tenendo presente che, a proposito di radica, è bene abituarsi a ragionare in termini di secoli. Separata dalla radice e dalla pianta, si ottiene una sfera irregolare dalla superficie bitorzoluta, di colore marrone scuro e dal peso considerevole, data l’umidità che trattiene in altissima percentuale. I ciocchi, appena estratti, sono trasportati in laboratorio dove vengono bagnati frequentemente perché non muoiano. Se il legno venisse tagliato prima di essersi ambientato alla luce del sole, sarebbe soggetto a fratture dovute al repentino passaggio dallo stato umido in cui vive, allo stato normale atmosferico. Dal ciocco intanto continuano a spuntare le gemme che vengono amputate, durante una prima stagionatura.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quando la pianta è ancora viva viene affettata, ottenendosi le cosiddette “piastre”. Queste vengono ulteriormente lavorate in modo da ottenere gli “abbozzi” che già cominciano ad avere sembianze di pipa. Poi la bollitura in forni ad alta gradazione, per cancellare qualsiasi residuo di vita all’interno del legno. Quindi la lunga stagionatura in appositi capannoni, per finire con la creazione vera e propria della pipa.  
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Naturalmente, chi taglia il ciocco di radica fa solo quello: si tratta dell’attività più delicata, un buon artigiano tagliatore si forma in anni di pratica esperienza. Il ciocco, in sezione, presenta un nucleo centrale dal quale si dirama un’infinità di venature che, a raggiera, raggiungono la superficie esterna. Esse costituiscono un sistema fittissimo di capillari che portano il nutrimento dalla superficie, che assorbe l’umidità del terreno, al cuore del ciocco. Ognuna di esse quindi è paragonabile ad una microscopica arteria del sistema circolatorio del corpo umano, con la differenza però che nella radica il nucleo centrale trattiene la linfa vitale e, man mano che le cellule si nutrono, marciscono e muoiono. Deduciamo dunque che il cuore del ciocco è la prima parte che il tagliatore deve eliminare. Il problema e la difficoltà del taglio pertanto consistono proprio nella necessità di centrare con la sega il punto di diramazione, in modo da ottenere un certo numero di spicchi – le piastre – dai quali possa essere eliminato lo spigolo, senza spreco di prezioso materiale. Purtroppo, raramente il nucleo centrale del sistema circolatorio coincide con il centro del ciocco: per la sua eventuale individuazione ci si affida alla sensibilità e all’esperienza del l’artigiano.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Una volta individuata l’essenza della “fiammatura” della radica, è facile intuire quella dell’occhio di pernice. Una volta estratta, tagliata e bollita, la radica naturalmente muore. Il suo sistema circolatorio cessa di operare ed i suoi canali lentamente si atrofizzano otturandosi. E’ intuitivo che, anche al termine di questo processo di assestamento organico, la traspirazione di una superficie tagliata in modo perpendicolare al senso della venatura sarà maggiore di quella di una piastra fiammata. Da ciò ricaviamo l’immagine ed i pregi della pipa ad occhio di pernice: essa si ricava da una piastra tagliata in senso opposto (perpendicolare) a quella fiammata. Visivamente si presenta come punteggiata da un’infinità di macchioline più scure, ognuna delle quali sarebbe dunque il foro di entrata di una venatura. La peculiarità di questo taglio fa sì che la superficie del fornello di una pipa si divida in quarti: due quarti punteggiati e due quarti striati in senso orizzontale. Tanto più elevato sarà il valore del pezzo quanto maggiore sarà la centratura del taglio.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Qui non ci dilungheremo sulla rara possibilità di ottenere un tre quarti di occhio di pernice. Ma nemmeno sulla immaginazione o sul sogno di qualcun altro di aver visto addirittura un quattro quarti.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/PLACCA+DI+RADICA+FIAMMATA.jpg" length="1081047" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Sat, 28 Jan 2023 09:46:55 GMT</pubDate>
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        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>La pipa scelta</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/my-post161f56b1</link>
      <description>Sulla pipa</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/20210524_171026.jpg"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           LA SCELTA DELLA PIPA
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La scelta di una pipa è un fatto impegnativo. Mettiamo da parte il discorso del prezzo che comporterebbe considerazioni svianti da ciò che è il nostro assunto. Diamo quindi per scontato che il neofita (ma non solo lui) acquisterà la pipa migliore che può permettersi.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Fra una pipa dritta ed una curva, consigliamo al nuovo pipatore senz’altro la prima perché più pratica, più asciutta, più facile da pulire. Più pratica perché più comoda da trasportare; più asciutta in quanto il fumo percorre un tragitto diretto dal fornello al foro del bocchino, al contrario della curva in cui, dovendo seguire la sinuosità delle sue parti interne, è più facile che condensi; più facile da pulire poiché non richiede, a chi è inesperto nel maneggio dello scovolino, le acrobatiche contorsioni cui obbliga la pipa curva.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Gli elementi di considerazione, in tema di scelta, possono essere così sistematicamente indicati: la forma, le dimensioni, il peso, la lavorazione. Tutto ciò però senza voler negare rilievo al fattore psicologico che sfugge a qualsiasi analisi tecnica.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Al primo elemento, la forma, abbiamo già accennato, ponendo l’accento sui pregi della pipa dritta. Ma ora rivolgiamoci anche agli “esperti” con cui possiamo concordare sui pregi di questa, osservando che se pure essa è più spigliata, più dinamica, più sportiva, la pipa curva è più bilanciata, pesa meno sui denti, dà un fumo più fresco, si concede anche al piacere del naso; è inoltre più indicata come strumento di meditazione, specie se accoccolati su una comoda poltrona. Esistono però, per gli eclettici, delle forme classiche che tendono a conciliare le varie esigenze: sono le semicurve, ad esempio Cornetta o Prince.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il secondo elemento è quello delle dimensioni. La pipa corta è comoda perché poco ingombrante, è tascabile, simpatica ma un po’ più complessa a fumarsi: il percorso del fumo per arrivare alla bocca è breve e quindi, se non si fuma con circospezione, brucia la lingua. Per la pipa lunga valgono le considerazioni inverse: è scomoda, fa leva sui denti e quindi richiede il costante aiuto della mano; tuttavia il fumo arriva più fresco e pulito. Diverso problema è quello della capienza del fornello che è un fatto soggettivo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L’elemento peso ha un risvolto assoluto e uno relativo. In senso assoluto, la radica ben stagionata è leggera in quanto ha espulso tutta l’umidità. In senso relativo, più pesante (e quindi più grossa) è una pipa e più richiesta è una forma curva che esercita una leva inferiore sui denti. Può essere quindi più comoda una pesante pipa curva che non una più leggera pipa dritta.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L’ultimo elemento riguarda la lavorazione, distinguendo fra pipa liscia da una parte e pipe sabbiate o rusticate dall’altra. Si sa, la pipa liscia è più preziosa, specie se naturale, ma sarà bene che il proselito non cominci ad abbandonarsi subito alla raffinatezza estetica del pezzo – altrimenti chissà poi dove arriverà! – e la sacrifichi a considerazioni di ordine pratico. La pipa sabbiata o rusticata è tecnicamente più facile da fumarsi: scalda meno poiché ha una superficie maggiore a contatto con l’aria (il principio è quello del radiatore) e quindi riduce notevolmente i problemi della radica che scotta, del fumo caldo che brucia la lingua, della conseguente e inevitabile formazione di acquerugiola. Inoltre, non è soggetta a graffi ed ammaccature a cui, è facile immaginarlo, va incontro chi si trova per le prime volte un oggetto estraneo fra le mani.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Insomma, giudicare la radica è molto difficile. Basterà evitare le pipe verniciate a lucido, poiché tali vernici tendono a mascherare le magagne del legno e ne impediscono la indispensabile traspirazione. Attenzione a non confonderle con le altre, quelle lucidate a cera, che si opacizzano fumandole e acquistano in pregio estetico.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Un ultimo sguardo al foro interno del fornello. Esso deve sfogare esattamente alla base del camino e deve essere perfettamente centrato. Pena l’irregolarità del tiraggio e della combustione.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ﻿
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      
           Smoking, numero 4 anno quinto, 1979
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Wed, 25 Jan 2023 09:44:26 GMT</pubDate>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Il Caricamento</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/il-caricamento</link>
      <description>sulla pipa</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/20220226_162848.jpg"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           IL CARICAMENTO
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Non si spiegherà mai abbastanza come i risultati più o meno soddisfacenti di una pipata dipendano in massima parte dalla corretta disposizione del tabacco all’interno del fornello.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La “carota” di tabacco deve presentare una consistenza uniforme, nel senso che la pressione cui è sottoposto il tabacco deve essere la medesima in ogni sua particella. Tipico sistema di caricamento errato è quello che si attua, per lo più in condizioni frettolose, ammassando nel camino grumi compressi e lasciando fra essi spazi vuoti nei quali, espandendosi con continuità, il fumo naturalmente condensa.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Sappiamo che è possibile trovare il tabacco in busta oppure in scatola sotto vuoto: quest’ultima consente di conservare la miscela molto più a lungo, fino a che però non è aperta. Il tabacco sotto vuoto ha sempre un grado di umidità maggiore di quello ottimale. Pertanto sarà bene aprire la scatola qualche ora prima di utilizzarne il contenuto e rompere il “panetto”, permettendo l’evaporazione dell’eccesso di umidità. Ma come si può valutare questo grado ottimale di umidità? In mancanza del tatto e dell’occhio esperti,  c’è un piccolo stratagemma: prendete un pizzico molto piccolo di tabacco e fatene una pallina. Se questa si sbriciolerà, il grado di umidità sarà insufficiente; se rimarrà compatta, allora questa sarà eccessiva; se, infine, la pallina si gonfierà lentamente aprendosi, allora avremo il fatidico “grado ottimale di umidità”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Prendiamo ora in mano la nostra pipa. Il fine della nostra operazione dovrà essere quello di ottenere, al termine del caricamento, una massa dalla pressione uniforme. Si deve procedere ad una carica graduale del camino: infatti, se procedessimo con un unico movimento, avremmo una pressione maggiore sulla parte superiore della carota. Analogamente, se procedessimo giustamente per piccole cariche successive ma le sottoponessimo tutte alla medesima pressione, otterremmo una maggiore compattezza degli strati bassi della carota, poiché questi, oltre alla spinta individuale, subirebbero indirettamente anche quella degli strati successivi. Dunque, ora è possibile dedurre quale sia il procedimento corretto da seguire: a) disporre il tabacco a strati successivi; b) esercitare su di essi una pressione leggera per i primi e, aumentando in progressione, più energica per gli ultimi. Diciamo ancora che le prese successive, più piccole e quindi più numerose saranno, minore sarà il pericolo che fra esse si creino quegli spazi vuoti che producono, per nota legge fisica, condensazione.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Tutto quanto detto fin qui vale per le cosiddette mixtures. Per quanto riguarda il flake o il curley cut, normalmente si sostiene che vadano sciolti prima del caricamento della pipa, procedendo quindi come descritto. Secondo altri, invece, si dovrebbe riempire il camino senza eliminare la pressione delle barrette o dei fiocchi di tabacco, per non modificarne l’aroma. Ognuno faccia come crede, tuttavia osserviamo che lasciare a questi tagli la composizione che troviamo nella scatola, rende molto più difficile la carica corretta della pipa. Quanto meno è richiesta una maggiore esperienza specifica.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Esiste un altro “grado ottimale” con cui bisogna fare i conti: quello di pressione della carota. Questo è un problema che si identifica con quello del tiraggio (su cui forse torneremo). Questa volta, purtroppo, non esiste uno stratagemma pratico analogo a quello visto per la questione dell’umidità e quindi tutto resta legato all’esperienza individuale. Teniamo presente però che è bene tendere, come criterio generale, a premere il tabacco piuttosto che a lasciarlo lievitare sotto la spinta del calore. Ciò diciamo perché è diffusa la tendenza, specialmente fra i neofiti, a fumare con poca pressione sulla carota, con tutte le naturali conseguenze che questo comporta.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ﻿
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Wed, 18 Jan 2023 12:29:21 GMT</pubDate>
      <author>info@fincatolacasadelhabano.com (Emiliano Fincato)</author>
      <guid>https://www.fincatolacasadelhabano.com/il-caricamento</guid>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Il filtro in balsa</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/il-ritmo-di-boccata</link>
      <description>Sul filtro</description>
      <content:encoded>&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/5-confezioni-filtrini-in-balsa-di-ricambio-per-pipe-savinelli-6mm.webp" alt="Una scatola di sistema balsa Savinelli su sfondo bianco"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           IL FILTRO DI BALSA
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La polemica se la pipa debba o non debba (possa o non possa) essere munita di filtro è di quelle destinate a durare in eterno. Poi, che tipo di filtro o sistema ha (o avrebbe) lo scopo di trattenere residui indesiderabili del fumo? In Germania le pipe più vendute sono quelle con il foro interno del cannello (e del bocchino) da 9 millimetri che può agevolmente contenere qualunque tipo di filtro. Altrove non è così.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Un caso del tutto a sé è rappresentato dal legno di balsa, lanciato su grande scala dalla Savinelli. Qui non si può parlare di filtro, infatti il cilindretto di balsa è normalmente definito inserto. Anche i fumatori che considerano il filtro – metallico, chimico e via dicendo – un elemento estraneo alla semplice essenza della pipa, ammettono che con la balsa il discorso cambia. In effetti uno studio fu effettuato dalla Chemical &amp;amp; Environmental Technology Inc. in North Carolina per testare l’attitudine dell’inserto in balsa a trattenere catrame e nicotina del fumo di tabacco. I risultati furono incoraggianti, specie se il filtro veniva cambiato spesso, praticamente ad ogni fumata. Il tabacco testato fu l’americano Captain Black. C’è da dire, ad onor del vero, che lo studio fu promosso e finanziato dalla Savinelli stessa che poi produsse (e produce) l’inserto in balsa da 9 millimetri. Pur dovendo riconoscere la serietà scientifica della ricerca, dobbiamo però dire che nessuna indagine di laboratorio può sostituirsi al fumatore nel giudizio sul gusto e sull’aroma, nel senso di “aggiungere” qualcosa di estraneo al fumo di tabacco: ed è proprio questa la “colpa” che molti fumatori imputano ai filtri.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Proprio in Germania si sono create, fra i pipatori, due vere e proprie fazioni pro e contro il filtro. In altri paesi le pipe con tale accorgimento sono usate ma non nella misura tedesca.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Un libro di Paul Jung sui brevetti rilasciati in USA per le pipe del XIX secolo dà una buona idea di quel che è stato inventato in materia, anche se è difficile che molte “trovate” siano poi state realmente costruite. Le ditte Vauen e Denicotea in Germania ebbero un certo successo con cartucce rispettivamente di 8 e 8,6 millimetri La prima cartuccia-filtro da 9 millimetri fu posta in commercio nell’Ottobre del 1922. Fu originariamente usata nel bocchino per sigarette, dal momento che allora non esistevano sigarette con filtro; per le pipe non ebbe alcun successo. Fu soltanto dopo la pubblicazione del rapporto Terry nel 1964 che il filtro divenne più popolare fra i fumatori preoccupati per la salute e aiutò il passaggio dalla sigaretta alla pipa.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Tornando all’inserto in balsa ed ai nostri giorni, non c’è dubbio che il largo diametro del cannello- bocchino, necessario per ospitare il filtro da 9 millimetri, limiti la bellezza del design: per esempio esclude la possibilità di produrre eleganti modelli con canna ovale. Per la natura del filtro, il fumatore deve tirare più forte, così che la pipa si surriscalda ed è più facile bruciare il fornello. Il largo foro richiesto per l’inserto rende il tutto più fragile. Il fumo che passa per il filtro diventa sì più “dolce” ma perde qualcosa del suo aroma.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Qui, però, si entra nell’insondabile campo dei gusti individuali ed ognuno rimarrà insindacabile arbitro della propria scelta.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Smoking numero 1 1989; numero 2 1994.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/Haa2af27c775a489ba060260d05d2a63a7.jpg" length="365661" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Thu, 05 Jan 2023 09:27:07 GMT</pubDate>
      <author>info@fincatolacasadelhabano.com (Emiliano Fincato)</author>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Le parti metalliche</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/le-parti-metalliche</link>
      <description>Le parti</description>
      <content:encoded>&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/20220226_160502.jpg" alt="Una pipa di legno con un emblema d'argento sopra"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           LE PARTI METALLICHE
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Innanzitutto tralasceremo i narghilè, i calumet ed ogni pipa diciamo preistorica, prendendo in considerazione quella moderna che, da un punto di vista tecnico e pratico, è l’unica che veramente ci interessa: la pipa di radica. Quanto diremo, in generale e con le dovute riserve, sarà estensibile anche a quelle di schiuma.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Le parti metalliche di cui intendo far cenno sono essenzialmente i filtri, nonché le vere o ghiere e quei simpatici coperchietti, da taluno aborriti, che ornano talvolta i fornelli in località ventose.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Scopo del filtro, in generale, è quello di trattenere quanti più residui catramosi possibile, fra i tanti che la combustione del tabacco produce. Certo è che la pipa fa meno male, innanzitutto per la decisiva considerazione che all’uso di essa è estranea la combustione della carta, poi perché i tabacchi sono sottoposti a sistemi di concia più o meno diversi. Altra funzione del filtro, si dice, è quella di trattenere all’interno del cannello i frammenti di tabacco che potrebbero essere aspirati fastidiosamente in bocca. Fra essi più usato e diffuso è il filtro in metallo, generalmente alluminio perché più leggero e poroso. Ebbene, la quantità di nicotina che il metallo, per quanto poroso, può trattenere è veramente irrisoria; inoltre una pipa ben caricata non dovrebbe permettere il passaggio di tabacco in bocca. L’osservazione chiave, tuttavia, in tema di filtri metallici è quella relativa alla condensazione: una corrente di aria calda che incontri un ostacolo metallico di temperatura più bassa e che sia da questo costretta a seguire un percorso contorto, senza dubbio produce condensa, ossia quel fastidioso fenomeno conosciuto con il termine acquerugiola.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Un discorso diverso meritano altri materiali impiegati, fra i quali il filtro di balsa che tratteremo specificamente in altra sede. Poi conosciamo filtri di carta, filtri di paglia, persino filtri granulari di schiuma. Innanzitutto ricorderò che la pipa non si aspira! Dunque sono contrario all’uso di qualsiasi elemento estraneo alla struttura classica dello strumento. Tuttavia, molti fumatori passano alla pipa sul consiglio medico di abbandonare le sigarette. In questo momento di passaggio, la necessità di nicotina porterà il fumatore ad aspirare anche parzialmente il fumo dalla pipa. Qui capisco la necessità di uno strumento che limiti gli effetti del nocivo assorbimento. Consiglio comunque i materiali da ultimo indicati che non il metallo, per motivi di praticità e di igiene: hanno un periodo di uso limitato, al termine del quale si sostituiscono e non obbligano a manipolare un arnese unto e appiccicaticcio quale è quello di alluminio. Resta comunque l’alterazione dell’aroma e del gusto del fumo, che fanno preferire l’omissione di qualsiasi filtraggio.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Eccoci quindi alle vere. Tranne il caso di frattura del cannello, in cui la ghiera di metallo costituisce un espediente di riparazione, essa non ha una funzione tecnica ma è solo adibita a soddisfare il nostro preziosismo estetico. Quindi gradiremo materiali come argento, oro, talvolta oro bianco. Qualche fanatico si sbizzarrisce addirittura con vere personalizzate, quali anelli pregiati con inciso un disegno geometrico regolare. Alcuni ritengono le vere una forma di puro esibizionismo, uno status symbol, qualcosa insomma con cui accettiamo, più o meno inconsciamente, di salire un altro gradino nella nostra condizione sociale. Ma direi che ben altri sarebbero i peccati da punire!
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Un discorso analogo meritano i più rari coperchietti metallici che hanno però un vantaggio rispetto alle prime: pur essendo, al pari delle vere, di un’inutilità impareggiabile, si mascherano dietro la necessità di preservare la brace dalle turbolenze dei venti. Hanno quindi una funzione tecnica? Io direi che sono solo più subdoli, perché nascondono dietro di essa gli stessi sentimenti di leziosità e frivolezza. Alcuni sono comunque molto graziosi, pochi altri addirittura belli.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Di queste ultime parti metalliche (vere e coperchietti) non voglio dare un giudizio né positivo né negativo. Lasciamo solo che il buon gusto faccia la sua storia.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Smoking numero 1, anno 6; 1980.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Tue, 03 Jan 2023 09:39:52 GMT</pubDate>
      <author>info@fincatolacasadelhabano.com (Emiliano Fincato)</author>
      <guid>https://www.fincatolacasadelhabano.com/le-parti-metalliche</guid>
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        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
      <media:content medium="image" url="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/20220131_161844.jpg">
        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Come si sceglie una pipa</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/come-si-sceglie-una-pipa</link>
      <description>Sulla pipa</description>
      <content:encoded>&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/IMG-2016.jpg" alt="Un primo piano di un tubo nero su uno sfondo bianco"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           COME SI SCEGLIE UNA PIPA? COME SI CARICA? COME SI PULISCE?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Scegliere una pipa è un momento impegnativo anche per i fumatori esperti. I neofiti, per prima cosa, dovranno rivolgersi ad un negozio specializzato, di fiducia, dove possano spaziare fra le migliori marche ed avere preziosi consigli. Bisogna tener presente prima di tutto l’aspetto visivo della pipa: che le parti componenti, testa e bocchino, siano perfette nelle rifiniture. La testa non deve essere eccessivamente verniciata, meglio se opaca o sabbiata: infatti quest’ultime riscaldano meno e sono più leggere. Per quanto riguarda la forma, la prima pipa sarà di forma classica diritta, che è la più semplice da gestire. La pipa curva, pur essendo bilanciata e forse meno pesante, dato che non fa leva, esige una conoscenza maggiore dell’oggetto. Essa infatti “bagna” di più a causa della salivazione e della condensazione, data la sua forma “a scendere”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Passiamo al modo di caricare la pipa. Le prime volte dedichiamo a questa operazione molta attenzione. Ci sono delle riserve circa la preparazione a strati del fornello, infatti tutte le migliori case mettono in vendita pipe già preparate. La pipa, secondo molti esperti, va fumata completamente sin dalla prima volta, con l’accortezza di utilizzare un tabacco di taglio medio, un po’ dolce e di giusta umidità. Prendete il tabacco e apritelo bene, evitando di introdurre nel fornello pezzi troppo lunghi o troppo legnosi. Con il dito, spingetelo sul fondo con molta delicatezza; rifate l’operazione fino a riempitura totale del fornello, aumentando in modo graduale la pressione che non deve mai essere eccessiva. Comprimendo molto il tabacco, la pipa non tirerà bene e sarete costretti a faticare aspirando, con la conseguenza di riscaldare il fornello ed il fumo stesso, avvertendo un sensibile bruciore alla lingua. A carica avvenuta, rifinite la medesima pareggiando la superficie del tabacco, premendo con il pollice in modo leggero e circolare.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E’ arrivato il momento dell’accensione! Accendete un fiammifero di legno e passatelo su tutta la superficie del tabacco aspirando dolcemente: noterete subito che il tabacco tende a sollevarsi. Prendete il premi-tabacco e, tenendo sempre la pipa in bocca, pressate leggermente pareggiando nuovamente la superficie, finché otterrete un tiraggio né troppo vuoto né troppo resistente. Se la pipa, durante questa operazione, si è spenta non vi preoccupate, riaccendetela e vedrete che non si spegnerà più con facilità. Ogni tanto spingete nuovamente la superficie del tabacco per ricreare le condizioni precedenti e terminate con tranquillità la vostra prima fumata.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ora non rimane che la pulizia della pipa. Importantissima! Questa operazione si divide in quella quotidiana e in quella periodica. La prima consiste nel pulire il fornello dai residui della fumata e poi nell’infilare uno scovolino dall’imboccatura fino al fornello. Quindi piegate in due lo scovolino e, dopo aver prudentemente separato il bocchino dalla testa (operazione che è meglio fare a freddo), con esso pulite bene l’interno del cannello. La pulizia periodica invece va eseguita, come dice il termine stesso, più di rado. Per il bocchino, bagnare uno scovolino (meglio se ruvido) nel liquido alcolico per pipe e passarlo all’interno più volte, sostituendolo eventualmente, finché non esce pulito. Per il cannello, ripetere l’operazione con lo scovolino ripiegato, questa volta bagnato. Eventualmente rifinire infilando una carotina di carta morbida (ottimo il fazzolettino di carta) che asciugherà perfettamente l’interno. Naturalmente, per avere sempre una fumata fresca e profumata, la pipa va lasciata riposare almeno qualche ora.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Di qui l’esigenza di possedere diverse pipe per poterle alternare. Inizierà così la vostra “collezione”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Smoking numero 3 anno 1, 1975
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Sat, 31 Dec 2022 10:03:17 GMT</pubDate>
      <author>info@fincatolacasadelhabano.com (Emiliano Fincato)</author>
      <guid>https://www.fincatolacasadelhabano.com/come-si-sceglie-una-pipa</guid>
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        <media:description>thumbnail</media:description>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>C'è fumo e fumo</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/c-e-pipa-e-pipa</link>
      <description>Sul fumo</description>
      <content:encoded>&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/20220131_162217.jpg"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            C’E’ FUMO E FUMO 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Affrontiamo ora un argomento che, nelle chiacchiere tra i fumatori di pipa, riesce a scatenare le discussioni più accese, che può essere condensato nella domanda. Chi è il vero fumatore di pipa?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            E’ colui che da anni fuma la stessa pipa senza degnarla di un solo attimo di cure, o è colui che possiede una collezione di numerose pipe e ogni volta che le fuma le riempie di cure amorevoli quasi si trattasse di un figlio? La risposta ovviamente non può essere facile.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Molti fumatori di pipa ritengono che ci sia una pipa per ogni occasione, per ogni momento della giornata, per ogni luogo. Sono quei fumatori che , al momento di uscire di casa per trascorrere una serata con gli amici, si domandano se ci si recherà al night, in un caffè o in un altro luogo per poter scegliere con maggior cura la pipa da portare.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ma, ovviamente, esistono anche coloro i quali non si preoccupano nemmeno di pulire la loro pipa e che non si domandano se la sporcizia della pipa sia o meno adatta agli ambienti che il nostro fumatore frequenterà.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Per molti, forse i più “giusti” la pipa è un oggetto che accompagna le nostre giornate e che riflette un poco il nostro carattere. Per questi fumatori la pipa non sarà mai un’ossessione mentale né un indice di trascuratezza. Sono questi i fumatori che hanno una collezione di pipe da cui sanno trarre tante soddisfazioni e che dedicano alle pipe il giusto tempo e la giusta cura. Se è vero infatti che la pipa deve rappresentare un momento di pausa, un attimo di tranquillità, è anche vero che questi ormai rari momenti non si devono trasformare in un assillo per decidere quale sia la pipa più adatta per essere fumata in quel momento.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La pipa riflette il nostro carattere e la nostra mentalità, crediamo quindi che nessuno di noi abbia piacere di mostrare il proprio abbigliamento trasandato. La pipa, in un certo senso, è una parte del nostro abbigliamento, della nostra persona ed andrebbe quindi curata e mantenuta pulita come si trattasse di un abito.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Altro argomento su cui vale la pena di spendere alcune parole è quello che vede le pipe che noi possediamo come degli orpelli, dei simboli e come tali alcuni di noi le trattano.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Pur facendo salva la perfetta buona fede di ognuno, ciò che certi fumatori cercano non è la tal pipa o la tale forma, bensì la pipa un po’ più bella di quella che il nostro amico ha comprato ieri o più fiammata di quella di quel signore. Tutto ciò ha il sapore dei una cosa fatta per forza e non per vera passione, una cosa fatta per dimostrare la propria posizione economica più che la propria maestria di pipatore.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Certo, non tutti i fumatori sono così. Ci sono i veri fumatori, quelli che sanno come trattare le proprie pipe, anche modeste se pure buone, e non si arrendono di fronte ad una nuova moda. Ci sono gli uomini che apprezzano la pipa, fumandola ed amandola anche se la loro collezione è ridotta a pochi oggetti che lo accompagnano da anni. Ci sono insomma quelli che la pipa la fumano, la conoscono, la amano e hanno voglia di parlarne. Sono quelli che sanno apprezzare le proprie pipe, che le sanno fumare e che soprattutto le posseggono per il gusto di possedere un oggetto su cui altri hanno faticato per ottenere il massimo della bellezza possibile da un pezzo di legno che a molti appare invece incolore e senza vita.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Smoking numero 2 anno 4; numero 3 anno 4 - 1978
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Thu, 29 Dec 2022 10:13:04 GMT</pubDate>
      <author>info@fincatolacasadelhabano.com (Emiliano Fincato)</author>
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        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>La pipa sabbiata</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/la-pipa-sabbiata</link>
      <description>Sulla pipa</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/3355393772.jpg" alt="Un tubo marrone è appoggiato su una superficie bianca."/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           LA PIPA SABBIATA – LA VENATURA CHE SI TOCCA
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La pipa si può presentare in tre finissaggi, liscia, rusticata o sabbiata. Quest’ultima non è la sorella povera della pipa liscia, ha una sua precisa personalità e molti pregi: è bella, preziosa, leggera, fresca, disponibile.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           BELLA. La possiamo anche definire pipa scultura e indubbi, evidentissimi sono i suoi valori plastici. Una bellezza “virile”, coi suoi muscoli in evidenza, con una reale impressione di forza. Ed è bella da toccare.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           PREZIOSA. Il trattamento di sabbiatura corrode le parti più tenere e deboli della radica e porta così in rilievo la venatura. Una radica scadente si corroderebbe tutta sotto la pressione della sabbia: la pipa sarebbe piatta, impossibile formare un bel motivo di bassorilievo. Una pipa sabbiata non nasconde, è sincera come e più di una liscia, perché solo per una radica eccellente vale la pena di sabbiare: operazione fatta a mano, pipa per pipa e quindi costosa; con costante controllo del getto di sabbia per evitare deformazioni nella linea e per far risaltare la venatura naturale della radica, in certo senso la sua struttura. Non dimentichiamo che la radica ben venata è di solito più dura e robusta.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           LEGGERA. L’eliminazione delle zone tenere di radica in superficie ne riduce il peso. Quel che si toglie con la sabbiatura non è buono o utile: è solo peso.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           FRESCA. La superficie è quasi raddoppiata rispetto a quella di una pipa liscia di uguale misura. Maggiore è la superficie, come si sa, e maggiore è la dispersione del calore.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           DISPONIBILE. Bisognerebbe inventare il termine “strapazzevole”. La sabbiata è meno delicata, non ha paura di colpetti, urti, graffi o scalfitture. Con l’andar del tempo e delle fumate, la pipa liscia si scurisce e scompare il piacevole contrasto delle venature. La pipa sabbiata, invece, la sua venatura se la tiene ben stretta e, anche col passare degli anni e delle fumate, non la abbandona mai, neanche in presenza di colorazioni scurissime o nere. In qualsiasi momento potete prendere la vostra pipa ed accarezzarla, magari anche ad occhi chiusi e “vedere” la sua bella, sincera venatura.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Purtroppo e per fortuna, la radica è un prodotto naturale e quindi, nella maggioranza dei casi, irregolare sotto tutte le variabili che la caratterizzano quali: disposizione delle fibre, loro compattezza, durezza, umidità residua, sapore e quindi anche eventuali impurità. Ecco quindi la necessità di sabbiare una pipa che il più delle volte sarebbe fumabilissima, anche se con qualche neo esteriore.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            La tecnica: Un compressore di notevole potenza spara della sabbia per mezzo di una pistola fornita di un ugello ceramico di estrema durezza. L’operazione viene eseguita sotto una campana di vetro o all’interno di una “scatola trasparente” in cui entrano le mani adeguatamente protette. E’ fantastico come con questo processo la radica venga ad essere asportata proprio nelle sue parti più tenere, creando appunto quel gioco di rilievi che non è altro che un’evidenziazione tangibile della venatura. Sotto il getto della sabbia, la venatura della radica sembra uscire per miracolo dalla superficie del legno, materializzandosi in stupende fantasie di disegni. Gli artigiani hanno poi messo a punto tecniche molto elaborate per aumentare questo gioco di alti e bassi accentuandoli, ad esempio, con sabbiature alternate con sabbie di diverso materiale e grana.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nulla di trascendentale quindi. Anzi, se vedeste l’effetto distruttivo della sabbia sparata ad alta pressione contro una radica scadente – e magari con qualche grossa “tana” - capireste quale garanzia di qualità e stagionatura rappresenti l’acquisto di una pipa con tale finitura.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Smoking, numero 1 anno 3;numero 1 anno 8; numero 1 anno 11.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Tue, 27 Dec 2022 09:20:45 GMT</pubDate>
      <author>info@fincatolacasadelhabano.com (Emiliano Fincato)</author>
      <guid>https://www.fincatolacasadelhabano.com/la-pipa-sabbiata</guid>
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      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Un uso antico della pipa</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/un-uso-antico-della-pipa</link>
      <description>La pipa fu inventata per fumare droga?</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/4f36aa7858_4695549_med.webp"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           LA PIPA FU INVENTATA PER FUMARE LA DROGA – SORPRENDENTE SCOPERTA A CIPRO
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La notizia è che si scopre la più antica pipa che la storia conosca. E’ così straordinariamente antica che, a prima vista, si sarebbe tentati di non credere ai propri occhi: la data, infatti, è press’a poco il 1200 avanti Cristo, vale a dire più di tremila anni or sono. Il tabacco, nel tempo e nel luogo a cui si riferisce la scoperta, non c’era sicuramente, e allora cosa fumava il proprietario di quell’oggetto? Ma procediamo con ordine.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il ritrovamento è avvenuto a Cipro e più precisamente nella città di Lamaca, sulla costa meridionale dell’isola. Si tratta di un antico porto commerciale aperto al traffico con la Grecia, la Turchia, la Siria, Creta, l’Egitto e l’Occidente. Pochi porti furono così frequentati ed attivi, esso fiorì fin dalle origini della storia e vide succedersi, una dopo l’altra, tutte le grandi civiltà dell’Oriente mediterraneo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           A Lamaca, lo storico direttore delle Antichità di Cipro, Vassos Karageorghis, riportò alla luce le mura, i templi, i palazzi di un’antica città del passato il cui nome si trova nelle iscrizioni: Kition. La scoperta di cui parliamo è avvenuta tra i molti oggetti dissepolti dal piccone. All’inizio non si riusciva a capire di che cosa si trattasse ma poi, guardando bene, non vi sono stati dubbi possibili: l’oggetto di terracotta rosea, accuratamente lavorato era quella che oggi chiameremmo pipa. L’oggetto, infatti, era costituito da un piccolo recipiente rotondo (il fornello) dal quale si dipartivano due cannucce contigue, perforate internamente e congiunte all’estremità esterna; che questa estremità servisse ad essere messa in bocca e che le due cannucce servissero ad aspirare, non sembra dubbio. Né può essere dubbia la data del 1200 a.C., perché numerosi altri oggetti, in specie alcuni frammenti di vasi ben databili, sono stati rinvenuti nello stesso contesto.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Una pipa dunque. Ma per fare cosa? Qui interviene l’altra scoperta non meno significativa, quella dei resti di piantagioni di oppio e di un numero di vasetti lunghi e sottili, destinati a contenere la celebre droga e ad esportarla. Fanno così un balzo indietro nel tempo le conoscenze che già si avevano al riguardo: l’uso dell’oppio è assai antico, la pianta da cui si ottiene (il “papavero sonnifero”) è originaria del vicino Oriente e da qui si diffuse da un lato nell’Oriente estremo, dove incontrò grande fortuna, dall’altro in Europa e in Africa.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il mondo greco-romano conosceva certo l’oppio e lo usava specialmente come ipnotico. Ma alla funzione ipnotica era senz’altro associata, fin dall’età più antica, quella propria dello stupefacente, nel senso di mezzo per liberarsi dai dolori e dagli affanni dell’animo. Del resto, l’uso delle droghe è già noto a Omero che nell’Odissea narra come Elena procurasse ai banchettanti l’oblio: “Nel dolce vino, di cui bevean, farmaco infuse contrario al pianto e all’ira, e che l’oblio seco inducea d’ogni travaglio e cura. Chiunque misto col vermiglio umore nel seno il ricevè, tutto quel giorno lagrime non gli scorrono dal volto …”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il fumo dell’oppio, una delle piaghe sociali più diffuse nei secoli scorsi, ha dunque precedenti remotissimi. Con tali precedenti si conferma la via della droga, che veniva dall’Oriente e costituiva parte cospicua dei traffici mediterranei sì da concentrarsi, anche per la coltivazione, nei centri maggiori di tali scambi.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            Il tabacco, almeno in Europa, giungerà millenni dopo e sarà certo un male minore; quanto alla pipa, essa non è nata con il tabacco, anzi lo antecede di molto.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Smoking, numero 2, anno 2 – 1976
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Da un articolo di Sabatino Moscati apparso sul Corriere della Sera.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 19 Dec 2022 09:42:40 GMT</pubDate>
      <author>info@fincatolacasadelhabano.com (Emiliano Fincato)</author>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Il rodaggio della pipa</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/il-rodaggio-della-pipa</link>
      <description>Sul rodaggio</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/acb02d3f-d698-e71f-9743-c641438fe6b0.jpg"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           IL RODAGGIO DELLA PIPA
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La radica è un legno duro e compatto ma, come tutti i legni, se esposto a contatto del fuoco, brucia. Quando fumate il vostro tabacco preferito nella pipa, la brace raggiunge la temperatura di alcune centinaia di gradi centigradi e, se non vi fosse la protezione della crosta, formata principalmente dai residui carboniosi della combustione, la vostra bella radica brucerebbe con il tabacco. Il rodaggio deve essere rivolto dunque a formare un primo strato di crosta che protegga il fornello dall’eccessivo calore.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ora, qualcuno vuole che, specialmente il neofita, riempia la pipa nuova per un terzo con tabacco dal taglio medio, non troppo secco (altrimenti, durante la combustione, svilupperebbe troppo calore) e neppure troppo umido (in caso contrario, compattandosi maggiormente, costringerebbe ad un tiraggio più intenso che, ugualmente, svilupperebbe troppo calore). Un accorgimento questo che si rivolge al principiante, il quale non sa dosare bene le boccate, non ha ancora conquistato il ritmo, ha bisogno insomma di qualche maggiore attenzione. In assoluto, si deve curare attentamente la pressione del tabacco (che non deve essere eccessiva) e l’accensione (regolare, su tutta la superficie). Il surriscaldamento è il nemico principale del fumo, della lingua, della pipa, del sapore. E lo è tanto più in fase di rodaggio.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           C’è una vecchia e collaudata regola di Achille Savinelli che dice: “Quando una pipa è in rodaggio, stringetela ogni tanto con una certa forza nella mano e contate lentamente fino a sei. Se ci riuscite, continuate pure a fumare tranquilli; in caso contrario smettete finché la pipa si sarà raffreddata. Molte bruciature di pipa sono provocate da fumatori che temono che la pipa si spenga e allora aspirano con troppa frequenza e troppa forza”. Sono anche provocate, aggiungiamo, dalla convinzione che si debba, a tutti i costi, portare il tabacco acceso sul fondo. E’ importante, d’accordo, ma ci si arriva per gradi. Quel che non si deve mai dimenticare è che la pipa nuova – esperti o principianti che siamo – è delicata, va trattata con riguardo!
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Si fumi lentamente e completamente il tabacco: lentamente per non surriscaldare la pipa e completamente affinché il carbone della combustione si depositi uniformemente sulle pareti interne e, soprattutto, sul fondo. Se non si fumasse il tabacco per intero, si creerebbe un inspessimento della crosta verso la metà del fornello, con la possibilità di formare una sorta di camera di condensazione; il fumo infatti, passando attraverso la strozzatura causata dalla maggiore quantità di residui carboniosi, si espanderebbe poi nello slargo successivo, condensandosi e dando origine alla fastidiosa acquerugiola.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il cosiddetto rodaggio è un piacere e un dovere al quale non è giusto sottrarsi. Riempire e accendere subito è brutale: Ci vuole un minimo di corteggiamento, qualche carezza, qualche coccola. Una pipa nuova, prima di riempirla e accenderla, la si guarda, la si tocca, la si soppesa. Tutto questo è il primo atto di quella lenta conquista che è il vero fumare, un far la pipa veramente “nostra”. Può essere giusto, le prime volte, riempire solo parzialmente il fornello, senza premere troppo. Ma soprattutto fumare lento, con boccate blande, ritmate e staccate. Per il principiante occorre qualche cautela in più: riempimento parziale via via crescente, poca pressione, si cerchi di portare il tabacco acceso “verso il fondo”. In generale, si curi attentamente la carica e l’accensione su tutta la superficie.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Con la formazione della crosta di carbone, termina il rodaggio della pipa. La crosta andrà in seguito tenuta costantemente d’occhio e dovrà essere contenuta entro limiti che non pregiudichino la salute della radica: legno e carbone infatti hanno coefficienti di dilatazione al calore differenti; il secondo , dilatandosi maggiormente del primo, preme sulle pareti del fornello, fino a creparlo (di solito verticalmente).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Un’ultima osservazione riguarda l’utilizzo di alcolici per intridere o insaporire il legno, o del miele per accelerare, favorendola, la formazione della crosta. Ebbene, ognuno è libero di fare come vuole, tuttavia sconsigliamo decisamente tali pratiche. Nel primo caso, il gusto di un buon distillato non ha nulla a che vedere con i sapori che derivano dalla sua combustione. Nel secondo, l’incrostazione che si ottiene con l’uso del miele, nel tempo, si staccherà dalle pareti della pipa, rendendo inutili tutte le attenzioni che abbiamo dedicato al rodaggio.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
             Smoking, numero 3 anno 1, numero 4 anno 1 e numero 3 anno 9.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Wed, 14 Dec 2022 11:16:06 GMT</pubDate>
      <author>info@fincatolacasadelhabano.com (Emiliano Fincato)</author>
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      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>La pipa della pace</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/la-pipa-della-pace</link>
      <description>Sugli usi della pipa</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/thumb.jpg" alt="Un lungo tubo di legno con delle piume sopra"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           LA PIPA DELLA PACE
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quando si dice che l’uso della pipa è indice di calma e di serena tranquillità per chi la fuma e per le cose che lo circondano l’affermazione trae origine e convalida da antiche usanze in voga tra i popoli indiani che attribuivano al fumo ed al tabacco virtù sacre attraverso l’uso di uno strumento cui gli europei dettero successivamente il nome di CALUMET DELLA PACE.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La storia vera di questo importante oggetto ci viene tramandata da padre Louis Hennepin, il missionario francese che nel 1678-79 partecipò alla spedizione di monsieur de La Salle per l’esplorazione del Mississippi. Oltre un secolo più tardi George Catlin, insigne storico degli usi e dei costumi dei Pellirosse, ne dette conferma durante la sua lunga permanenza tra gli indiani del bacino del Missouri, prima che l’immigrazione bianca raggiungesse l’ovest.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Egli così scrisse: è una gran pipa da tabacco, di pietra rossa, nera o bianca. La parte superiore è perfettamente liscia. Il cannello è solitamente lungo due piedi e mezzo, è fatto di canna o giunco, abbellito con ornamenti di tutti i colori ed intervallati da ciocche di capelli di donne. Ogni singole nazione orna il Calumet come meglio crede, a seconda degli uccelli che volano nel loro paese. Tale pipa è un salvacondotto tra tutti gli alleati del popolo che lo ha dato. In tutte le ambascerie il Calumet è portato come simbolo di pace…
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Lo stesso Catlin descrisse dettagliatamente la cava di pietra di color rosso carico, intorno alla quale veniva rigorosamente osservata la “tregua di Dio”, dalla quale gli indiani traevano il materiale per fabbricare i fornelli delle loro pipe, che successivamente prese il nome di “Catlinite”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il Calumet assunse forme e fogge assai varie ma nella sostanza rimase composto di due parti fondamentali: il cannello ed il fornello: La forma più classica era quella di una T rovesciata terminante con un cannello lungo e dritto di legno forato o di canna giovane su cui venivano impressi disegni totemici con aggiunta di ornamenti quali penne, piume, fili di cuoio che assumevano aspetti particolari e facili segni di identificazione per le altre tribù, come le armature nel medioevo lo furono per i signori feudali.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L’uso del Calumet era per gli indiani un privilegio e costituiva la massima aspirazione, perché concedeva attribuzioni di coraggio e di valore. L’abilitazione infatti prevedeva un complicato cerimoniale all’interno di un ambiente chiuso, come in un moderno bagno turco, , ove l’associazione di pratiche mediche, magiche e religiose si concludeva con un bagno purificatore nelle gelide acque del fiume l’assegnazione dell’ambito Tomahwaks.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ancora oggi, in alcune zone, viene rispettata l’antica tradizione in onore degli ospiti. Il Capo della tribù usa aspirare la prima boccata girando lentamente lo strumento seguendo il cammino del Sole, poi lo lascia passare di mano in mano a tutti i presenti, perché dal fumo possano trarre auspici di pace e sentimenti di fratellanza
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Possa, alla stessa maniera, il fumo delle nostre non meno sacre pipe, estendere anche su questo agitato mondo una pacifica coltre di tranquillità.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Smoking, numero 2 anno 1 Giugno 1975.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Fri, 09 Dec 2022 12:46:00 GMT</pubDate>
      <author>info@fincatolacasadelhabano.com (Emiliano Fincato)</author>
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        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Erica Arborea</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/erica-arborea</link>
      <description>Sull'erica</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/ericaar2.jpg" alt="Un albero con una montagna sullo sfondo e le radici visibili"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L’ERICA ARBOREA
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La pipa da noi definita semplicemente di “radica” (bruyere o briar) ha un’origine alquanto incerta, nonostante sia trascorso soltanto poco più di un secolo dal suo provvidenziale avvento.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            Nella prima metà del secolo XIX la distinzione tra le classi sociali costituiva un ben determinato dato di fatto anche nell’arte e nell’uso del fumare; i ceti privilegiati ostentavano pregiate pipe di schiuma fabbricate in Germania o in Francia e sigari raffinati il cui costo non era accessibile ai ceti più bassi: Questi ultimi, pur di appagare gli umani desideri del tabacco, ripiegavano sulle comuni pipe di gesso e sulle ancor più modeste terrecotte “napoletane” o “chioggiotte” nei cui fornelli spesso fumavano spezzoni di robusti sigari toscani o caporals, oppure residui (ma non troppo) dei famosi Panatélas lasciati cadere lungo il cammino, con ostentato sussiego, da riveribili signori o da impeccabili ufficiali delle regie guarnigioni. I popolani, particolarmente i contadini ed i montanari, ricorrevano a qualche pipa di legno destinata a bruciare in poco tempo con lo stesso tabacco.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E’ di questo stesso periodo anche la comparsa della sigaretta, destinata ad esaurirsi in breve tempo ma – ahimè – mai previsione si rivelò tanto catastrofica!
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Secondo alcune fonti, le pipe di èrica arborea furono fabbricate dai montanari dei Pirenei intorno al 1851. Secondo altre, la scoperta è da attribuirsi ad un ignoto artigiano di Saint Claude, alla ricerca di un legno dotato di durezza di incombustibilità. Secondo altre ancora, ad un fabbricante francese si ruppe una pipa di schiuma durante un pellegrinaggio in Corsica, in omaggio a Napoleone. Per rimediare, il nostro acquistò da un artigiano locale una pipa di un “certo” legno che non tardò a farsi apprezzare dal competente acquirente Sia pure in forma aneddotica, sono queste le sole notizie sulla pipa di radica, il cui primo esemplare, made in Saint Claude e salvo rettifiche, porta la data del 1856.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Anche in Italia la pipa di radica ha una sua storia contando, a causa della sua particolare posizione geografica, vaste zone di produzione: la Liguria, la Toscana, la Calabria, la Sicilia e la Sardegna. Verso la fine dell’800 due Ditte, la Wassmuth di origine tedesca e la Vassas Fréres di origine francese, impiantarono due segherie nella zona di Villa S. Giovanni e di Reggio Calabria. Il contributo determinante lo dettero invece i nostri connazionali emigrati in Francia, in gran parte originari del Varesotto i quali, rientrati in Italia, importarono questa nuova forma di artigianato. Merita citazione a riguardo quel Ferdinando Rossi che nel 1886, studiati i procedimenti di fabbricazione proprio a Saint Claude, acquistò i macchinari necessari ed impiantò a Milano la prima fabbrica italiana della pipa di radica.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L’Erica Arborea è un arbusto sempreverde della famiglia delle ericacee, tipico della macchia mediterranea. E’ nota volgarmente con il nome di “scopa maschio”, cresce lentamente ma spontanea assieme ad altri arbusti della specie nei terreni incolti di Italia, Francia, Corsica, Grecia, Albania, Spagna, Algeria, ad un’altitudine al di sotto degli 800 metri. Vengono considerate di maggior pregio le piante che vivono a 200-400 metri di altezza, sul versante del mare.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il “ciocco”, da cui si ricavano le piastre o gli abbozzi per la produzione delle pipe, è un’escrescenza che si forma fra il fusto e la radice vera e propria. Essi vengono estirpati dopo almeno 20-30 anni quando raggiungono un peso presumibile di circa 1 kg ed un diametro variabile da 10 a 50 cm. Sono ormai rari i casi in cui ci si trova in presenza di piante secolari i cui ciocchi raggiungono peso e grandezza eccezionali.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Smoking, numero 2, anno 1 1975.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 05 Dec 2022 15:25:17 GMT</pubDate>
      <author>info@fincatolacasadelhabano.com (Emiliano Fincato)</author>
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      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Storia del tabacco 3</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/storia-del-tabacco-3</link>
      <description>Sul tabacco</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
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          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/images-4d88de7c.jpg" alt="Sembra il disegno di una persona che tiene in mano un bastone."/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il nome di Acadie veniva dato alle terre che da Nuova York vanno fino ai territori allora francesi del Canada, includendovi anche le terre all’interno del continente. I francesi detti Acaniani si spinsero sempre più lontano, anche per i rapporti dei coloni di Francia con le tribù Indiane, che erano assai diversi da quelli tra indiani ed Anglo-Sassoni. I francesi infatti mantennero quasi sempre ottimi rapporti con gli indigeni che anzi li aiutarono nella lunga guerra che oppose la Francia all’Inghilterra. Le tribù con le quali più stretti furono i rapporti appartenevano alle nazioni degli Uroni, Irochesi, Chippewais ,Dakotas, Assiniboini. Queste, con altre tribù che lasciarono i territori inglesi, come gli indiani St. Francis, detti dagli inglesi Sioux, lottarono a fianco dei francesi nella c.d. “guerra dei sette anni” (1756-1763).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Fu in questo contesto che tra gli avventurosi voiageurs francesi, esplorando terre sconosciute, Pierre Chenet, acaniano, giunto in Louisiana notò che le tribù Choctaw e Chickasow trattavano il tabacco spremendone il succo e ne intridevano le foglie, lasciandole poi maturare. Il profumo e la forza di questo tabacco erano eccezionali. Pierre, detto Perique nella lingua spagnola, fece conoscere questo tabacco e questa lavorazione praticata solo nella zona ad occidente di New Orleans, all’incirca nella località nota ora con il nome di S. James Parish.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il Perique, assai costoso data la piccola zona di produzione, vero e proprio crù nella coltivazione del tabacco (circa 50 miglia) viene mescolato in minima parte nelle più raffinate miscele per pipa. Anch’esso, come il Latakia, è un prodotto esclusivamente “di condimento”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Anche il tabacco Xanthi, così amato dal Balzac fumatore, è un ingrediente di condimento. Tale nome viene attribuito alla città greca di Xanti, ma esiste nel territorio della attuale Turchia la città di Gunuk, che in antico si chiamava Xanthus. A quale di queste due città si deve il nome del tabacco? Ad aiutarci c’è l’inclusione dello Xanthi nella vasta gamma dei tabacchi turchi, così detti perché coltivati nei territori dell’Impero Ottomano. Ma è noto che tale impero arrivò fino a Vienna (assedio di Vienna,  1529, nell’ambito delle guerre ottomano-asburgiche che durarono 150 anni).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ma l’Impero Ottomano ebbe sotto il suo dominio Bosnia-Erzegovina, Serbia, Macedonia, Moldavia. Infatti troviamo il Giubek che è tabacco delle coste settentrionali del Mar Nero, lo Smyrna sulle coste turche dell’Egeo (tabacco per narghilè), il Macedonia dall’ex Impero Macedone, il Trebisonda nella Turchia asiatica. Tutti questi prodotti furono e sono di limitata o limitatissima produzione, di qualcuno oggi forse si è persa anche la memoria gustativa. Ciò a causa dello strapotere delle multinazionali del tabacco e del loro interesse al profitto, generato dalle sigarette in cui il gusto e gli aromi sono creati in laboratorio con procedimenti chimici più economici della limitata nicchia di coltivazione di tabacchi cosiddetti marginali.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Smoking n 3 anno 1 1975
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/Storia-del-tabacco-I.png" length="791975" type="image/png" />
      <pubDate>Wed, 30 Nov 2022 09:12:26 GMT</pubDate>
      <author>info@fincatolacasadelhabano.com (Emiliano Fincato)</author>
      <guid>https://www.fincatolacasadelhabano.com/storia-del-tabacco-3</guid>
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        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Storia del tabacco 2</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/storia-del-tabacco-2</link>
      <description>Sul tabacco...</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/DunhillEarlyMorningPipeMurrays.jpg" alt="Un primo piano di un mucchio di foglie di tabacco"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Dalle terre di grandi foreste e verdi pianure che si affacciano sull’Atlantico, passiamo alle coste assolate che si specchiano sul Mediterraneo. La terra è quella antica che, con ampio arco, dalla costa turca va avvicinandosi alla terra di Egitto ed in particolare a quella parte del mondo che ora porta il nome di Siria. Quest’area includeva gran parte di quel mondo definito dagli storici come “Mezzaluna Fertile” ossia, oltre alla attuale Anatolia, anche la Siria in senso lato, dai monti Tauro alla Steppa Nord Arabica e dalla frontiera nordorientale dell’Egitto alla frontiera nord occidentale dell’Iran attuale. La fascia di questo territorio, che dalla costa del Mediterraneo va fino all’Eufrate e il Tigri, ha infatti la forma di una mezzaluna e fu la culla di antiche civiltà: gli Egizi, i Fenici, gli Assiri, i Babilonesi, cioè di gran parte dell’umanità. In questo territorio l’antica città romana di Laodicea, sotto il dominio saraceno diventò Lattakiek.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Grosso modo si può dire che Lattakiek ebbe vari periodi di splendore ma fu certo condizionata dal fatto di essere in una parte del mondo che per oltre tremila anni vide un continuo, devastatore, cruento carosello di eserciti. Senza considerare i disastrosi terremoti che nel 1170 e nel 1287 lasciarono un segno tangibile sul suo tormentato territorio. Gli altri porti della costa siro-palestinese ebbero anche un maggiore sviluppo di traffici e ciò gettò la nostra Lattakiek in una gravissima crisi che ebbe il culmine nel XVI secolo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il tabacco che si iniziò a coltivare nell’entroterra e che, in base a particolari accorgimenti di essiccazione era considerato di qualità superiore, consentì la ripresa del commercio e dette nuova prosperità a Lattakiek. La diffusione del tabacco, che fu denominato Latakia, si deve attribuire alla sua caratteristica profumazione naturale assai gradevole, tanto da farlo includere in un gran numero di miscele e consentendogli così una vasta diffusione su scala mondiale. La produzione ed essiccazione dal tabacco Latakia ha rappresentato una delle moderne industrie pilota della Siria, della quale Lattakiek fa parte.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Non dobbiamo dimenticare però la problematicità del territorio, di cui abbiamo parlato. Infatti, quando nella seconda metà del XX secolo parliamo di Siria e della sua storia tormentata, capiamo perché la produzione del Latakia, pur mantenendo il nome, si sia spostata essenzialmente sull’isola di Cipro.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Oggi il Latakia è quasi sempre presente nelle miscele inglesi. Si distingue dagli altri componenti per il suo colore nero ed è responsabile dell’aroma penetrante che le caratterizza. Circa un secolo fa, in Siria, i contadini che curavano la coltura ed il raccolto avevano l’abitudine di affumicare il tabacco appendendolo sopra i camini delle loro case. Data la grande povertà che regnava sovrana, quei contadini usavano le cose più a buon mercato per alimentare il fuoco. Fra queste c’era lo sterco di cammello che bruciando conferiva al tabacco quelle caratteristiche di colore e di aroma.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Attualmente, con l’evoluzione delle tecniche di produzione, il metodo per scurire ed aromatizzare il tabacco è cambiato, impiegandosi erbe aromatiche che raggiungono lo scopo di dare al Latakia l’aroma che lo ha reso famoso. Contrariamente a tutti gli altri tabacchi, per la produzione del Latakia viene usata tutta la pianta: foglie, fiori e gambo. In generale il Latakia è presente nelle miscele in percentuali che variano fra il tre ed il cinque per cento. Percentuale da non superare è il quindici per cento, pena l’infumabilità del tutto.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Smoking numero 2 anno 1975.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Thu, 24 Nov 2022 11:05:39 GMT</pubDate>
      <author>info@fincatolacasadelhabano.com (Emiliano Fincato)</author>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Storia del tabacco</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/storia-del-tabacco</link>
      <description>Sul tabacco..</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/tabacco.webp" alt="Un campo di piante di tabacco con le montagne sullo sfondo"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In questo primo appunto ho pensato di analizzare il tabacco Virginia perché tale tipo entra nella maggior parte delle miscele per pipa e per sigaretta. Per far ciò è necessario vedere per quali eventi ebbe tale denominazione , la sua collocazione geografica, la sua storia.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Sul’origine della parola “tabacco”, una delle tesi oggi accettate è quella che risale alla “De la Natural Historia de las Indias” di G.H. de Oviedo y Valdes che afferma di aver appreso dagli indigeni la denominazione “tabaco” attribuita alle foglie da essi fumate con un tubo di canna. La maggioranza degli studiosi ritiene invece che il termine intendesse proprio il tubo utilizzato. Secondo Bartolomè de las Casas la denominazione deve attribuirsi al sigaro degli indigeni, formato interamente di foglia della pianta in esame. Altre tesi ancora attribuiscono all’isola di Tobago l’onore di aver diffuso la parola, per altre un tale onore spetterebbe alla provincia messicana di Tabasco.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Comunque, alla fine del 1400 Papa Alessandro VI Borgia aveva diviso il mondo conosciuto e non tra Spagna e Portogallo con una linea che dal nord al sud, passando a trecentosettanta miglia ad ovest del Capo Verde, assegnava al Portogallo tutte le terre ad est della linea e quelle ad ovest alla Spagna. La altre nazioni, in particolare l’Inghilterra, erano escluse, benché per l’Inghilterra l’avvenire fosse soprattutto sul mare. Enrico VII fu infatti il creatore della flotta inglese. Il più noto fra i suoi capitani fu Francis Drake il quale, con l’appoggio della regina Elisabetta I, attaccò e conquistò possedimenti spagnoli come la piazzaforte di Panama nel 1572. Altro personaggio chiave di questo passaggio storico fu Sir Walter Raleigh il quale, sempre sotto l’egida della regina Elisabetta, equipaggiò una spedizione che nel suo primo viaggio si fermò su un’isoletta prossima alla costa, nel tratto di litorale corrispondente oggi alla North Carolina. Sir Walter chiamò la costa con il nome di Virginia, in onore di Elisabetta detta “La Regina Vergine”. Qui iniziò il colonialismo inglese. Nel 1588, la sconfitta dell’Invincibile Armata che perse fino all’ultima nave, segnò la grande crisi della potenza di Spagna e il dominio del mare passò alla marina inglese.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E’ noto che spagnoli e portoghesi avevano fatto conoscere il tabacco in Europa ma che proprio alla corte inglese era stata tenuta la “prima” del tabacco e della pipa indiana. Interpreti di questa erano stati Francis Drake e Sir Walter Raleigh. Dalla corte l’uso del tabacco e della pipa si era esteso alle varie classi sociali. Tuttavia l’Inghilterra, per fornire il tabacco ai “viziosi” dell’epoca, doveva acquistarlo dalla Spagna. Si pensò allora di coltivarlo in colonia ma all’inizio il tabacco della Virginia era troppo forte e poco gradito ai fumatori inglesi. Così uno dei coloni, John Rolfe per primo tentò di coltivare un tabacco importato dalle Antille che risultò più leggero, biondo e meno amaro. Questo divenne il “Virginia”, assai pregiato e famoso, fino alla produzione di ventimila libbre. 26 anni dopo la produzione arrivò a mezzo milione di libbre. Nel 1662 si raggiunsero i ventiquattro milioni di libbre.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Rolfe, volendo assicurare la pacifica e duratura convivenza con gli indiani, sposò la figlia del capo, Pocahontas. Ma occorreva ampliare le piantagioni ed i coloni non erano sufficienti, occorreva mano d’opera robusta e a buon mercato che fu fornita agli inizi da un capitano olandese il quale portò i primi schiavi negri. Nel 1671la colonia contava 40.000 abitanti (compresi mille negri) ed era in aumento. Il suo prodotto principale, che garantiva un proficuo scambio ed il benessere della colonia, era il Tabacco Virginia.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Smoking numero 1 Anno 1 1975
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Thu, 17 Nov 2022 11:01:03 GMT</pubDate>
      <author>info@fincatolacasadelhabano.com (Emiliano Fincato)</author>
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      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>...Dell'ambra</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/dell-ambra</link>
      <description>2 notizie sull'ambra</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/thumb_9.jpg" alt="Un pezzo di ambra è appoggiato su una superficie bianca."/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quanti di noi si sono domandati che cosa è veramente?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L’ambra è una resina fossile e dura, originata dalle conifere e prevalentemente dai pini.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           I giacimenti dell’ambra, nel seno della terra, si collocano nel periodo cosiddetto “terziario” identificabile in circa 40-50 milioni di anni fa. Essa si trova nei terreni compositi, nella maggior parte dei casi in forma di ciottoli levigati; in altri casi, invece, si presenta a blocchi irregolari e di dimensioni diverse.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L’ambra è una massa amorfa, è idrofuga, pertanto non permeabile ai liquidi; la sua durezza, secondo la scala di Mohs, è di 1,5-2,5.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L’ambra possiede una gamma di colori vari ed in base alla bellezza della colorazione occupa un posto speciale nel gruppo delle pietre fini. Spesso ha colori mischiati simili alle venature del marmo, a volte anche blu-cielo, rossa, bianca, nera.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E’ facile da tagliare, può essere lavorata senza fatica dal bulino, molata con gli abrasivi e levigata come uno specchio. Tutto ciò permette di utilizzarla in larghe proporzioni per la fabbricazione di articoli di gioielleria e d’arte. Questo fu uno dei motivi che spinsero gli artigiani della pipa e dei bocchini per sigaro (e per sigaretta successivamente) a scegliere di preferenza questo pregevole materiale onde conferire maggiore bellezza, in particolare alle pipe di schiuma che già di per sé erano oggetti d’arte.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           A volte l’ambra racchiude tracce di specie animali e residui di piante fossili, tracce che sono rimaste nell’ambra per parecchie decine di milioni di anni, lasciando spesso intatte le loro impronte. Essa è quindi per la scienza uno dei pochi materiali che ci permettono di studiare lo sviluppo della vita sulla terra attraverso un periodo di svariate decine di milioni di anni.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L’ambra strofinata si elettrizza ed attira i corpi leggeri (carta, paglia ecc.) e, grazie alle sue qualità magnetiche e dielettriche speciali, è un isolante di elettricità insostituibile nella costruzione di apparecchi di precisione. Inoltre è materia prima per l’industria chimica, per la fabbricazione di materie plastiche, per la medicina, per vernici, smalti ecc.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Per la sua composizione chimica l’ambra si avvicina alle combinazioni di resine e di acidi organici con peso molecolare elevato. La composizione dell’ambra è la seguente: carbonio 79%, ossigeno 10,5%, idrogeno 10,5%.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L’ambra si estrae in molti paesi ma i più grandi giacimenti si trovano in Russia e in Lituania, sul litorale baltico, nella regione di Kaliningrad.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Estratta, dopo essere stata arricchita con il metodo della meccanica dei fluidi, viene tagliata e trattata. I pezzi più piccoli sono trasformati in ambra pressata, mentre i pezzi “impuri” sono trattati chimicamente. L’ambra pressata ha rappresentato e rappresenta la materia prima che conferisce preziosità a molti oggetti da fumo dedicati a conoscitori e collezionisti.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Smoking n. 1 anno 1 Marzo 1975
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/IMG-9858.jpg" length="259614" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Mon, 14 Nov 2022 14:59:08 GMT</pubDate>
      <author>info@fincatolacasadelhabano.com (Emiliano Fincato)</author>
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        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Amici della pipa: Antonis Nobre</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/amici-della-pipa-antonis-nobre</link>
      <description>Pipa in poesia.</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/Ant%C3%B3nio+Nobre.jpg" alt="Un uomo con i baffi indossa un abito e una cravatta"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           LA MIA PIPA
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           (Coimbra, 1889)
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ﻿
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Pipa mia, cosa mia immensa!
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Tu sei il sacro turibolo
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           che incensa – permetta, Sig. Abate- l'Abbazia del mio passato.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Fumo e i ricordi mi corrono incontro
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           vita trascorsa d'altri tempi
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           che fumavo, troppo giovane ancora, non visto da mio padre.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Mi corre incontro, quel passato
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           come in un grande cosmorama:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           adulto, un Eremo stinto, .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           bambino, alla mano della nurse
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           A notte fonda quando le ore morte
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            spengono voce e sussurri,         . -
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           chiudo i miei libri, chiudo le porte per il nostro colloquio;
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           e la stessa notte si confonde in parole
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
             qui dove vivo, nella ''torre d'Anta'' (1 );
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           qui, nella mia tana, fumo;
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           e nel fumare a volte piango.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Piango, penso (senza dire)
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           con gli occhi fissati in terra,
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           penso che tu sia leale, e amica ..
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ma gli amici di allora, dove sono?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Non so. Riappariranno in un 'mattino di nebbia' (2)
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           i tre, intimi, partiti oltremare
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            alla conquista del territorio Morte ...
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Degli altri ignoro la sorte.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Altri ancora non sono più;
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           li rammento al Signore, sempreché a Lui piaccia;
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           e più oltre, nel sonno,
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           eccoli qua, ombre, giungere a passi lenti ...
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ombre tristi, distolte dall'eterno riposo vengono a me; sorrido loro, parlo;
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            si lasciano andare con la quiete mia
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           fino che il gallo canti.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Altri ancora, per i cinque oceani
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Di questo mondo, forse, vagano;
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           quanti anni che non ho notizie vostre che ne è stato, che ne è di voi?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ed ora, nel gusto dell’abbandono,
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           vivo nella pace come in un limbo;
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           amici mi sono l'autunno,
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            il mare, e tu, mia pipa.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Finché verrà quel giorno ...
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Allora, che partirò gelido nella cassa di legno e di zinco,
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           voglio tu sia con me.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Santa donna che mi avrai assistito,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           quando spirerò tra le tue braccia
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            sia incerto il gesto di serrarmi gli occhi,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ma non dimenticare questo:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           poni sotto il bianco panno dell'addio la mia pipa
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            riempita, premurosa infermiera,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           di Gold-Fly, che io possa fumarla.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Come sopportare la notte, pipa amica,
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           in quell'Hotel della Fossa privo di conforti?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Sarà così nell’averti con me
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           che dimenticherò d'essere morto.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           1)''Anto'' è il nome con il quale si firmava il poeta, che da Antonio Pereira Nobre era diventato via via Antonio Nobre, poi soltanto
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Antonio, quindi ''Anto''.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           2)L'attesa del '1nattino di nebbia' (''nevoeiro'') corrispo11de ad un caratteristico mito lusitano, il Sebastianismo, che risale al 1578: il giovane Re Sebastiano, sconfitto in Africa, scomparve nel campo di battaglia; il popolo portoghese, caduto di lì a poco sotto il dominio spagnolo, costru1 la speranza del ritorno di Sebastiano come motivo di imminente ri11ascita e di ritorno alle glorie passa­ te. La fantasia popolare immaginava appunto un 'mattino di nebbia' per il realizzarsi del mito. Mito che peraltro è andato assu­mendo nel tempo valori sempre più crescenti, e non soltanto nel-
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           l'ambito letterario.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Da Smoking 1975
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/Ant%C3%B3nio+Nobre.jpg" length="20675" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Sat, 03 Sep 2022 11:45:56 GMT</pubDate>
      <author>info@fincatolacasadelhabano.com (Emiliano Fincato)</author>
      <guid>https://www.fincatolacasadelhabano.com/amici-della-pipa-antonis-nobre</guid>
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      <media:content medium="image" url="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/Ant%C3%B3nio+Nobre.jpg">
        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
      <media:content medium="image" url="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/Ant%C3%B3nio+Nobre.jpg">
        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Strane usanze fumatorie (col beneficio del dubbio)</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/strane-usanze-fumatorie-col-beneficio-del-dubbio</link>
      <description>Aneddoti sul tabacco di fine '800</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/images.jpg" alt="Un disegno in bianco e nero di un gruppo di persone sedute attorno a un tavolo."/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           (…) I Negritos dell’isola di Luzon (Filippine) fumano il sigaro tenendo in bocca la parte accesa. Gli Ottentotti barattano le loro mogli per tabacco e quando non possono ottenerlo riempiono le loro pipe con un surrogato, consistente in escrementi secchi di elefante o rinoceronte. Nelle regioni nevose dell’Himalaya i montanari scavano nel ghiaccio una piccola galleria: a un’estremità tabacco acceso con brace, all’altra il fumatore sdraiato. In Patagonia usa accendere una pipa, gettarsi giù con la faccia a terra e aspirare parecchie boccate di fumo in modo che si produca una certa intossicazione o ebbrezza che dura parecchi minuti.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Gli abitanti della penisola di Cook (Australia) si passano l’un l’altro una pipa di bambù. Il naso dei Moschanas, tribù africana in estinzione, è spesso sfigurato dalle eccessive dosi di tabacco da fiuto; a volte devono intervenire con qualche aggeggio di ferro o d’avorio per svuotare le narici troppo piene. I Wadschidschi, che stanno sulle rive del lago Tanganyka, non masticano, non fiutano, non fumano: mettono il tabacco in un recipiente, lo bagnano, poi lo schiacciano per farne uscire un succo che mettono nelle narici, tenendocelo con “tappi” di legno. I Kaffirs, che non possono ottenere polvere da fiuto fine e pungente come la desiderano, macinano quella pronta tra due pietre e poi la mescolano con una specie di pepe e un po’ di cenere. I neri del Dschesire mescolano il tabacco con acqua e natron (carbonato di sodio), così da formare una specie di pappa che chiamano “bucka”: se ne riempiono la bocca e la fanno rotolare a lungo con la lingua (ci sono regolari Bucka-parties). In Paraguay sono principalmente le donne che masticano tabacco; e i viaggiatori hanno spesso descritto il loro sconcerto di fronte a signore ben abbigliate e ingioiellate che accolgono il visitatore con un bacio dopo aver tolto con tutta naturalezza la cicca dalla bocca. E’ stato calcolato che in Virginia, Carolina, Georgia e Alabama ci sono almeno centomila tobacco-dippers, così sono chiamati, che consumano il tabacco in questo modo. Prendono un bastoncino, lo bagnano, lo tuffano nel tabacco in polvere e poi lo sfregano nelle fessure fra i denti, lasciando che la scura polvere rimanga fino a che non ha perduto il suo gusto piccante. Altri tengono lo stecchino ricoperto di tabacco in bocca e lo succhiano.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Alcune tribù del Sudamerica realmente mangiano il tabacco tagliato in piccoli pezzi.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Infine, c’è quel che si dice di certe tribù di Eschimesi. Quando arriva uno straniero si trova circondato da nativi che chiedono di bere il liquido che resta nel cannello della sua pipa…
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Rientra decisamente in questa linea la storia raccontata dal Commodoro Wilkes nel suo “Resoconto sula spedizione esplorativa negli Stati Uniti”. Un nativo delle isole Fiji raccontò al Commodoro che un veliero era naufragato nella zona e che l’intero equipaggio era caduto nelle mani dei cannibali. Dialogo:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           “Che avete fatto di loro?”
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           “Li abbiamo uccisi tutti”
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           “E dopo?”
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           “Li abbiamo mangiati”
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           “Li avete mangiati tutti?”
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           “Sì, tranne uno”
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           “E perché ne avete risparmiato uno?”
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           “Perché sapeva troppo di tabacco, non si poteva proprio mangiarlo”
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           (Parte di un articolo di Paolo Guidi da Smoking 1986 a titolo IL SANGUE FREDDO DEL FUMATORE MAZZINI, in cui si l’autore estrapola “aneddoti, curiosità e pettegolezzi sul tabacco nell’800” da un volume TOBACCO TALK AND GOSSIP FOR SMOKERS, George Redway, London, 1897) 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/images.jpg" length="16499" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Sat, 23 Jul 2022 09:39:35 GMT</pubDate>
      <author>info@fincatolacasadelhabano.com (Emiliano Fincato)</author>
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      <media:content medium="image" url="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/images.jpg">
        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
      <media:content medium="image" url="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/images.jpg">
        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Il tabacco andò alla guerra (2)</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/il-tabacco-ando-alla-guerra-2</link>
      <description>100 anni di guerra dipinti sui pacchetti di sigarette</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/Weihachtsfriede.jpg" alt="Un gruppo di soldati è in piedi uno accanto all'altro in una foto in bianco e nero."/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Furono fondate addirittura associazioni come quella di Philadelphia, la “Our boys in France tobacco found” allo scopo di mandare il tabacco ai combattenti americani in Europa. Uno slogan di questa associazione affermava che bastavano 25 centesimi di dollaro per far felice un combattente per una settimana.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L’associazione di Philadelphia mandò inoltre ai soldati sigarette confezionate in speciali pacchetti decorati con immagini patriottiche.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nacquero allora le marche “The Allies (gli Alleati), le “Fighter” (il combattente), Le “Fearless” (senza paura), le “Brtish Heroes”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In sostanza si lanciarono sigarette con immagini a volte conformi alla propaganda nazionalistica.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ad esempio, le “Fearless”, fabbricate dalla Wills di Bristol, erano reclamizzate con lo slogan “l’uomo senza paura fuma le sigarette senza paura”, e riproducevano sul loro pacchetto un gruppo di soldati coloniali accerchiati da centinaia di zulù armati di scudi, lance e frecce.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L’allegoria era piuttosto fuori luogo in quanto sulle teste dei soldati inchiodati per anni nelle trincee piovevano tonnellate di proiettili al giorno più che lance e zagaglie.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Certo è che almeno nel Sahara, nel Riff e nel Hoggar, questo piccolo cilindro di tabacco aiutò i legionari a vincere il “Cafard”, com’era chiamata una specie di malinconia profonda che induceva spesso questi uomini a farla finita sparandosi un colpo di fucile in bocca.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Non a caso sui cartelloni pubblicitari del fil “Marocco”, Gary Cooper vestito da legionario siede accanto a Marlene Dietrich tenendo nella mano destra una sigaretta accesa dalla quale pare aver tratto da poco una boccata ricca di voluttà. Il significato era evidente.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Donne e sigarette e un uomo poteva andare ovunque verso “la bella morte che sorridendo chiama”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Meno romanzesca la guerra di trincea dimostrò che la sigaretta poteva uccidere e non di cancro.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ancora oggi qualcuno evita di accendere tre sigarette con un solo fiammifero. Si dice che il gesto porta male, e che il beneficiario della terza accensione può morire.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E’ questo un ricordo della guerra di trincea, quando i cecchini aspettavano di vedere accendersi un fiammifero nella trincea nemica per prendere di mira e sparare in direzione della fiammella accesa per la frazione di minuto necessaria ad accendere una terza sigaretta, quella appunto di chi sarebbe stato colpito in mezzo agli occhi. Ma a dispetto di ciò la sigaretta s’andò diffondendo “viziando” le generazioni di militari. Le cifre parlano chiaro.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nel 1880 furono prodotte in Italia cinque milioni e mezzo di sigarette. Nel 1925 ne furono prodotte 11 miliardi contro i 3 miliardi del 1910.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Era una cifra ragguardevole raggiunta in seguito allo sforzo fatto dalle industrie manufatturiere durante il primo conflitto mondiale.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Sarà tuttavia un record polverizzato nuovamente tra il 1940 e il 1945 quando gli eventi portati dalla Seconda guerra mondiale faranno aumentare i consumi di sigarette in proporzione quasi geometrica alle masse di uomini ancora una volta impiegati sui campi di battaglia d’Europa.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Uomini del cui passaggio sulla terra non restò, come al tempo di Barzini, che un mucchio di carta e un’infinità di cicche.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
          da Smoking 1985
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    
          di
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            Vittorio di Cesare
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/Weihachtsfriede.jpg" length="8469" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Tue, 12 Jul 2022 14:06:46 GMT</pubDate>
      <author>info@fincatolacasadelhabano.com (Emiliano Fincato)</author>
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        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
      <media:content medium="image" url="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/Weihachtsfriede.jpg">
        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Il tabacco andò alla guerra (1)</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/il-tabacco-ando-alla-guerra</link>
      <description>100 anni di guerra dipinti sui pacchetti di sigarette</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/Abdulla-Cigarettes-1921-La-Vie-Parisienne-detail.jpg" alt="Un disegno in bianco e nero di un uomo e una donna che ballano"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Scriveva Luigi Barzini, noto corrispondente di guerra del “Corriere della Sera”, che durante il suo peregrinare al seguito delle truppe europee di occupazione in Cina, all’epoca della rivolta nazionalista dei Boxer, ciò che lo colpì di più oltre le stragi e alle distruzioni di quella guerra, fu l’impressionante numero di cicche che i reparti si lasciavano dietro.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Cicche e carte. Frammenti id lettere, pacchetti vuoti di sigarette e i resti di quei cilindretti di tabacco durati qualche minuto ma capaci di portare lontano i pensieri con volute di fumo così diverso da quello acre della battaglia.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Forse Barzini non sapeva che la sigaretta in fondo era il simbolo della guerra essendo nata con lei.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Accadde durante la campagna in Crimea (1853-1856), quando a qualcuno venne in mente di arrotolare in un pezzo di carta, forse una di quelle lettere ricevute da casa, il tabacco rimasto in fondo a una confezione di Navy-Cut, o a una foglia sbriciolata di tabacco turco.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Roger Fenton, il pioniere dei fotografi di guerra, immortalò la prima “ziharha”, come venne chiamato questo nuovo modo di fumare, fra le dita di un soldato zuavo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Era come un battesimo. Sebbene la prima produzione industriale di sigarette la si fa risalire al 1843 alla manifattura di tabacchi francese, la diffusione iniziò in Europa appunto tra il 1855 e il 1870.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Fu Robert Gloag nel 1856 a fondare la prima fabbrica di sigarette.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Da questo momento quel cilindro di carta pian piano prese il posto delle ingombranti pipette d’argilla e di legno dei soldati di truppa seguendoli nelle loro campagne fino all’ultima guerra.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Potremmo leggere la storia di un secolo di guerre attraverso le decorazioni dei pacchetti di sigarette come sui nastrini di un generale.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In Germania, per fare un esempio, a tutto il 1900, sui 20000 marchi di sigarette registrati, figuravano tutta una serie di soggetti esotici, da Maometto alla regina di Saba, dal profilo sfumato della città di Medina alla Mecca, mentre si sprecarono minareti, moschee, califfi, sultani, sfingi e deserti.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L’epoca coloniale imprimeva i suoi simboli su questi pacchetti portati a ogni latitudine nelle giubbe e negli zaini dei soldati.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Turmac Brun, Faraone, Sulima Revue, Levante, Blume, Senoussi, RamsesII diventeranno i nomi di battagli adi sigarette nate insieme ai miti di “Beau Geste”, di “Casablanca”, dell’Orient Express, o dei racconti di Kipling e di Salgari.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La stessa tecnica lavorava poi alla diffusione sempre più massiccia della sigaretta entrata infine nei salotti bene e diventate distintivo di eleganza al punto che D’annunzio, conosciuto per la sua avversione al fumo, si mise a fumare più per sfizio che per vizio le Abdulla n 11 di una casa londinese.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il marketing era dunque aiutato dalla tecnologia.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nel 1878 le macchine Durand confezionavano una sigaretta al secondo. Nel 1881 la Bergerstrasser ne produrrà 3 mentre dal 1912 al 1922 si arrivò alle 7 della Bonsak e alle 10 della Excelsior.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Come si vede la sigaretta poteva raggiungere ovunque gli uomini per i quali era nata. Gli stessi stati maggiori, oltre ai produttori, s’accorsero subito dell’importanza psicologica delle sigarette sui combattenti.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nel 1917 il generale americano Pershing, rispondendo alla domanda di un giornalista che gli chiedeva cosa occorresse per vincere la guerra in Europa tuonò:” …tanto tabacco quante pallottole!”
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
          da Smoking 1985
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    
          di
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Vittorio di Cesare.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    
          Segue
         &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/Abdulla-Cigarettes-1921-La-Vie-Parisienne-detail.jpg" length="149649" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Wed, 06 Jul 2022 09:19:19 GMT</pubDate>
      <author>info@fincatolacasadelhabano.com (Emiliano Fincato)</author>
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        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>De Pisis e i Fumatori (2)</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/de-pisis-e-i-fumatori-2</link>
      <description>L’avventura tra i fumatori di un giovane poeta</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/IMG-8943.jpg"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E ancora: “Al tocco guizzante di De Pisis il reale si tramuta nella materia impalpabile ella evocazione. Parigi o Venezia, una figura o un volto, un interno o una natura morta sono per l’artista non altro che spunti per elaborare atmosfere aeree e lievitanti, nelle quali, volta a volta, aderisce un palpito del cuore, la lirica tensione rubata all’attimo che fugge e che egli eternizza con spontanea immediatezza e felicità”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ma veniamo al volumetto “Fumatori”, e alle sue 47 pagine disegnate. De Pisis se lo fa preparare nel ’24 in Cadore, dove spesso passa lunghi periodi di vacanza con la madre. I disegni, molti a colori, illustrano tipi di fumatori, qualcuno con una collocazione storica. Quasi tutti sono commentati da una frase, da una battuta. De Pisis si divertiva spesso a disegnare figure o personaggi legati a un unico soggetto: il volumetto rientra appunto in questo filone, diciamo pure minore, della sua attività. Come ci è arrivato? Dobbiamo questa primizia al dottor Filippo Tibertelli De Pisis, nipote del pittore, figlio di un suo fratello che era avvocato e che gli ha fatto un po’ da amministratore. Con la più nota cugina Bona (che vive a Parigi, moglie di un famoso scrittore francese), è erede dei non molti beni lasciati dal pittore, qualche immobile, parte degli arredi, qualche dipinto, disegni. Curioso lascito: la raccolta di bastoni da passeggio, civetteria di De Pisis, alcuni strani, animati, con un carillon, un cannocchiale, con una fiaschetta per liquore. E molte pipe: di radica, di schiuma, chioggiotte. De Pisis fumava abitualmente la pipa e aveva una predilezione per quelle di terracotta. Alla luce di questo fatto i disegni acquistano ancora di più valore e significato.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           I dottor Tibertelli De Pisis aveva 15 anni quando il grande pittore moriva. Lo ha dunque conosciuto poco, direttamente, ma sa tante cose di lui, per i discorsi fatti in famiglia e per la naturale curiosità intellettuale che lo ha spinto a occuparsi dell’illustre zio. Chi scrive ha involontariamente promosso un incontro tra lui e lo scultore Francesco Messina che del grande De Pisis è stato amico per molti anni. Dall’incontro sono scaturiti, a valanga, ricordi, rimpianti, aneddoti di scapigliatura artistica parigina, e lo stesso Messina ha scelto alcuni dei disegni pubblicati.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ﻿
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
          da Smoking 1983 di Giulio Alessandri.
         &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/IMG-8944.jpg" length="591679" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Sat, 18 Jun 2022 16:19:13 GMT</pubDate>
      <author>info@fincatolacasadelhabano.com (Emiliano Fincato)</author>
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      <g-custom:tags type="string" />
      <media:content medium="image" url="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/IMG-8944.jpg">
        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
      <media:content medium="image" url="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/IMG-8944.jpg">
        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>De Pisis e i Fumatori (1)</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/de-pisis-e-i-fumatori</link>
      <description>L’avventura tra i fumatori di un giovane poeta</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/IMG-8892.jpg" alt="Un primo piano di un disegno del volto di un uomo"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           FILIPPO DE PISIS
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L’avventura tra i fumatori di un giovane poeta
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           A 28 anni il poeta-scrittore in vacanza nel Cadore ha la sua “rivelazione pittorica”. Tra le sue prime prove anche un libro sui fumatori
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E’ quasi una primizia quella che offriamo ai lettori di Smoking: disegni di Filippo De Pisis raccolti da lui stesso in un volumetto da lui stesso intitolato “Fumatori”. Non ci risulta che siano mai stati riprodotti, il volumetto è stato esposto un paio di volte in mostre a Ferrara e Milano, ben protetto in una teca.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           I disegni sono del 1924 ed è significativo che a quello stesso anno risalga la “rivelazione” del pittore De Pisis col clamoroso successo di una sua sala all’esposizione di Venezia. Allora aveva 28 anni e aveva pubblicato libri di prosa e di poesia, studi e monografie d’arte. Aveva anche dipinto, naturalmente, e vicende della Prima guerra mondiale lo avevano messo in contatto, nella sua Ferrara, con pittori come Carrà, De Chirico, Tosi. Precocissimo, instancabile, la scelta della pittura non era stata immediata, anche per l’ostilità del padre, e una volta fatta, non escluderà mai la passione per lo scrivere. Ma Luigi Filippo Tibertelli De Pisis non poteva certo accontentarsi di insegnare nelle scuole medie (aveva seguito lettere a Bologna.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Comincia cos la sua vera vite, quella dell’artista, da Parigi a Venezia, da Roma a Milano. Alfredo Panzini lo ricordava così in un suo scritto: “Un giorno lontano, quegli che è oggi il pittore DE Pisis, parlandomi con quel suo speciale accento fra l’aristocratico e il sarcastico (andavamo pedalando in bicicletta lungo la via del mare) mi disse in tutta riposatezza, ridente: ‘Professore! Io diventerò un uomo celebre. Non ci crede? Vedrà, vedrà!’.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Filippo De Pisis era allora un ragazzo sul fin del liceo o sul principio dell’università. Le sue maniere erano squisitissime, come le mani che faceva gesticolare quali insegne di nobiltà; ma il suo modo di ridere era irriverente, per certi suoi improvvisi scoppiettii, e stridule voci. Un giorno venne da noi scusandosi per il ritardo per il gran dono che ci portava. Era un mazzo di fiori di campo da lui raccolti lungo la via. Li accarezzava, ce ne magnificava le tinte, le sfumature: ne conosceva tutti i nomi come un botanico”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Panzini ricorda che si videro spesso, e poi, a Roma. “Abitava una casa antica, nella Roma antica; portava cravatte inverosimili; frequentava i tè, l’aristocrazia”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Un giorno il professore ricevette dal pittore una scatoletta: “dentro una cravattina rosso scarlatta col nodo fatto”. Ricorda ancora, Panzini, uno strano consiglio di De Pisis: “Nei momenti di necessità, faccio uso di castagne secche; permettono di mangiare per molto tempo, quanto può durare un pranzo cinquecentesco”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Sfondare non è facile, ma presto si accorgono di lui, della sua arte che si può collegar e al movimento novecentista, che si può richiamare al post-impressionismo, ma che, come tutti i grandi, è prima di tutto originalmente sua. Carlo Munari, in un saggio, così ne scrive: “Con De Pisis all’arte italiana viene proposta la miracolosa facoltà di conchiudere nel volgere rapidissimo di una ‘scrittura’ stenografica il senso poetico di un paesaggio, di una figura, di un interno, colti all’improvviso e fissati nella retina un istante appena ma sufficiente per essere eternati.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           da Smoking 1983 di Giulio Alessandri. Segue
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/IMG-8892.jpg" length="832456" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Sat, 11 Jun 2022 09:44:30 GMT</pubDate>
      <author>info@fincatolacasadelhabano.com (Emiliano Fincato)</author>
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        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>il tabacco nella pittura (2)</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/il-tabacco-nella-pittura-2</link>
      <description>Pittura e Tabacco</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/_g_l_glasbild-kunstdruck-paul-cezanne-der-raucher-mit-a.webp" alt="Un dipinto di un uomo con la pipa in bocca"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ma si deve a Gustave Courbert con “L’uomo con la pipa” il merito di aver toccato livelli di eccellenza in questo filone di pittura.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Degna di nota, non tanto per il valore artistico, quanto per la maestosità della scena e la capacità di cogliere aspetti del lavoro collettivo, è “Manifattura tabacchi di Siviglia” (1889 di Costantin Meunier).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quella manifattura di cui il romantico De Amicis scriveva “…le mamme lavorano dimenando una gamba cui è legata una cordicella che fa dondolare una culla”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il fumo come astrazione, sigaro e pipa come oggetti della solitudine tipica dell’impressionismo della seconda metà dell’80. Il realismo aveva già abolito i soggetti storici e mitologici e valorizzato la natura.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In quella pittura di fine ‘800, apparentemente senza scopi né ideali, tutta incentrata nella valorizzazione della luce, il fumo, meglio di altri soggetti, dava il senso del vuoto, del “non soggetto”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il macchiaiolo Diego Fattori con “Diego Martelli a Castiglione”, Cezanne con “Fumatore col braccio piegato” e Manet con “Nella serra” mostrano personaggi dallo sguardo assente, intenti solo ad ammirare la vacuità del fumo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E’Apollinaire che, con una mirabile composizione letteraria, coglie il legame tra fumo e inerzia:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           “La mia camera ha forma di una gabbia – il sole introduce il suo raggio dalla finestra – ma io che voglio fumare per creare miraggi – accendo alla luce del giorno la mia sigaretta – non voglio lavorare voglio fumare”. Quell’inerzia che i suoi amici pittori fissano sulla tela.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Bisogna attendere Toulouse Lautrec con “Signor Boilean al caffè” e Renoir con “La colazione dei canottieri” perché sigari e sigarette, accompagnati al vino, trovino in bar e bordelli ambienti meno compassati dove la gente va a stordirsi per sfuggire alla tristezza del vivere.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Per l’espressionista Van Gogh la pipa è solo un oggetto. E lui la usa per rendere più vuota” La sedia gialla” o per accentuare la tragicità dell’”autoritratto” mutilato.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nell’effervescente pittura francese del primo ‘900, non solo impressionisti, cubisti e futuristi (George Braque “Natura morta con pipa”) ma anche neoprimitivi e naif fanno largo uso di sigari, sigarette e spirali di fumo per riempire le loro tele.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Fuori dagli schemi correntizi, Maurice Urillo, pittore isolato e cantore di Montmartre, ferma sulla telala quiete della piazzetta di quello che fu un tranquillo villaggio parigino visto dall’angolo della tabaccheria.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Neanche il fantasioso Chagall, impegnato a dare immagine ad un mondo di fiabe e leggende, si sottrae al fascino del tabacco: la stella di David sullo sfondo rivela l’origine ebrea del pittore russo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Anche la modesta pittura nostrana, che fra le due guerre non approdò a Parigi, fece saltuari riferimenti al mondo del tabacco.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Per l’impegno sociale che la contraddistingue, merita di essere citata la tela “Le tabacchine” di Guido Cadorin. Un’opera che colpisce per le masse cromatiche grevi e compatte che esaltano i volti delle operaie schierate a difesa della fabbrica veneziana.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Col secondo dopoguerra, la storia della pittura diventa cronaca, e non solo per motivi temporali. La scena è dominata da pittori americani d’avanguardia che assumono i valori plastici mediati dalla pittura metafisica europea. Sigari e sigarette trovano posto in opere che racchiudono ed esprimono la solitudine dei grandi agglomerati urbani. “I nottambuli” di Edward Hopper ne è un esempio.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ﻿
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Negli anni ’50 un puntiglioso realismo, un verismo quasi ossessivo, caratterizza le opere di un gruppo di pittori inglesi guidati da Lucien Freud. Lo sguardo nel vuoto e la sigaretta spenta fra le mani che accende la solitudine, sono i segni che ne caratterizzano le opere.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il verismo va oltre il consentito con la “Pop Art” nelle cui opere si incontrano spesso foto o pacchetti veri di sigarette
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           (Da Smoking 1992, di Roberto Vicentini)
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/Cezanne-+L-uomo+con+la+pipa+-3-.jpg" length="8693" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Wed, 25 May 2022 09:53:01 GMT</pubDate>
      <author>info@fincatolacasadelhabano.com (Emiliano Fincato)</author>
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        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Il tabacco nella pittura (1)</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/il-tabacco-nella-pittura-1</link>
      <description>Pittura e Tabacco</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
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          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/f99c94bb76049773319dbc177ef2760b.jpg"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il Tabacco nella pittura.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Esaurita la vena classica del Rinascimento, con uso di simboli e oggettistica tipica dell’era dei Papi, intorno alla metà del ‘600 l’arte coglie aspetti di vita quotidiana non disdegnando di rappresentare uomini intenti a fumare.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Nel 1600 il tabacco entra infatti nell’arte come simbolo del nuovo marcando una presenza trasgressiva rispetto agli aulici decori del filone retorico barocco.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           I pittori, anche senza volerlo, sono i migliori illustratori del loro tempo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E’ la pittura fiamminga di questo periodo, specchio di un Olanda indipendente e prospera che, rifiutando la riproduzione di oggetti e figure sacre e mitologiche, contribuisce all’evoluzione della pittura europea verso la rappresentazione della vita cittadina e rurale.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Una pittura che ha in Rubens e nell’allievo Van Dyek gli interpreti più prestigiosi. Ma bisogna attendere Jordaens, una figura di secondo piano, per poter vedere una pipa comparire su grande tela “Il re beve” (1630) dai contenuti esuberanti e con qualche cedimento alla volgarità.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E’ noto che il “Luminismo” Caravaggesco ebbe un’influenza rilevante sulla pittura fiamminga e furono proprio alcuni caravaggeschi minori (David Teniers “Stanza d’osteria”; Peter Van Laer “Il tabaccaio”; Jan Molenaer “Il fumatore”) a far entrare la pipa nelle composizioni della pittura delle Fiandre.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ma è nel ‘700 inoltrato che il fumo, entrato stabilmente nei consumi degli europei, trova una presenza stabile nella pittura. Così la pipa è presente nelle nature morte di Simeon Chardin “Pipa, boccale e bicchiere” e compare in opere di “Vedutisti” veneziani come Gaspare Dizioni (“La sagra di S. Marta”) solitamente più attenti allo scenario che al particolare.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E’ con Giandomenico Tiepolo (figlio di Giovan Battista) che la pipa conquista i grandi della pittura. Ne “Il burchiello”, un barcaiolo dritto a poppa osserva attento e con una lunga pipa in bocca il carico delle masserizie in scenario lagunare dal colore limpido e diafano. Poi, quando il maestro veneziano approda al realismo, prima satirico poi amaro e grottesco, si esibisce in una serie di disegni e acqueforti, tendenzialmente caricaturali (“Le battute”, “L’osteria”), che colgono attimi di vita quotidiana. La pipa è presente in bocca alle maschere o a fianco di boccali di vino.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nelle tele che fissano attimi di vita dei raffinati salotti del ‘700 veneziano e parigino, accanto alla pipa, compare con frequenza la tabacchiera (William Hogart “Il contratto”, segno evidente che fiutare polvere di tabacco era diventata una debolezza collettiva dell’aristocrazia europea.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E ’Josè F. Goya che agli inizi del 1800 coglie per primo la svolta “tecnologica” nel settore del tabacco. Ne “L’aquilone”, tela cromatica e luminosa, un ragazzo appartato è intento al gioco piacevole del fumo aspirando il fumo di una sigaretta. Così Goya fissa l’inizio di un mondo nuovo e più pratico di fumare, destinato a modificare i costumi e a dare una spinta decisiva all’uso massiccio del tabacco nel XIX secolo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L’800 ha lasciato una gamma vasta, anche se non di elevato livello artistico. Dalle stampe e incisioni del trasteverino Bartolomeo Pinelli; al tedesco Leibl che con “La cocotte” e “Domenica pomeriggio in Olanda” rilancia la pipa; al romantico Delacroix che con “Turco che fuma” e “Donne d’Algeri” racconta esotiche scene di fumo con pipe e narghilè.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           (Da Smoking 1992, di Roberto Vicentini)
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Segue...
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/f99c94bb76049773319dbc177ef2760b.jpg" length="93585" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Mon, 16 May 2022 15:53:30 GMT</pubDate>
      <author>info@fincatolacasadelhabano.com (Emiliano Fincato)</author>
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      </media:content>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Fumare è un bere asciutto</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/my-postfe5db19a</link>
      <description>Su una storia dei generi voluttuari</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
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          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/shutterstock_242815330.570-37b57e4d.webp" alt="Un disegno in bianco e nero di un uomo con la pipa in bocca"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Fumare è un bere asciutto
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Da un libro, Il paradiso il gusto e il buonsenso (una storia dei generi voluttuari) di Wolfgang Schivelbusch, 1978.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           “Dei generi voluttuari introdotti nella cultura europea all’inizio dell’età moderna, il tabacco è certamente il più bizzarro. Esso porta con sé forme di consumo completamente nuove. Sotto questo aspetto, caffè, tè, cioccolato sono meno rivoluzionari. (…) almeno la forma in cui si gustano è familiare. Per quanto invece si fa col tabacco, per lungo tempo viene a mancare un vocabolo proprio. La parola “fumare” si afferma nell’uso corrente solo durante il XVII secolo. Fino a quel momento ci si aiuta con l’analogia del bere e si parla di “bere fumo” e “bere tabacco”. Ancora nel 1658, il predicatore e scrittore gesuita Jakob Balde pubblica la sua satira contro il fumo con il titolo L’ebbrezza asciutta.”
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L’analogia col bere ha anche un certo fondamento farmacologico. La nicotina si può paragonare nei suoi effetti più all’alcool che alla caffeina. La nicotina non stimola il sistema nervoso, lo calma. Il paragone del tabacco con l’alcool rimane valido anche quando si considerino gli effetti sgradevoli che esso provoca sui principianti: senso di vertigine, vomito e sudorazione sono gli effetti dei primi approcci col fumo. Solo con l’abitudine si riesce a gustarlo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           “Quando nel XVII secolo il fumare viene inteso come “bere asciutto”, con ciò si intende qualcosa di più della semplice assunzione del termine per analogia col bere, dovuta alla forma bizzarra col quale lo si gusta. La caratteristica “secco-asciutto” stabilisce un collegamento sottile con l’altro genere di consumo voluttuario nuovo, il caffè.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La medicina del XVII e XVIII secolo descrive il caffè come una sostanza secca la cui maggiore proprietà è quella di asciugare i fluidi corporei delle persone. Questa credenza si fondava sull’antico schema medico dei quattro fluidi corporei e dei quattro temperamenti umani. In modo del tutto analogo, la medicina del XVII e XVIII secolo vede gli effetti del tabacco (…) come il caffè anche il tabacco prosciuga un fluido corporeo particolare, il muco.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L’effetto del tabacco viene definito con termini come tranquillità, comodità, concentrazione.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Vengono poi citate le parole di un medico del periodo, Kurt Pholisch “Per quanto riguarda gli aspetti motori, farmacologici e psicologici, il fumo procura buonumore, disposizioni d’animo dalle sfumature più diverse e stimolo per i lavori di concetto, una gradevole tranquillità, una paciosa mancanza di desideri, una piacevole socievolezza”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Fumo e lavoro di concetto sono un binomio strettamente unito già per gli autori dei secoli passati: inoltre il fumo è un’attività che previene e combatte tutti gli inconvenienti della vita sedentaria. “Nel fumo, l’uomo che ormai lavora di concetto scarica le energie superflue, quelle energie fisiche ormai diventate disfunzioni che invece l’uomo pre-borghese eliminava col lavoro fisico, con la caccia, con i tornei ecc”
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            “Lo sviluppo della civiltà europea negli ultimi tre secoli è stato caratterizzato anche dalle forme con le quali si fumava. La funzione di base, calmare e concentrare, è rimasta; mutate sono invece le forme con le quali essa si è realizzata. Nel 600 e 700 la pipa è lo strumento principale con il quale si fuma. All’inizio dell’800 viene ad aggiungersi il sigaro, mentre la sigaretta arriva nella metà dell’800; e accelerazione è il termine che ci serve. L’accelerazione, forse, è in assoluto il termine caratterizzante l’epoca moderna. L’industria produce sempre più beni in un tempo sempre minore, e gli uomini consumano questa marea continuamente montante di beni con pari velocità. (…) Nella storia del fumo questa fretta si manifesta nella semplificazione e nell’abbreviazione dei processi usati per fumare. (…) Mezzo secolo dopo la comparsa del sigaro, il processo di accelerazione si rinnova ancora con la sigaretta. La lunghezza di una sigaretta, nuova unità di tempo informale, si differenzia da una lunghezza di sigaro come la velocità di una carrozza postale da quella di un’automobile. La sigaretta rappresenta un concetto di tempo diverso da quello di un sigaro.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E sull’importanza politica del fumo, si nota che il sigaro era strettamente legato al fatto oggettivo che i sigarai erano l’avanguardia militante del movimento operaio del tempo. Furono essi a fondare in Germania il primo e più radicale sindacato. “Curioso fu poi il cambiamento della simbologia del sigaro che divenne status symbol dell’imprenditore capitalista”
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           SMOKING DICEMBRE 1988
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Wed, 04 May 2022 08:49:09 GMT</pubDate>
      <author>info@fincatolacasadelhabano.com (Emiliano Fincato)</author>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Pipe di gesso, o meglio di argilla</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/pipe-di-gesso-o-meglio-di-argilla</link>
      <description>La pipa di gesso, anzi d'argilla</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/pipa-argilla.webp" alt="Un tubo bianco è appoggiato su una superficie blu"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Pipe di gesso, o meglio di argilla si cominciano a produrre in Inghilterra a metà del XVI secolo. I primi modelli erano piuttosto piccoli perché il tabacco era costoso. Quanto ebbe prezzi più abbordabili, le dimensioni dei fornelli crebbero, e crebbe anche la produzione di pipe. Col successivo perfezionamento degli stampi e dei metodi produttivi, si moltiplicò la varietà dei modelli e dei motivi. L’epoca di massimo sviluppo si ebbe nel Seicento e nella prima parte del Settecento, quando nei soli centri di Londra, Chester, Bristol e Hull si contavano 400 fabbricanti. Nel corso degli anni ci sono le tracce di oltre 3000 fabbricanti Inglesi. E’ difficile trovare informazioni sul volume della produzione; si sa che un fabbricante poteva produrre parecchie migliaia di pipe la settimana; siccome il termine fabbricante era applicato a unità indipendenti formate da non più di tre lavoratori (le pipe erano prodotte appunti da gruppi di tre) ma anche a vere fabbriche con numerosi lavoranti. Il compito di quantificare non è facile. Se ne facevano comunque molte.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Al principio del Seicento la tecnica della pipa d’argilla fu esportata in Olanda dove mise salde radici, tanto che ben presto si ebbe una vera e propria identificazione tra i paesi Bassi e questo tipo di pipe. Identificazione mirata soprattutto sulla piccola città di Gouda, dove si arrivò alla bella cifra di 250 maestri pipari ognuno dei quali impiegava circa settanta operai. Ancora oggi a Gouda si producono pipe di terra (e c’è anche un bel museo storico sull’argomento).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Base della produzione era naturalmente l’argilla ma non una terra qualsiasi. Doveva dare come risultato, all’uscita dal forno di cottura, una pipa perfettamente bianca, e questo presupponeva un’argilla particolarmente fine, soprattutto priva di quei prodotti ferruginosi che avrebbero provocato colorazioni rossastre. Il discorso è ovviamente diverso per le pipe di terracotta. L’argilla più indicata era una conquista preziosa, la si trasportava da un luogo all’altro ma si arrivò anche a forme di embargo. Ogni mastro piparo aveva poi le sue ricette segrete per l’impasto di vari tipi di argilla.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Verso la metà dell’Ottocento abbiamo dati più sicuri, quando i Francesi diventarono i maggiori fornitori del mercato. Le tre principali compagnie, Gambier, Fiolet e Dumeril producevano insieme più di 50 milioni di pipe l’anno. In Inghilterra la popolarità del fiuto cominciò a provocare un declino della pipa verso la metà del Settecento. La conseguenza fu una progressiva riduzione del numero dei mastri pipari che non erano più di un centinaio nel 1900. Ma ormai la radica aveva trionfato e nel giro di pochi anni si doveva registrare la quasi totale scomparsa delle pipe di argilla.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Paul Bastien, Gran Maestro dell’Accademia Internazionale della Pipa, ha studiato il comportamento dei vari tipi di tabacco, arrivando a concludere che il fornello di argilla si sposa bene con trinciati scuri, ma anche con mixture Inglesi tradizionali
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Fri, 22 Apr 2022 14:56:13 GMT</pubDate>
      <author>info@fincatolacasadelhabano.com (Emiliano Fincato)</author>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Dell'annerire la pipa</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/dell-annerire-la-pipa</link>
      <description>La pipa a Parigi nel 1800</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/pipa.jpg" alt="A book titled l' arte di annerire la pipa"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L’arte di annerire la pipa.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           un'estetica del fumo nella Parigi del secondo Impero
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           di Culot
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Lucchetti Editore - Il Cannocchiale (1991)
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           “L’uomo è l’animale che fuma” Il signor Cabons (personaggio di Culot)
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           A Parigi gli anni del secondo Impero sono stati un’epoca d’oro per la pipa, fatto di costume e di notevole rilevanza sociale. Ed erano proprio le pipe di gesso (meglio, un’argilla biancastra ottenuta da una fusione di caolino e sabbia silicea) a dominare, per la praticità d’uso e il prezzo modesto: l’enorme diffusione è provata dal fatto che le sole fabbriche Fiollet e Dumereil arrivarono a impiegare 1300 operai e a sfornare un milione di pezzi l’anno. Inoltre – osserva Buttafava – la pipa rappresentava qualcosa di più di un semplice arnese di genere voluttuario, era un veicolo d’opinione. A seconda del fornello, della sua “testa” (del fregio, del simbolo, soprattutto del volto del personaggio che vi era raffigurato – la Gambier giunse a proporre decine di modelli, da Napoleone a Garibaldi, da Victor Hugo a Zola,) la pipa diventava una specie di distintivo, un contrassegno con cui manifestare il proprio modo di pensare, l’adesione a un movimento o a un partito. Nello stesso tempo sanciva la popolarità di un personaggio: di un uomo politico o un artista poteva dirsi famoso quando diventava una “testa di pipa”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Da considerare poi il fenomeno del “culottage”. Ingromaggio, imbrunimento, annerimento rendono solo approssimativamente il termine francese. “Culotter une pipe” equivaleva sì, a rodare il focolaio, a formarvi la crosta per fumare meglio; ma equivaleva anche a far sì che il cannello il e il fornello –grazie a una sapiente tecnica fumatoria, a un’infinita pazienza e a certi accorgimenti –assumessero progressivamente una tinta giallina, arancione, bruno-rossiccia, marrone e infine nera: ossia che acquistassero una serie di tonalità e un “effetto d’ebano” che valorizzassero la linea o che impreziosissero il fregio o la scultura della testa. Per esempio, nel caso di un volto barbuto, si poteva ottenere che la barba divenisse bionda, o castana o corvina e che il resto del viso rimanesse color avorio. Il “culottage” era dunque un’operazione per raffinati, un’attività “estetica”, un’arte; ed era un’arte che oltre a coinvolgere una folla di praticanti, aveva i suoi patiti e i suoi circoli, le sue gare e i suoi campioni. Aveva anche i “culotteurs” a pagamento, veri professionisti che offrivano i loro servizi a fumatori frettolosi o impazienti. Una pipa da un soldo, se ben annerita, si vendeva a venti soldi. Si legge, in una pubblicazione del 1852, che i militari facevano concorrenza agli ingrommatori di professione.: “Quando un commerciante esperto riceve una pipa di un certo valore, la manda in un corpo di guardia dove, grazie ai soldati che si succedono a fare la sentinella, fumandola uno dopo l’altro, la pipa raddoppia il suo valore”. Il mestiere morì quando un tizio intraprendente avviò su base industriale un processo di macerazione in un decotto di tabacco in grado di ingrommare le pipe.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Culot (autore ignoto) ci fornisce un delizioso quadretto della Parigi dell’epoca, felice regno del tabacco in cui Napoleone III, che accende cinquanta sigarette al giorno senza contare i sigari ne è l’angusto esempio. E’ vero che, in pubblico, il sigaro è l’emblema della nobiltà, della borghesia, mentre la pipa è il distintivo degli operai e degli artisti, ma in casa anche i borghesi si dilettano con la pipa; ed è anzi soprattutto per loro che si moltiplicano i modelli e gli accessori, anche le “stravaganze” (pipe “igieniche”, “ a doppio fornello”, “ a decimetro”, “ a bussola”, “a pugnale” e così via). In fatto di borse per il tabacco, poi, si va da quelle di panno o tela, amorosamente cifrate da mogli e figlie, a quelle sfarzose o pacchiane dei bellimbusti (tutte ricoperte di perle, di ricami, di dorature), da quelle semplici e funzionali di incerata a quelle provocatorie di “gozzo di pellicano”, “di pelle di porcospino”, di “pericardio di bue”: e peccato che Culot ometta quelle “di scroto di toro da combattimento”, forse usate solo in Spagna.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Riproduzione parziale dell’articolo di Paolo Guidi da “Smoking” Dicembre 1991.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/pipa.jpg" length="37562" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Sat, 02 Apr 2022 10:09:06 GMT</pubDate>
      <author>info@fincatolacasadelhabano.com (Emiliano Fincato)</author>
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      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Il fumo di Montale</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/il-fumo-di-montale</link>
      <description>Le "Nuove Stanze"</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/md/dmip/dms3rep/multi/blue-green-brown-retro-triangles.gif" alt="Un motivo geometrico di triangoli con un quadrato bianco al centro"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           NUOVE STANZE
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Poi che gli ultimi fili di tabacco
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           al tuo gesto si spengono nel piatto
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           di cristallo, al soffitto lenta sale
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           la spirale del fumo
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           che gli alfieri e i cavalli degli scacchi
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           guardano stupefatti; e nuovi anelli
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           la seguono, più mobili di quelli
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           delle tue dita.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La morgana che in cielo liberava
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           torri e ponti è sparita
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           al primo soffio; s’apre la finestra
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           non vista e il fumo s’agita. Là in fondo,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           altro storno si muove: una tregenda
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           d’uomini che non sa questo tuo incenso,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           nella scacchiera di cui puoi tu sola
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           comporre il senso.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il mio dubbio d’un tempo era se forse
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           tu stessa ignori il gioco che si svolge
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           sul quadrato e ora è nembo alle tue porte:
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           follia di morte non si placa a poco
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           prezzo, se poco è il lampo del tuo sguardo,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           ma domanda altri fuochi, oltre le fitte
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           cortine che per te fomenta il dio
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           del caso, quando assiste.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Oggi so ciò che vuoi; batte il suo fioco
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           tocco la Martinella ed impaura
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           le sagome d’avorio in una luce
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           spettrale di nevaio. Ma resiste
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           e vince il premio della solitaria
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           veglia chi può con te allo specchio ustorio
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           che accieca le pedine opporre i tuoi
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           occhi d’acciaio.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/md/dmip/dms3rep/multi/rocks-clouds.jpg" length="54342" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Mon, 31 Jan 2022 16:58:52 GMT</pubDate>
      <author>info@fincatolacasadelhabano.com (Emiliano Fincato)</author>
      <guid>https://www.fincatolacasadelhabano.com/il-fumo-di-montale</guid>
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      <media:content medium="image" url="https://irp.cdn-website.com/md/dmip/dms3rep/multi/rocks-clouds.jpg">
        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
      <media:content medium="image" url="https://irp.cdn-website.com/md/dmip/dms3rep/multi/rocks-clouds.jpg">
        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Accendino</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/accendino</link>
      <description>La storia dell'accendino</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/st-dupont-slim-7-nero-e-oro.jpg" alt="Un accendino St. Dupont nero e oro su sfondo bianco"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il primo accendino della storia è la cosiddetta
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            lampada di Döbereiner,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           inventata nel 1823 dal chimico tedesco
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Johann_Wolfgang_Döbereiner" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           Johann Wolfgang Döbereine
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            r.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La lampada era basata sul principio della lampada di Fürstenberger, inventata da Johannes Fürstenberger, ed entrò in produzione nel 1880. Nel contenitore, lo zinco reagiva con l’acido solforico e produceva idrogeno gassoso. Successivamente, all’apertura di una valvola, un getto di idrogeno veniva rilasciato generando una fiamma. L’accensione era catalizzata da un filamento di platino.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Rispetto agli attuali accendini, differiva perciò per il combustibile (non butano o benzina ma idrogeno), per il meccanismo di accensione (non pietra focaia o scintilla piezoelettrica ma il costosissimo platino) e anche per le dimensioni. La lampada di D. era più che altro un accendino da tavolo, divenuto uno status symbol nell’alta società, che però non ebbe una grande diffusione tra i fumatori meno abbienti.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il suo utilizzo non si diffuse fino a che non venne perfezionato l’
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            accendino a pietra focaia.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E’ a Carl von Welsbach
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            (
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           generalmente ricordato per aver inventato il filamento di osmio e tungsteno che sostituì quello fragile di carbone di Thomas Edison nelle lampadine), nel 1903, che si deve tale invenzione: le moderne pietrine per accendini vennero infatti inizialmente realizzate con il Mischmetal (“miscuglio metallico”) di sua ideazione. Il miscuglio piroforo conteneva il 50% di cerio, il 25% di lantanio, il 15 % di neodimio e il 10% di altre terre rare e di ferro. Per sfregamento, il miscuglio emetteva scintille metalliche ad alta temperatura, in grado di incendiare i gas idrocarburici. Già nel 1908 venivano prodotti accendini che potevano stare in tasca. Naturalmente l’uso del platino divenne obsoleto, era molto più semplice accendere con la pietra focaia uno stoppino che assorbiva il combustibile da un piccolo serbatoio. Lo sviluppo dell’accendino continuò nella prima guerra mondiale poiché i soldati usavano i fiammiferi per farsi luce o accendere sigarette, ma l’iniziale vampata dei fiammiferi era molto visibile e a molti costò la vita. Data la necessità di accendere senza vampata, gli inventori continuarono a lavorare e alla fine della guerra nel 1918 l’accendino era molto più evoluto. Poi negli anni ’20 – periodo dell’Art Deco – l’abitudine a fumare si diffuse rapidamente e l’accendino divenne un oggetto alla moda.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Gli accendini a pietra focaia si diffusero rapidamente, ma in sé restavano comunque un lusso. Negli anni ’30
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           George G. Blaisdell
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , partendo da un vecchio accendino austriaco, prima miglioro l’ergonomia dell’oggetto così che fosse comodo da tenere in mano, poi disegnò un riparo perforato per la fiamma che rese la fiamma resistente al vento, infine modificò il serbatoio combustibile e aggiunse un cardine così da avere l’apertura flip-top = piega-tappo: ecco nati gli
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Zippo" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           Zippo
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            e l’azienda che da loro il nome (siamo nel 1932). La
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Ronson_(company)" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           Ronson
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           aveva già inventato per primo un accendino automatico alla fine degli anni ’20 ma non trova popolarità fino alla diffusione degli Zippo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il combustibile usato a quel tempo era una benzina oleosa derivata dal petrolio, per funzionare uno stoppino veniva acceso da un ruota di pietra focaia che faceva scintille su una punta di acciaio quando veniva fatta girare un un dito. Negli anni ’30 e ’40 arrivarono delle grandi innovazioni, ma non è chiaro a chi attribuirle: la Ronson cominciò a produrre accendini che usavano come combustibile il butano, che aveva alcuni vantaggi sulla benzina, come il fatto che la fiamma poteva essere regolata, non serviva più lo stoppino e l’odore era meno pungente. Ma gli accendini della Ronson si basavano ancora sulla pietra focaia: il passo successivo sarebbe stato trovare un modo di farli funzionare senza di essa, per evitarne la sostituzione (quando ancora si cercava un modo perché le cose durassero…). Negli anni precedenti si erano diffuse tecnologie basate sui cristalli piezoelettrici (in cui si genera una differenza di potenziale se sottoposti a deformazioni meccaniche, il che provoca una scintilla), e la Ronson di nuovo fu la prima far funzionare i suoi accendini a gas con una scintilla pizoelettrica.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Per quanto riguarda gli accendini, continuano a esistere le due tipologie, a pietra focaia o a generatore piezoelettrico, e si trovano in commercio sia ricaricabili (più curati e tecnologicamente migliori, prevalentemente in metallo, anche pregiato, e molto spesso da collezione) che usa e getta. Nel 1973 nacque infatti l’accendino Bic, grazie all’intraprendenza del barone Marcel Bich
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           (imprenditore torinese, divenne francese attorno ai trent’anni) che per diversificare i suoi introiti comprò la Fluminaire nel 1971 (fabbrica francese di accendini) e dopo due anni di esperimenti lanciò un accendino a fiamma regolabile, resistente, economico e assicurato per tremila accensioni. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/1152682105.jpg" length="73209" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Mon, 10 Jan 2022 15:51:38 GMT</pubDate>
      <author>info@fincatolacasadelhabano.com (Emiliano Fincato)</author>
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      <media:content medium="image" url="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/1152682105.jpg">
        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Covid e Tabacco</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/covid-e-tabacco</link>
      <description>Tabacco Australiano..</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irt-cdn.multiscreensite.com/md/dmtmpl/dms3rep/multi/blog_post_image.png" alt="Una fila di palme contro un cielo blu"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h1&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           COVID-19: Scienziati in Thailandia utilizzano foglie di tabacco per sviluppare un vaccino a base vegetale per combattere l'Omicron
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h1&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ﻿
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Scienziati in Thailandia stanno sviluppando un vaccino a base vegetale per combattere la variante Omicron: in particolare usano la varietà di tabacco Australiano -che ha un basso contenuto di nicotina, ed è diversa da quella utilizzata nelle sigarette.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           "Ci vogliono solo 10 giorni per produrre un prototipo e... non più di tre settimane per testare se quel prototipo funziona o meno", argomenta l'assistente professore Dr Suthira Taychakhoonavudh, amministratore delegato di Baiya Phytopharm.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            "Ad esempio, in questo momento, stiamo già lavorando sui ceppi di
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://news.sky.com/topic/omicron-9888" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           Omicron
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Abbiamo il prototipo e lo stiamo testando proprio ora".
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Le foglie raccolte vengono utilizzate come ospite per produrre proteine che imitano il virus Covid 19.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quando il vaccino risultante viene iniettato negli esseri umani, stimola gli anticorpi che i nostri corpi possono utilizzare per combattere il vero virus in futuro.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La prima volta che il vaccino sarà autorizzato per l'uso è la fine del 2022.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Anche se sono già disponibili altre vaccinazioni COVID-19, gli sviluppatori affermano che è importante continuare il progetto per la futura sicurezza sanitaria.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           "Il COVID-19 non sarà l'ultimo, giusto? Ci saranno così tante ulteriori malattie e se possiamo sviluppare il vaccino da soli, allora non dovremo fare affidamento su vaccini di altri paesi", ha spiegato co-fondatore e chief technology officer Dr Waranyoo Phoolcharoen.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il team afferma che il vantaggio delle piante di tabacco, in particolare per i paesi a basso reddito, è che si possono coltivare quasi ovunque nel mondo a basso costo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Gli studi clinici sono ancora in corso, quindi le condizioni di crescita nel laboratorio di Bangkok sono strettamente controllate e monitorate.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           La struttura della Chulalongkorn University è la prima del suo genere in Asia a produrre vaccini a base di tabacco per uso umano.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In caso di successo, la stima è quella di produrre 60 milioni di dosi all'anno.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           "Possiamo usarlo per produrre altri farmaci per ulteriori patologie, soprattutto quelle Tropicali -che normalmente poco interessano le multinazionali farmaceutiche", ha affermato il dott. Taychakhoonavudh.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           All'inizio di dicembre, lo sviluppatore di farmaci canadese Medicago ha dichiarato che il suo candidato al vaccino COVID-19 a base vegetale, potenziato dal booster di GlaxoSmithKline, era efficace al 75,3% contro la variante Delta del virus in uno studio in fase avanzata.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Hanno inoltre confermato che il tasso di efficacia complessivo del vaccino contro tutte le varianti del coronavirus era del 71%, ad eccezione di Omicron, che non era in circolazione quando lo studio era in corso.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il progetto thailandese ha ancora altre due serie di prove da completare e necessita dell'approvazione del regolatore prima che possa essere utilizzato dal pubblico, ma gli scienziati affermano che i vaccini a base vegetale offrono un numero crescente di opportunità per paesi come la Thailandia per sviluppare armi proprie e combattere malattie serie.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/homecell.jpg" length="57672" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Tue, 04 Jan 2022 10:33:00 GMT</pubDate>
      <author>info@fincatolacasadelhabano.com (Emiliano Fincato)</author>
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        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>C'erano ancora i Mammut...</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/c-erano-ancora-i-mammut</link>
      <description>Il primo tabacco</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/coltivazionetabacco2.jpg"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Circa 12.300 anni fa, una famiglia si accampò in un paesaggio paludoso e verdeggiante nell'odierno Utah nordoccidentale. Avevano camminato per circa 60 miglia per arrivarci, probabilmente attirati dalla speranza di trovare animali all'epoca ormai quasi estinti come mammut e cammelli; avevano con loro un'abbondante scorta di anatre per nutrirsi tra una caccia e l'altra. Accesero un fuoco, mangiarono le anatreo e, dopo aver finito il pasto, fecero quello che fanno ancora molte persone oggi: si gustarono un po' di tabacco.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Questo è uno scenario plausibile dietro la manciata di semi di tabacco vecchio appunto di 12.330 anni che gli archeologi hanno recentemente recuperato da un antico focolare. La scoperta sposta indietro di 9.000 anni la data del primo uso conosciuto del tabacco e indica anche che gli umani hanno cominciato a usare la pianta in questione poco dopo l'arrivo nelle Americhe, attualmente stimato tra 13.000 e 16.000 anni fa.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il tabacco è solo uno di una lunga lista di prodotti naturali, tra cui caffè, tè, alcol, oppiacei e molte piante e funghi psichedelici, che gli esseri umani hanno usato nel corso dei secoli come mezzo per alterare deliberatamente in qualche modo gli stati mentali. Quando le persone arrivarono per la prima volta nelle Americhe, tuttavia, non avevano accesso a quelle sostanze intossicanti che trovavano in Asia, e probabilmente iniziarono a indagare sulla flora locale alla ricerca di quelle attraenti proprietà che andavano oltre il semplice cibo. Una volta scoperto il tabacco, dice Duke, "questo è verosimilmente entrato a far parte delle loro vite mentre si stabilivano nel continente".
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            In precedenza, le prime prove dell'uso del tabacco risalivano a circa 3.300 anni fa, residui trovati nelle pipe da fumo negli Stati Uniti sudorientali.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Duke, che ha trascorso gli ultimi 20 anni a indagare la distesa bianca e gessosa del deserto del Great Salt Lake ha scoperto prove di antichi umani in un sito che gli archeologi chiamano Wishbone. Nel 2015, lui e i suoi colleghi si sono imbattuti nella loro scoperta più straordinaria: una piccola macchia nera dove spuntavano alcune ossa di uccelli selvatici. Era un "suoneria" per un antico focolare: le ossa d'anatra come strumenti, scoperti intorno al focolare indicano che probabilmente è stata utilizzato per alcune notti da un piccolo gruppo di persone.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Dopo aver raccolto il sedimento dal focolare e averlo riportato al laboratorio, i ricercatori hanno utilizzato un metodo chiamato flottazione manuale, essenzialmente immergendo la miscela in acqua, per separare il materiale organico da quello non organico. Da quel materiale, hanno identificato i resti carbonizzati di quattro semi di tabacco. Anche la datazione al radiocarbonio del carbone di legno di salice recuperato dal focolare ha rivelato che l'intero contenuto, compresi i semi, aveva circa 12.300 anni.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Duke e i suoi colleghi non sanno in che modo sia stato usato il tabacco, ma credono che possa essere stato fumato o messo dietro il labbro e succhiato. Il tabacco non sarebbe stato utilizzato per accendere il fuoco, in quanto non cresceva nella zona paludosa dove era stato costruito il focolare. I semi probabilmente non erano nemmeno i resti dell'ultimo pasto delle anatre; i ricercatori hanno trovato il contenuto degli stomaci degli uccelli nel sito e un'analisi ha rivelato che contenevano soprattutto alghe, il loro cibo preferito. Inoltre, il team ha anche recuperato alcuni altri tipi di semi nel focolare che sono stati collegati in precedenza all'antico consumo umano, il che implica che le persone che hanno costruito il focolare probabilmente hanno portato con sé scorte importanti di piante.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Per molti versi, non è così sorprendente che le persone usassero il tabacco migliaia di anni prima della sua domesticazione, afferma Leilani Lucas, un'antropologa del College of Southern Nevada, che non era coinvolta nel lavoro. “Quando si aggiungono le proprietà inebrianti e il significato culturale del suo uso, tutto diventa ancora più affascinante, ma ancora una volta non sorprende poiché l'addomesticamento delle piante potrebbe essere stato in parte guidato dalle preferenze culturali per le piante che hanno un buon sapore ed effetti positivi sul corpo e mente."
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/20210918_154907.jpg" length="119195" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Mon, 27 Dec 2021 16:24:30 GMT</pubDate>
      <author>info@fincatolacasadelhabano.com (Emiliano Fincato)</author>
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        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
      <media:content medium="image" url="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/20210918_154907.jpg">
        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>la pipa di Bach</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/my-post</link>
      <description>"Pensieri edificanti di un fumatore di tabacco". (1725)</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/pipaHome.png" alt="Una sagoma di una pipa su uno sfondo bianco"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           "Non appena prendo la mia pipa,
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           riempita di buona miscela,
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           per passatempo e svago,
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           mi riporta un’immagine malinconica,
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           e l’insegnamento,
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           di quanto io sia simile a lei.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La pipa viene dall’argilla e dalla terra,
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           e anch’io son fatto della stessa materia.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Anch’io un giorno tornerò alla terra,
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           essa cade, si rompe, prima di quanto tu creda,
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           spesso si rompe tra le mani,
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           e il mio destino è identico.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Non ci si cura di colorare la pipa,
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           lei rimane bianca. Così alla fine,
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           quando un giorno dovrò morire,
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           il mio corpo impallidirà.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nella tomba diventerà il mio corpo scuro,
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           come accade dopo lungo utilizzo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Non appena la pipa è accesa,
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ci si accorge in un istante,
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           che il fumo nell’aria libera scompare,
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           non rimane altro che cenere.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Così anche la gloria degli uomini,
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           e il loro corpo in cenere si converte.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quanto spesso capita durante una fumata,
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           che senza il pigino a portata di mano,
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ci si industria di utilizzare le dita.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Allora penso, quando me le scotto:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           O, ma se il carbone provoca tanto dolore,
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           come dovrà essere quello dell’inferno?
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Da tutte queste cose dette
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Mentre fumo il mio tabacco
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Scaturiscono sempre simili riflessioni.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E allora sbuffo pieno di gioia,
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           in campagna, lungo i fiumi, a casa,
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           sempre meditando con la mia piccola pipa."
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/1088494161b.jpg" length="35222" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Fri, 10 Dec 2021 16:30:19 GMT</pubDate>
      <author>info@fincatolacasadelhabano.com (Emiliano Fincato)</author>
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        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
      <media:content medium="image" url="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/1088494161b.jpg">
        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Rum, Ron, Rhum</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/rum-ron-rhum</link>
      <description>Ex colonie e stile</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
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          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/md/pexels/dms3rep/multi/pexels-photo-3645478.jpeg" alt="Un bicchiere di whisky con ghiaccio dentro"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            rum, acquavite
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            che si ottiene dalla
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            distillazione della canna da zucchero, nasce nelle isole caraibiche, quando la coltivazione della canna da zucchero esplode nelle colonie, grazie al lavoro degli schiavi, che permettono una produzione quasi industriale a costo zero. I primi rum erano acquaviti molto grezze, dal sapore imbevibile, ad alta gradazione -grazie alle mostruose concentrazioni zuccherine della melassa.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ne esistono di due tipi: il
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           rum agricolo
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , che viene prodotto partendo dalla distillazione di tutto il succo della canna da zucchero e il rum tradizionale, distillato a partire dalla melassa.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Pur non essendoci una vera e propria regola si tende ad individuare tre stili (con 3 diverse grafie), e, come risulterà evidente, ogni paese colonizzatore ha esportato sulle proprie colonie anche le proprie tecniche di distillazione.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Inglese (Rum): prodotti in Giamaica, Barbados, Trinidad e nella zona di Demerara nella Guyana inglese. Ovviamente sia gli alambicchi che la lavorazione ricalcano la grande tradizione scozzese e irlandese del whisky e sono generalmente scuri, speziati, carnosi.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Spagnolo (Ron): prodotti a Cuba, Guatemala, Panama, Republica Dominicana, Nicaragua, Puerto Rico, Columbia, Venezuela. I Ron appartenenti a questo stile in genere
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            utilizzano gli alambicchi continui
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            che vengono usati anche per la produzione dei
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           brandy
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Prodotti morbidi e dolci, più liquorosi degli altri.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Francese (Rhum): nascono dalla tradizione distillatoria del Cognac e sono secchi e robusti, molto eleganti e con sentori floreali. Le zone di produzione sono Martinica, Guadalupe, Haiti.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/IMG_20191118_165739_resize_59.jpg" length="59203" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Tue, 30 Nov 2021 09:10:43 GMT</pubDate>
      <author>info@fincatolacasadelhabano.com (Emiliano Fincato)</author>
      <guid>https://www.fincatolacasadelhabano.com/rum-ron-rhum</guid>
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        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
      <media:content medium="image" url="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/IMG_20191118_165739_resize_59.jpg">
        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Cognac &amp; Armagnac</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/cognac-armagnac</link>
      <description>Acquavite di Francia</description>
      <content:encoded>&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/tesseron-lot-no-76-xo-cognac.jpg" alt="Una bottiglia di cognac Tesseron è su uno sfondo bianco"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            il Cognac è prodotto nella Francia occidentale (la città di Cognac è in Nuova Aquitania) e l'Armagnac nel sud-ovest, nell'omonima contea, quasi ai confini con la Spagna.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L'Armagnac è molto più antico, veniva prodotto centinaia di anni prima del Cognac: si tratta infatti del primo brandy francese e le sue doti terapeutiche vengono citate per la prima volta in un documento risalente al 1310 ad opera di un abate del monastero di Eauze, nel cuore del territorio di produzione.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Per entrambi si utilizza uva bianca, ma mentre il Cognac è fatto solo con Ugni Blanc (il nostro Trebbiano), per l'Armagnac si miscelano solitamente grappoli di tre vitigni diversi: Folle blanche, Colombard e Baco blanc.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il Cognac necessita dell'alambicco a doppia distillazione, per l'Armagnac si usa esclusivamente l'alambicco a colonna. La doppia distillazione toglie più impurità, il che è un bene per il doposbronza, ma leva qualcosa a livello di gusto: è per questo che l'Armagnac ha un sapore più complesso del Cognac.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il Cognac per essere chiamato così deve invecchiare almeno 24 mesi, mentre il disciplinare dell' Armagnac non impone obblighi, se non i 12 mesi necessari per l'etichetta VS,Very Special, che ne indica la qualità più pregiata.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            l'Armagnac rimane un prodotto locale, più di nicchia rispetto al Cognac ed è generalmente forte, generoso, robusto. Il Cognac è più delicato, raffinato, e sprigiona note floreali.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Territorio piccolissimo, quello dell'Armagnac, le zone di provenienza riconosciute sono esattamente la metà di quelle del cugino settentrionale, si divide in tre zone:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            il
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Bas Armagnac
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , ha un territorio caratterizzato da terreni silici e sabbiosi, e l’armagnac della zona ha una maggiore finezza e toni floreali ed è quello più pregiato
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Tenareze
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , dove i distillati hanno un vago sentore di violetta e per alcune caratteristiche organolettiche sono destinati a lunghi periodi di invecchiamento
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           l’
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Haut- Armagnac
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , da cui provengono i distillati meno pregiati.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il Cognac viene invecchiato in legno di rovere, mentre, per l’Armagnac si utilizzano botti di quercia. Il tipo di legno influenza anche il colore del distillato. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/md/pexels/dms3rep/multi/pexels-photo-7265998.jpeg" length="579054" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Wed, 24 Nov 2021 16:33:30 GMT</pubDate>
      <author>info@fincatolacasadelhabano.com (Emiliano Fincato)</author>
      <guid>https://www.fincatolacasadelhabano.com/cognac-armagnac</guid>
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        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>La Tabaccheria di Pessoa</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/la-tabaccheria-di-pessoa</link>
      <description>Pessoa, la sua Tabaccheria</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           This is a subtitle for your new post
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/tabacco.jpg" alt="Un mucchio di foglie di tabacco su uno sfondo nero"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Tabaccheria
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Non sono niente.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Non sarò mai niente.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Non posso voler essere niente.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           A parte questo, ho dentro me tutti i sogni del mondo.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Finestre della mia stanza,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           della stanza di uno dei milioni al mondo che nessuno sa chi è
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           (e se sapessero chi è, cosa saprebbero?),
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           vi affacciate sul mistero di una via costantemente attraversata da gente,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           su una via inaccessibile a tutti i pensieri,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           reale, impossibilmente reale, certa, sconosciutamente certa,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           con il mistero delle cose sotto le pietre e gli esseri,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           con la morte che porta umidità nelle pareti e capelli bianchi negli uomini,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           con il Destino che guida la carretta di tutto sulla via del nulla.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Oggi sono sconfitto, come se conoscessi la verità.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Oggi sono lucido, come se stessi per morire,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           e non avessi altra fratellanza con le cose
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           che un commiato, e questa casa e questo lato della via diventassero
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           la fila di vagoni di un treno, e una partenza fischiata
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           da dentro la mia testa,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           e una scossa dei miei nervi e uno scricchiolio di ossa nell'avvio.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Oggi sono perplesso come chi ha pensato, trovato e dimenticato.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Oggi sono diviso tra la lealtà che devo
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           alla Tabaccheria dall'altra parte della strada, come cosa reale dal di fuori,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           e alla sensazione che tutto è sogno, come cosa reale dal di dentro.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Sono fallito in tutto.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Ma visto che non avevo nessun proposito, forse tutto è stato niente.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Dall'insegnamento che mi hanno impartito,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           sono sceso attraverso la finestra sul retro della casa.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Sono andato in campagna pieno di grandi propositi.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Ma là ho incontrato solo erba e alberi,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           e quando c'era, la gente era uguale all'altra.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Mi scosto dalla finestra, siedo su una poltrona. A che devo pensare?
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Che so di cosa sarò, io che non so cosa sono?
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Essere quel che penso? Ma penso di essere tante cose!
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           E in tanti pensano di essere la stessa cosa che non possono essercene così tanti!
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Genio? In questo momento
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           centomila cervelli si concepiscono in sogno geni come me,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           e la storia non ne rivelerà, chissà?, nemmeno uno,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           non ci sarà altro che letame di tante conquiste future.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           No, non credo in me.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           In tutti i manicomi ci sono pazzi deliranti con tante certezze!
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           lo, che non possiedo nessuna certezza, sono più sano o meno sano?
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           No, neppure in me...
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           in quante mansarde e non-mansarde del mondo
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           non staranno sognando a quest'ora geni-per-se-stessi?
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Quante aspirazioni alte, nobili e lucide -,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           sì, veramente alte, nobili e lucide -,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           e forse realizzabili,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           non verranno mai alla luce del sole reale nè troveranno ascolto?
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Il mondo è di chi nasce per conquistarlo
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           e non di chi sogna di poterlo conquistare, anche se ha ragione.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Ho sognato di più di quanto Napoleone abbia realizzato.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Ho stretto al petto ipotetico più umanità di Cristo.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Ho creato in segreto filosofie che nessun Kant ha scritto.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Ma sono, e forse sarò sempre, quello della mansarda,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           anche se non ci abito;
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           sarò sempre quello che non è nato per questo;
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           sarò sempre soltanto quello che possedeva delle qualità;
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           sarò sempre quello che ha atteso che gli aprissero la porta davanti a una parete senza porta,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           e ha cantato la canzone dell'Infinito in un pollaio,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           e sentito la voce di Dio in un pozzo chiuso.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Credere in me? No, nè in niente.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Che la Natura sparga sulla mia testa scottante
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           il suo sole, la sua pioggia, il vento che trova i miei capelli,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           e il resto venga pure se verrà o dovrà venire, altrimenti non venga.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Schiavi cardiaci delle stelle,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           abbiamo conquistato tutto il mondo prima di alzarci dal letto;
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           ma ci siamo svegliati ed esso è opaco,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           ci siamo alzati ed esso è estraneo,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           siamo usciti di casa ed esso è la terra intera,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           più il sistema solare, la Via Lattea e l'Indefinito.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           (Mangia cioccolatini, piccina; mangia cioccolatini!
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Guarda che non c'è al mondo altra metafisica che i cioccolatini.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Guarda che tutte le religioni non insegnano altro che la pasticceria.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Mangia, bambina sporca, mangia!
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Potessi io mangiare cioccolatini con la stessa concretezza con cui li mangi tu!
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Ma io penso e, togliendo la carta argentata, che poi è di stagnola,
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           butto tutto per terra, come ho buttato la vita.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Ma almeno rimane dell'amarezza di ciò che mai sarà
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           la calligrafia rapida di questi versi,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           portico crollato sull'Impossibile.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Ma almeno consacro a me stesso un disprezzo privo di lacrime,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           nobile almeno nell'ampio gesto con cui scaravento
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           i panni sporchi che io sono, senza lista, nel corso delle cose,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           e resto in casa senza camicia.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           (Tu, che consoli, che non esisti e perciò consoli,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Dea greca, concepita come una statua viva,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           o patrizia romana, impossibilmente nobile e nefasta,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           o principessa di trovatori, gentilissima e colorita,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           o marchesa del Settecento, scollata e distante,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           o celebre cocotte dell'epoca dei nostri padri,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           o non so che di moderno - non capisco bene cosa -,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           tutto questo, qualsiasi cosa tu sia, se può ispirare che ispiri!
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Il mio cuore è un secchio svuotato.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Come quelli che invocano spiriti invoco
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           me stesso ma non trovo niente.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Mi avvicino alla finestra e vedo la strada con assoluta nitidezza.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Vedo le botteghe, vedo i marciapiedi, vedo le vetture passare,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           vedo gli esseri vivi vestiti che s'incrociano,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           vedo i cani che anche loro esistono,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           e tutto questo mi pesa come una condanna all'esilio,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           e tutto questo è straniero, come ogni cosa.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Ho vissuto, studiato, amato, e persino creduto,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           e oggi non c'è mendicante che io non invidi solo perché non è me.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Di ciascuno guardo i cenci e le piaghe e la menzogna,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           e penso: magari non ho mai vissuto, né studiato, né amato, né creduto
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           (perchè si può creare la realtà di tutto questo senza fare nulla di tutto questo);
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           magari sei solo esistito, come una lucertola cui tagliano la coda
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           e che è irrequietamente coda al di qua della lucertola.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Ho fatto di me ciò che non ho saputo,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           e ciò che avrei potuto fare di me non l'ho fatto.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Il domino che ho indossato era sbagliato.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Mi hanno riconosciuto subito per quello che non ero e non ho smentito, e mi sono perso.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Quando ho voluto togliermi la maschera,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           era incollata alla faccia.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Quando l'ho tolta e mi sono guardato allo specchio,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           ero già invecchiato.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Ero ubriaco, non sapevo più indossare il domino che non mi ero tolto.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ho gettato la maschera e dormito nel guardaroba
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           come un cane tollerato dall'amministrazione
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           perché inoffensivo
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           e scrivo questa storia per dimostrare di essere sublime.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Essenza musicale dei miei versi inutili,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           magari potessi incontrarmi come una cosa fatta da me,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           e non stessi sempre di fronte alla Tabaccheria qui di fronte,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           calpestando la coscienza di esistere,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           come un tappeto in cui un ubriaco inciampa
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           o uno stoino rubato dagli zingari che non valeva niente.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Ma il padrone della Tabaccheria s'è affacciato sulla porta e vi è rimasto.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Lo guardo con il fastidio della testa piegata male
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           e con il disagio dell'anima che sta intuendo.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Lui morirà ed io morirò.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Lui lascerà l'insegna, io lascerò dei versi.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           A un certo momento morirà anche l'insegna, e anche i versi.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Dopo un po' morirà la strada dove fu stata l'insegna,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           E la lingua in cui furono scritti i versi.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Morirà poi il pianeta che gira in cui tutto ciò accadde.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           In altri satelliti di altri sistemi qualcosa di simile alla gente
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           continuerà a fare cose simili a versi vivendo sotto cose simili a insegne,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           sempre una cosa di fronte all'altra,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           sempre una cosa inutile quanto l'altra,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           sempre l'impossibile, stupido come il reale,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           sempre il mistero del profondo certo come il sonno del mistero della superficie,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           sempre questo o sempre qualche altra cosa o nè una cosa nè l'altra.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Ma un uomo è entrato nella Tabaccheria (per comprare tabacco?),
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           e la realtà plausibile improvvisamente mi crolla addosso.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Mi rialzo energico, convinto, umano,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           con l'intenzione di scrivere questi versi per dire il contrario.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Accendo una sigaretta mentre penso di scriverli
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           e assaporo nella sigaretta la liberazione da ogni pensiero.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Seguo il fumo come se avesse una propria rotta,
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           e mi godo, in un momento sensitivo e competente
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           la liberazione da tutte le speculazioni
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           e la consapevolezza che la metafisica è una conseguenza dell'essere indisposti.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Poi mi allungo sulla sedia
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           e continuo a fumare.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Finché il Destino me lo concederà, continuerò a fumare.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           (Se sposassi la figlia della mia lavandaia
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           magari sarei felice.)
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Considerato questo, mi alzo dalla sedia.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Vado alla finestra.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           L'uomo è uscito dalla Tabaccheria (infilando il resto nella tasca dei pantaloni?).
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Ah, lo conosco: è Esteves senza metafisica.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           (Il padrone della Tabaccheria s'è affacciato all'entrata.)
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Come per un istinto divino Esteves s'è voltato e mi ha visto.
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Mi ha salutato con un cenno, gli ho gridato Arrivederci Esteves!, e l'universo
           &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           mi si è ricostruito senza ideale ne speranza, e il padrone della Tabaccheria ha sorriso.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
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      <pubDate>Tue, 16 Nov 2021 16:59:27 GMT</pubDate>
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        <media:description>main image</media:description>
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    </item>
    <item>
      <title>Le pipe perdute di Andrea Giubilo</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/le-pipe-perdute-di-andrea-giubilo</link>
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      <content:encoded>&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/20211219_161834-1238d286.jpg" alt="Un primo piano di una pipa da tabacco su uno sfondo bianco"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Mi perdoni Alighieri se rubo e adatto qualche sue verso per raccontare le suggestioni dei limbi dei fumatori di pipa.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Di quelle botteghe – cioè – calde di radiche, dove ognun che entra ristà fra color che son sospesi. Sospeso a un desiderio indefinito che, prima o poi, sempre si appalesa e ti imprigiona. Giunsi in uno di quei limbi con il mio carissimo amico Fulvio. Parlavamo (nostra piacevole consuetudine) di tabacchi, habana, calcio (cioè Roma) e pipe, quando, quasi inconsciamente calamitato, Fulvio… “l’occhio riposato intorno mosse dritto levato, e fiso riguardò per conoscer…”
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Per conoscere una splendida Bent Chimney. Era una Shell del ’72.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La pose nel palmo di una mano e carezzandola con i polpastrelli né scoprì la finezza della sabbiatura. Complice una sapiente ceratura, quel legno, nero e duro come l’ebano, trasmetteva, al tatto, la morbidezza del cuoio di una sella del purosangue di un sultano.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           “Rifiniture così, - mormorò – sono oggi impensabili. Impensabili come uno stradivari”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ritrovare quei persi sapori è per me e Fulvio una disintossicante tisana, il modo preferito di passare le ore libere. Scoprire tesori disconosciuti e dimenticati come la Red Bark e le County. Un vero delitto e un vero affronto alla memoria di Mr Alfred Dunhill averne abbandonato la produzione. Ma Fulvio, in virtù del suo aristocratico snobismo, ne possiede una piccola collezione, perché solo un fumatore d’antica data come lui sa apprezzarne un’apparenza falsamente dimessa. E la ormai rarissima County è forse più snob dello snobismo di Fulvio.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           È sorella della Tanshell pur essendone lontana. Lo stesso color ocra, ma una sabbiatura incredibilmente rotonda, con ombre nero fumo a disegnare le rughe della radica. County, ovvero la nobiltà della campagna inglese. E così io immagino falò di torba accesi per affumicare le preziose botti di rovere dove invecchiare il mio preferito Laphroaig, e davanti a quei fuochi vedo uomini con la loro inseparabile pipa che, lambita dai fumi della torba, diventa piano, piano… County. E poi una passeggiata nella brughiera, sfiorando rovi e cespugli dai quali occhieggiano bacche selvatiche, rosse come una Red Bark. Di tali gioielli dissi a Fulvio, è forse meglio che non ne facciano più. Rimarranno così testimonianza nelle mani di pochi e eletti fumatori. E mentre commentavamo con rimpianto il segreto lavoro di una volta, sopraggiunse un amico che ci informò dell’arrivo di alcune Straight Grain… “e quindi uscimmo a riveder le stelle…” 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Andrea Giubilo
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/8fe6e7c3/dms3rep/multi/20211212_132601.jpg" length="92593" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Fri, 12 Nov 2021 10:39:42 GMT</pubDate>
      <author>info@fincatolacasadelhabano.com (Emiliano Fincato)</author>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Sul whisky del Giappone</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/fin</link>
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      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         This is a subtitle for your new post
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il whisky giapponese pur non vantando la storia secolare dello Scotch è ormai considerato come uno dei migliori al mondo: è elegante, di grande finezza.
            &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Stesso metodo produttivo di quello Scozzese (
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      
           l’inventore del whisky nipponico, il fondatore delle distillerie Nikka, Masataka Taketsuru, andò proprio in Scozia per studiare chimica e imparare l’arte di distillare malto) presenta comunque qualche differenza:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La prima è l'esiguo numero di distillerie, che sono solo 8 rispetto alle  128 in Scozia.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Poi la cura maniacale dei giapponesi, la volontà di produrre distillati perfetti, e quindi un diverso approccio anche estetico che si riflette nella produzione del whisky -che può essere tranquillamente single malt oppure blended (le distillerie in Giappone non sono fissate con i single malt come gli scozzesi). Molti single malt delle Highlands o dello Speyside puntano tutto sulla purezza del malto, Islay cerca l'equilibrio perfetto tra questo e la torba, mentre i giapponesi cesellano e lavorano soprattutto coi legni. Probabile che questa ricerca estetica sia anche un riflesso dell’animismo e amore per la natura di questo popolo. Non a caso 3 tra le più importanti distillerie, Yamazaki, Hakushu e Mars Shinshu sono immerse nella natura. Yamazaki è completamente sommersa dal verde, mentre la distilleria Hakushu, annidata tra le Alpi Giapponesi, si trova a un altitudine di 700 metri sul livello del mare. La distilleria Mars Shinshu è stata costruita ancora più in alto, a 800 metri. Niente di casuale ovviamente: il fatto che siano in montagna rende l’aria più leggere e fresca abbassando la temperatura di ebollizione. Ne consegue che i profumi e i sapori sono molto più fini e sottili, floreali e soprattutto erbacei.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Argomento torba: le distillerie di Islay, Jura, Talisker e Highland Park e altre nello Speyside vivono con la torba, anche per ragioni ambientali, visto che in molte isole non ci sono molti alberi da usare per alimentare i forni. I whisky giapponesi generalmente non sono torbati. Ne esistono di affumicati, ma nessuna distilleria giapponese produce unicamente torbati. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Poi, fondamentale, è l’eredità del sakè per i produttori giapponesi, che sono pionieri nello studio e produzione di lieviti. Grazie all’esperienza ultracentenaria che hanno in materia, le distillerie giapponesi hanno sviluppato una conoscenza unica e approfondita. Sperimentano con svariati tipi di lieviti, li coltivano, li custodiscono gelosamente e in questo modo hanno creato un arsenale gustativo-fermentativo unico e peculiare per ogni distilleria. Le distillerie scozzesi non hanno questa accortezza, anche se va detto che sul malto il primato è ancora loro (i giapponesi comprano grandi percentuali di malto, soprattutto quello già torbato). Ritornando ai lieviti, questa intraprendenza permette ai giapponesi di osare di più durante la fermentazione. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           A questa padronanza fermentativa aggiungiamo anche un uso dell’affinamento in legno che rasenta la perfezione zen. La cura e la venerazione che hanno per le botti sconfina nella frenesia da collezionismo. La Yamazaki ha in giacenza solitamente non meno di 15000 botti, ognuna particolare, ex sherry, ex bourbon, usate per vari vini e poi ci sono le leggendarie botti fatte con la quercia Mizunara -una particolare quercia che impiega oltre 200 per crescere fino all’età del taglio, ma che soprattutto rilascia profumi e sapori balsamici di incenso, eucalipto, anice.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Questa attenzione certosina influisce inevitabilmente sul prezzo finale: il prezzo medio dei loro whisky è più alto rispetto di distillati scozzesi. Se con 50-60 euro si può comprare una buona bottiglia di Scotch whisky, per un whisky giapponese entry level bisogna sborsarne almeno 65-70. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Wed, 03 Nov 2021 10:09:17 GMT</pubDate>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Sigari Cubani per neofiti</title>
      <link>https://www.fincatolacasadelhabano.com/sigari-cubani-per-neofiti</link>
      <description>Vi segnaliamo una breve lista di sigari di facile approccio, buona reperibilità e un favorevole rapporto qualità/prezzo. Il lento percorso tra i sigari di Cuba, inizia da qui.</description>
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         This is a subtitle for your new post
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      
           SIGARI CUBANI PER NEOFITI
          &#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Vi segnaliamo una breve lista di sigari di facile approccio, buona reperibilità e un favorevole rapporto qualità/prezzo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il lento percorso tra i sigari di Cuba, inizia da qui.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Romeo y Julieta Mille Fleurs, un Petit Coronas con le misure di 129 mm x 42 di cepo (diametro). Un sigaro adatto a qualsiasi momento della giornata, con aromi di erbe aromatiche, frutta secca e una forza medio/leggera. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Romeo y Julieta n 3, un Coronitas, 117mm x 40 di cepo. Leggermente tannico, asciutto, con note di terra e di caffè. Forza medio/leggera.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Romeo y Julieta n 2, un Petit Coronas, 129 mm x 42. Simile al n 3 ma con aromi più dolci e un finale più aggressivo. Forza media.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Partagas Habaneros, un Belvederes 125 mm x 39 di cepo. Sigaro molto fresco con delicate note salate. Forza leggera.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Partagas Mille Fleurs, un Petit Coronas, 129 mm x 42 di cepo. Rispetto all'omonimo di RyJ risulta meno amichevole e accomodante. Forza media.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Montecristo Open Junior, un Trabucos dalle misure di 110 mm per 38 di cepo. Un sigaro con aromi ben bilanciati di frutta matura e cacao dolce, con una forza medio/leggera. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Por Larranaga Petit Coronas, una Marevas dalle misure di 129 mm per 42 di cepo. Un classico della produzione cubana, sapido, con aromi di caffè verde. Forza media.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           San Cristobal El Principe, un Minutos ,110 mm x 42 di cepo. Delicato ma persistente, con note di nocciola dolce, pepe bianco. Forza leggera.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           E ricordiamoci:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           di fumare lentamente e a stomaco pieno.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           di evitare gli accendini a benzina perché compromettono gli aromi del sigaro
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           di non eliminare la cenere durante la fumata perché la cenere aiuta a regolarizzare la combustione
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;b&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/b&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
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